Militanti della fedeA marciare contro il razzismo si è aggiunto un ospite inatteso: Dio

I primi cortei erano degenerati in episodi di violenza e devastazione. Ora la protesta è maturata: è più pacifica e arriva a coinvolgere anche chiese e congregazioni religiose

Jeenah Moon / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Pensavo che fosse finita. Ho perfino immaginato di aver visto l’ultima delle marce. Un autocarro (senza carico) è passato sotto la mia finestra, trasportando una band gospel, con tanto di basso elettrico, tastiera elettronica, batteria e cantanti, che tuonavano: «Gesù è la risposta / per tutto il mondo, oggi!», con una sicurezza piuttosto elegante.

Dietro al camion marciavano e cantavano un centinaio di persone, con magliette nere d’ordinanza, sventolando stendardi rossi e dichiarando la loro affiliazione con il Temple of the Restoration di Brookyln e pubblicizzando il loro slogan più rivoluzionario, che sarebbe: «Il Signore ama ciò che giusto e virtuoso, il suo amore continuo riempie la Terra». Era esaltante, gioioso, imbattibile.

Eppure, dopo qualche giorno dopo un altro corteo passa accanto, l’ennemillesimo, stavolta senza musica e solo canti.

Ma i canti erano diventati musicali: «Hey HE! Ho Ho! / racist COPS have GOT to go» (“Ehi, ehi. Ho Ho / i poliziotti razzisti devono andarsene”) è, se lo si ripete da soli, degno di Bo Diddley, che ha inventato i ritmi del rock ’n roll. In più, tra quelle centinaia di persone che continuavano a seguire questo ritmo, alcuni avevano cominciato a ballare.

E così, la protesta continua. Ma evolve anche. Le manifestazioni rabbiose sono maturate in cortei pieni di gioia. L’indignazione e la felicità cominciano ad andare, mano nella mano, lungo le strade.

Potrebbe essere un segno che, nelle vie di Brooklyn, ciò che è giusto e virtuoso sia, in effetti, amato dal Signore.

(Articolo pubblicato in inglese su Tablet)

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