La scommessa di SnamUsare idrogeno per produrre orecchiette. Il carburante del futuro passa da un pastificio

Il progetto visionario tra sperimentazioni e investimenti. L’obiettivo è estendere il suo impiego anche a livello industriale, rimanendo competitivi nel mercato

Utilizzare l’idrogeno per produrre orecchiette: l’accostamento può sembrare bizzarro, eppure è proprio dallo stabilimento del pastificio Orogiallo, nel napoletano, che potrebbe partire il nuovo corso dell’energia pulita.

La sperimentazione, voluta da Marco Alverà, 44 anni, amministratore delegato di Snam, una delle maggiori società di infrastrutture energetiche al mondo (in Italia ha operazioni per 20 miliardi di euro) rientra in una strategia di riduzione delle emissioni per contrastare il cambiamento climatico.

Come ricorda il New York Times, che si è interessato alla storia, il piano è semplice: «Alverà ha abbracciato l’idrogeno come un sostituto pulito del gas naturale», con l’idea di impiegarlo nella sua rete di trasmissione che si estende per oltre 40mila chilometri.

L’idrogeno ha tante qualità, tra le quali il fatto di essere privo di emissioni. Il suo unico sottoprodotto è l’acqua. Il problema è che, per produrlo, occorrono carburanti fossili – e questo azzererebbe i benefici per l’ambiente – oppure fonti di energia rinnovabile – ma allora perché non impiegare direttamente quelle?

La risposta è semplice: l’immagazzinamento. L’energia derivante da rinnovabili in eccesso il più delle volte finisce sprecata sprecata. Perché non usarla per produrre idrogeno, piuttosto? Significherebbe, in poche parole, creare una grande batteria, per di più pulita.

Qui arriva, nel 2017, l’intuizione di Alverà. Puntare in quella direzione significa portarsi avanti per il futuro, oltre che garantire una diminuzione delle emissioni.

Anche perché secondo gli esperti l’idrogeno occuperà una fetta importante del mercato dell’energia del futuro. Tra trent’anni, sostengono le stime di Snam, almeno il 25% dell’energia italiana deriverà dall’idrogeno.

Ecco allora le ricerche, i piani, i progetti. Alverà è convinto, tanto che sull’argomento scrive un libro, “Generazione H”. Nel 2019 riesce a persuadere, tra gli altri, anche esponenti delle istituzioni come il presidente del Consiglio italiano.

Snam, per cominciare, mette sul piatto almeno due miliardi di euro. Obiettivo: aggiornare la sua rete, affinché possa trasportare idrogeno in sicurezza. E poi, disseminare nuove forme e modelli di applicazione per questa tecnologia. Il pastificio è uno di quelli.

Il punto è che l’idrogeno “green”, derivante dalle rinnovabili o dall’elettrolisi (un processo che lo separa dall’acqua), è molto più costoso rispetto a quello di origine fossile, più inquinante, e già impiegato in alcune industrie, come quella della raffinazione del petrolio.

Qui viene la seconda parte della scommessa: accelerare la riduzione dei costi integrando l’idrogeno nella rete di tubature, cioè quello che fa Snam con Orogiallo. L’obiettivo è accrescere la domanda per macchinari per l’elettrolisi per generare idrogeno. Più grandi ne verranno costruite, e più basso sarà il prezzo.

Questo renderà l’idrogeno competitivo a livello di mercato, con in più il valore aggiunto del rispetto dell’ambiente.

A livello di immagine funziona, conferma il fondatore di Orogiallo, Vincenzo Milito, 72 anni. Sono aumentate le richieste dei clienti, aggiunge, perché il tema interessa tutti.

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