La medaglia d’oroEcco chi ha vinto i Premi Pulitzer 2020

I riconoscimenti sono stati assegnati per la prima volta tramite YouTube. Il New York Times si è aggiudicato tre sezioni. Reuters e Associated Press vincono per le foto

Erano in calendario per il 20 aprile. Alla fine i premi Pulitzer 2020, i più importanti riconoscimenti del giornalismo americano, sono stati assegnati il 4 maggio, per la prima volta tramite Youtube a causa dell’emergenza coronavirus. Le categorie premiate dalla Columbia University di New York sono in totale 22, di cui 15 per il giornalismo e sette per gli altri settori, tra cui libri, teatro e musica.

La medaglia d’oro della categoria “Public Service”, il giornalismo per il bene pubblico, è andato all’Anchorage Daily News, con il contributo di ProPublica, per una serie di articoli sulla situazione di alcuni territori dell’Alaska. Al The Courier-Journal è stato assegnato invece il riconoscimento per le breaking news.

Il New York Times si è aggiudicato tre riconoscimenti. A Brian M. Rosenthal è andato il premio per il giornalismo investigativo per il racconto delle speculazioni per ottenere la licenza necessaria per guidare i taxi a New York. Gli articoli della redazione sul regime di Vladimir Putin si sono aggiudicati il premio per la cronaca internazionale. Nikole Hannah-Jones ha vinto invece il riconoscimento della sezione Commentary per il progetto “1619” sulla storia della schiavitù in America.

Il Washington Post ha vinto nella sezione Explanatory Reporting, per gli articoli che hanno mostrato «con chiarezza scientifica» i tragici effetti dell’innalzamento delle temperature sul pianeta.

Nella cronaca nazionale vincono ProPublica e il Seattle Times per una serie di articoli sui problemi dei Boeing 737 max. In quella locale, il Baltimore Sun, per una serie sugli incidenti navali nell’oceano Pacifico.

Il New Yorker, con Ben Taub, si è aggiudicato la sezione Feature Writing per un articolo sulla storia di un uomo rapito e torturato a Guantanamo.

Per le fotografie, Reuters si aggiudica la sezione Breaking News Photography sulle proteste di Hong Kong; la Associated Press invece quella della Feature Photography per le immagini dal Kashmir.

La sezione Audio Reporting va a This American Life, con Molly O’Toole del Los Angeles Times e ad Emily Green di Vice News, per il giornalismo «rivelatore, intimo» con cui l’episodio “The Out Crowd” racconta l’impatto personale della politica “Remain in Mexico” dell’amministrazione Trump.

Per le altre sezioni, il romanzo The Nickel Boys di Colson Whitehead, già pubblicato in Italia con il titolo “I ragazzi della Nickel”, ha vinto nella Fiction; la biografia Sontag: Her Life and Work scritta da Benjamin Mose nella categoria Biography; nella General Nonfiction il riconoscimento è andato a The Undying: Pain, Vulnerability, Mortality, Medicine, Art, Time, Dreams, Data, Exhaustion, Cancer, and Care di Anne Boyer e The End of the Myth: From the Frontier to the Border Wall in the Mind of America di Greg Grandin. Menzione speciale a Ida B. Wells, per il suo «coraggioso» racconto delle violenze nei confronti degli afroamericani.

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