Si torna in campoLa Serie A sta provando a ripartire

Il 28 maggio ci sarà il vertice con il ministro Spadafora per individuare la data giusta per tornare a giocare, nel frattempo la Lega ha dato ai club le linee guida da seguire per una ripresa del campionato in totale sicurezza. Cambiano anche le regole: consentite 5 sostituzioni al posto delle tradizionali 3

VINCENZO PINTO / AFP

La Serie A si prepara per ripartire. Lo farà in un contesto unico, in uno scenario difficile da immaginare solo poche settimane fa. Il nuovo inizio della Bundesliga della scorsa settimana ha aperto una finestra sul calcio che, con buona probabilità, vedremo in Italia e in Europa nei prossimi mesi.

La Lega Serie A sta lavorando a un documento con le nuove norme – che vanno dagli orari delle partite, agli scaglionamenti per gli ingressi allo stadio, fino alla frequenza dei tamponi per calciatori e staff – da presentare al tavolo delle trattative con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora il prossimo 28 maggio, quando si terrà il vertice per decidere la data di ripresa del campionato.

La prima data disponibile sarebbe il 20 giugno: il decreto in vigore vieta gli eventi sportivi fino al 14 giugno, ma potrebbe essere modificato con una deroga da Palazzo Chigi in modo da partire il 13 e guadagnare una settimana.

C’è tempo fino al 20 agosto per chiudere il campionato, ma si proverà a finire entro il 2 per non accavallarsi con la prossima stagione: ci sono ancora 124 gare da giocare, dodici turni di campionato (più quattro recuperi), e due turni di Coppa Italia (semifinali di ritorno e finale).

L’idea è di portare a termine il campionato svolgendo tutte le partite. In caso di imprevisti si disputeranno playoff e playout (ancora da decidere il numero di squadre coinvolte e le modalità). Nel caso in cui non fosse possibile giocare nemmeno playoff e playout la classifica sarà determinata «applicando oggettivi coefficienti corretti», spiega la Figc in una nota, cioè ricalcolando la classifica in base al valore delle squadre affrontate, per correggere le discrepanze del calendario. Di sicuro ci saranno promozioni e retrocessioni in vista della prossima stagione.

Intanto la Serie A ha consegnato ai venti club una bozza di 36 pagine con le linee guida organizzative, disegnate sul modello della Bundesliga. Cambieranno gli orari delle partite, non si giocherà alle 15 né alle 12,30 per ovviare al caldo dei mesi estivi, ma ci saranno tre slot: 16,30; 18,45; 21.

È previsto anche un nuovo programma di orari per gli ingressi allo stadio: si inizia dagli steward, poi le tv e i giornalisti, poi scaglionamenti per le squadre, gli arbitri, i raccattapalle, i medici. Sempre in numero contingentato: in totale all’interno di ciascuno stadio – diviso in tre zone (campo, tribune, aree esterne) – non potranno esserci più di 300 persone. Con una modifica anche al regolamento: saranno consentite cinque sostituzioni, ma sempre in tre momenti della partita per evitare troppe interruzioni.

Non ci saranno telecamere negli spogliatoi, le squadre entreranno sul terreno di gioco 50 minuti prima della partita per il riscaldamento, gli arbitri 20 minuti dopo, e non ci saranno le mascotte ad accompagnare l’ingresso dei calciatori in campo. Saranno consentite le interviste alla fine di ciascun tempo, mentre la conferenza stampa dovrebbe ricalcare il modello della Formula 1, con le domande dei giornalisti via Skype o Whatsapp.

Il calcio italiano sembra allineato a quello spagnolo e a quello inglese: la Liga e la Premier League ripartiranno, manca un accordo sulla data d’inizio, ma anche lì questa settimana sono ripresi gli allenamenti di gruppo.

In Inghilterra, però, l’emergenza sanitaria ha messo in allarme alcuni calciatori, che si sono rifiutati di tornare ad allenarsi. È il caso di N’Golo Kanté del Chelsea, ad esempio, che mercoledì ha fatto sapere di non voler prendere parte alla seduta organizzata dal club nonostante i risultati negativi dei test.

Allo stesso modo il capitano del Watford Troy Deeney aveva rinunciato alla possibilità di partecipare all’allenamento: «Basta una persona infetta all’interno del gruppo per contagiarsi, e io non voglio portare il virus in casa mia. Mio figlio ha cinque mesi, ha avuto difficoltà respiratorie, non voglio metterlo in pericolo».

Negli altri grandi campionati d’Europa le competizioni sono state chiuse dalle rispettive federazioni, come in Francia, Olanda, Belgio e Scozia. La Germania, invece, ha fatto da apripista la settimana scorsa riportando tutti in campo. In particolare, la Bundesliga ci ha fatto assaporare il calcio del prossimo futuro. Stadi vuoti, esultanze contenute, nessun capannello attorno all’arbitro per protestare.

Uno scenario completamente nuovo, un gioco diverso da quello a cui eravamo abituati. Un impegno particolare anche per chi il calcio lo deve raccontare con la propria voce. In un’intervista all’Equipe, il telecronista Jean-Charles Sabattier, di BeIN Sports, ha raccontato che un buon telecronista «deve sapersi adattare al ritmo del gioco».

La scorsa settimana Sabattier ha commentato la partita di cartello della “nuova prima giornata” di Bundesliga, Borussia Dortmund – Schalke 04. «In condizioni normali – dice – le fasi di gioco più calde lo portano a elevare il tono e la velocità della voce. Ma davanti a spalti vuoti e in un’atmosfera da acquario, rischia di suonare addirittura ridicolo. Il telecronista deve sintonizzarsi sul clima della gara, quindi va aggiunto all’equazione che questo regime di porte chiuse è dovuto a un motivo molto grave e regolarsi di conseguenza».

Per alcuni telecronisti, invece, l’esperienza delle nuove partite ha significato cambiare del tutto le proprie abitudini. È il caso dei giornalisti che non hanno potuto raggiungere la Germania per commentare dal vivo le partite. Ian Drake di Espn, ad esempio, non ha avuto altra scelta se non quella di organizzare una postazione di smart working a casa sua, con cuffie, schermo e microfono.

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