Nel mese del prideChi era Marsha P. Johnson

Google dedica il suo doodle a una drag queen protagonista indiscussa della nascita del movimento di liberazione omosessuale

Google doodle

Google ha dedicato il suo doodle del 30 giugno a Marsha P. Johnson, drag queen, attivista e una dei protagonisti della nascita del movimento di liberazione omosessuale e non solo. La dedica arriva a chiusura del mese di giugno e quindi anche del cosiddetto Pride Month, ovvero il mese dedicato alle rivendicazioni e alle manifestazioni per i diritti della comunità Lgbt+.

Johnson è ricordata come una delle prime persone che diedero il via ai moti di Stonewall, la serie di proteste e tumulti che videro gli avventori dello Stonewall Inn, noto locale gay di New York, resistere alle violenze della polizia nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969.

Nato il 24 agosto 1945 in New Jersey, dopo il diploma nel 1963, Johnson si è trasferito nel Greenwich Village, a New York, un hub culturale Lgbt+. Qui, ha cambiato il suo nome in Marsha P. Johnson, dove la lettera “P” starebbe per «Pay It No Mind», la risposta che dava quando gli facevano domande riguardo il suo genere.

A New York iniziò a praticare come drag queen allestendo spettacoli comici e politici. E da quel momento cominciarono i primi guai con le forze dell’ordine, che arrivano al culmine durante una serata allo Stonewall Inn, nel 1969. Nel locale infatti, uno dei pochi ad aver dato accesso a drag queen e transessuali, ci fu l’ennesima retata della polizia alla quale però Johnsone e altri clienti si opposero fermamente, resistendo all’arresto e alle cariche delle forze dell’ordine.

Dopo Stonewall, Johnson si unì al Gay Liberation Front e a partire dal 1972 fondò con la Street Transvestite Action Revolutionaries (Star), un’organizzazione che dava accoglienza a giovani drag queen e transgender. Negli anni continuò il suo impegno nell’attivismo, partecipando alle iniziative anti-Aids di Act Up e venendo fotografata persino da Andy Warhol.

Il 6 luglio 1992 il suo corpo fu ritrovato nel fiume Hudson: le cause rimangono ancora oggi sospette, anche se la morte che è stata derubricata come suicidio. La sua vita è state al centro di documentari come Pay It No Mind, The Death and Life of Marsha P. Johnson e film come Stonewall e Happy Birthday, Marsha!.

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