La fine dell’Alleanza atlantica?Biden e Trump la pensano allo stesso modo sulla Nato, secondo il Financial Times

L’ultimo segnale di crisi tra Stati Uniti ed Europa è stato l’annuncio del ritiro delle truppe statunitense dalla Germania per volere del presidente americano. Ma secondo il Financial Times, anche il candidato dei Democratici si starebbe interrogando sulla reale utilità del patto in questo momento storico

Johannes EISELE / AFP

Joe Biden non farà rivivere l’Alleanza atlantica. È questa, secondo la ricostruzione di Janah Ganesh fatta in un articolo del Financial Times, l’intenzione del candidato dei Democratici che sfiderà il presidente Donald Trump alla prossime elezioni.

Gli indizi, si legge nel testo, ci sono tutti. A partire da un contesto storico estraneo ai valori che hanno fatto nascere il patto internazionale. «L’impegno degli Stati Uniti in Europa è nobile, antico e di grande successo. Ciò non impedisce che sia leggermente strano. Trent’anni dopo la caduta dei sovietici, ad esempio, gli Stati Uniti continuano a presidiare una Germania che non è solo ricca ma, nella forma recente, più stabile internamente del suo protettore» spiega il giornalista.

Lo scenario globale che si sta delineando è pertanto solo un antipasto di quello che potrebbe accadere: la minaccia del presidente Trump di ritirare le truppe dalla Germania non ha colto impreparati i Paesi membri della Nato.

Per molti oppositori del presidente degli Stati Uniti, tra cui alcuni suoi colleghi repubblicani, a trarre beneficio dalla mossa di rimozione delle truppe sarebbero solo i nuovi “nemici” dell’ovest: Cina e Russia. Detto questo, la minaccia della Casa Bianca va anche intesa come l’ultimo richiamo per l’Europa in merito alle promesse fatte di un maggiore impiego militare nell’alleanza.

Non basta quindi additare il comportamento in politica estera di Trump per giustificare le criticità che in questi anni sono emerse su molti temi fondamentali dell’accordo. «L’alleanza atlantica non conterà su un futuro sicuro una volta che Trump se ne sarà andato. La relazione è assillata da tensioni inesorabili, non solo da un presidente dirompente» continua il giornalista.

Gli attriti con la Germania, per esempio, vanno avanti ormai da tre anni a causa non solo dei rapporti complicati tra Donald Trump e la cancelliera Angela Merkel, ma anche perché le stesse grandi potenze del Vecchio Continente (in primis la Francia) hanno cominciato a mettere in dubbio il ruolo «di “ombrello” di sicurezza degli Stati Uniti sull’Europa».

La questione principale, come spiega il giornalista, è in estrema sintesi una: l’implicazione e il ruolo eterno degli Stati Uniti in Europa.

E in questo panorama, aggiunge Ganesh, «sarebbe sciocco aspettarsi la liberazione sotto forma del candidato presidenziale democratico Joe Biden». A partire dal fatto che anche Biden pretenderà uno sforzo di difesa europeo più vigoroso in cambio della leadership americana e il sostegno contro le pressioni russe e cinesi. Punto sul quale, al momento, gli Stati europei non sembrano avere una reale urgenza.

Quanto alle opinioni espresse fin qui dal candidato dem: considerando anche il ruolo avuto in passato da Biden nel processo di avvicinamento con l’Asia tentato da Obama, nelle sue uscite pubbliche non ha trovato molto da dire sull’Europa.

L’altra tendenza, si legge nell’articolo del Financial Times, che spingerà Biden, in caso di vittoria alle elezioni, a fare un passo fuori dall’alleanza atlantica è «la trasformazione demografica degli stessi Stati Uniti». «A 38 anni, l’americano medio ha pochi ricordi della guerra fredda, e tanto meno le guerre mondiali che hanno formato la base emotiva dell’alleanza atlantica» prosegue il testo.

A questo si aggiunge il tema delle forme di governo e di Stato che i Paesi europei hanno oggi e avevano allora: «Fino agli anni ’70, la maggior parte dei paesi del mondo erano autocratici – scrive il giornalista – e i pochi liberali hanno naturalmente cercato sicurezza nell’unione. Ora, anche dopo le recenti inversioni, la maggior parte dei paesi sono democrazie, altri sono passati dai sistemi autoritari a sistemi “misti”. Questo priva lo stesso patto Atlantico del suo impeto vincolante».

La linea di fondo, quindi, è che il progetto che tiene uniti i due macroblocchi occidentali è arrivato a un bivio. E il detonatore che potrebbe far saltare quanto fin qui creato non sono solo gli scatti provocatori di Trump: molti Paesi europei, i cui bilanci sono schiacciati dal coronavirus, sono inclini a un modello autosufficiente, sia in termini economici sia militari.

Senza dubbio una Casa Bianca con Biden «collaborerebbe con l’Europa ai cambiamenti climatici e ridurrebbe lo scisma commerciale». Ma al di là di questo allentamento istituzionale, le due parti non saranno più così vicine.

«La loro relazione sta tornando alla sua fase di fine Ottocento, quando gli Stati Uniti e l’Europa avevano poco a che fare l’uno con l’altro al di fuori del flusso di persone e merci». E per quanto sia facile dare la colpa a Trump per le continue divergenza, per sopravvivere, conclude il giornalista, «l’alleanza atlantica ha bisogno di una ragion d’essere più profonda di quella attuale, e l’elezione di un nuovo leader americano non la darà».

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