Nuovi colossiUber vuole acquisire GrubHub e creare l’impero del food delivery

L’accordo darebbe vita a un leader con il 50% del mercato statunitense, ma anche a un possibile cartello in grado di controllare prezzi e condizioni lavorative

Afp

Uber ha avviato le trattative per acquisire la rivale nella consegna di pasti e cibo Grubhub. Un’operazione che darebbe vita a un leader con il 50% del mercato statunitense.

La trattative, iniziate nei mesi scorsi, sono ancora in corso e vedrebbero la società di trasporto automobilistico, che controlla Uber Eats, proporre 2,15 dei suoi titoli per ogni azione Grubhub, per un valore di 68 dollari per azione.

Il progetto nasce anche sotto la spinta dalla pandemia, che ha fatto schizzare la domanda di servizi di delivery dovuta all’aumento esponenziale delle persone costrette a casa.

L’intero gruppo Uber, infatti, ha visto sfumare in questi mesi circa 2,9 miliardi di dollari, con le corse auto quasi del tutto azzerate. Con un eccezione però: Uber Eats. Nell’ultimo trimestre la società di consegne ha registrato una crescita dell’89%, rivelandosi l’arma vincente per affrontare il momento di crisi globale.

Uber e Grubhub sono attualmente la seconda e la terza più grande società americana di consegna di pasti dietro a DoorDash. L’accordo, interamente in titoli azionari, darebbe quindi vita a un gruppo leader del settore.

«Stiamo valutando opportunità per una crescita del nostro valore», dice Grubhub, spiegando di restare comunque fedele all’attuale strategia messa in campo a sostegno dei ristoranti.

Se l’affare andasse in porto il possibile valore in Borsa della società sarebbe di oltre 60 miliardi, con i 59 di Uber e i 5,8 di GrubHub. Assieme avrebbero il controllo di una quota di mercato del 50%, sommando il 30% di GrubHub e il 20% di Uber, superando l’attuale leader DoorDash, che ha il 35%.

Secondo i dati della società di analisi Second Measure, riportati dal Financial Times, la quota di mercato di Uber solo a New York City «aumenterebbe da circa il 17% a poco meno dell’80%».

Non è garantito che le trattative si traducano in una intesa, ma grazie alle indiscrezioni trapelate i titoli Uber e Grubhub chiudono a Wall Street in rialzo rispettivamente del +2,40% e del +29,07%.

La possibile transizione ha sollevato però non pochi interrogativi. I funzionari locali americani sono infatti preoccupati delle commissioni elevate che Uber chiede ai ristoranti per aderire alla piattaforma. In genere si tratta del 30% a consegna, un livello, si legge nell’articolo del Financial Times, che «i ristoranti considerano impraticabile ma inevitabile, considerando i loro locali chiusi dai blocchi per il coronavirus».

I due gruppi sono criticati anche per il modello di business, fondato, per molti economisti, su una scarsa sicurezza per i lavoratori, soprattutto gli autisti, e la loro classificazione come indipendenti.

C’è poi la paura per la creazione di un monopolio. Di fatto, accusano i critici, il matrimonio tra Uber e Grubhub potrebbe formare un cartello in grado di controllare i prezzi, insostenibili per molti piccoli ristoratori e discriminatori per gli altri player del mercato.

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