Contro le ideologieViva gli investimenti: così le banche aiutano le aziende a crescere

La narrazione sul sistema finanziario va rivista: come raccontano Stefano Caselli e Giampaolo Gabbi ne “Il credito e la crescita” (Egea) i nuovi prodotti e le implementazioni tecnologiche hanno riacceso il motore delle prospettive del Paese, anche su scala internazionale

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Le aree di attività delle banche e il rapporto con le imprese in particolare sono elementi in perenne evoluzione, stimolati dall’innovazione nell’offerta di servizi finanziari, dall’evoluzione tecnologica, dai cambiamenti dei desiderata e delle priorità delle imprese, dalla competizione settoriale ed extrasettoriale, dall’evoluzione della normativa, e via dicendo.

Fondamentalmente, l’analisi del sistema di offerta di una banca e della sua evoluzione nel corso del tempo permette di comprendere come l’intermediario finanziario si sia posizionato e abbia trasformato i segnali e gli avvenimenti interni ed esterni in un insieme di proposte atte a soddisfare le richieste della clientela e a differenziarsi dai competitors.

Tuttavia, anche se i percorsi dei singoli intermediari sono sempre autonomi, fondati sulle scelte dettate dai soggetti proprietari e basati sulle effettive condizioni di sviluppo, sono ormai alcuni anni che per tutte le principali banche italiane si nota un elemento comune, ossia l’istituzione di una vera e propria area dedita al cosiddetto «corporate banking», ossia dedita al soddisfacimento delle richieste provenienti dal mondo delle imprese.

Tale percorso ha portato alla definizione di un sistema di offerta alla clientela formato da una parte da prodotti di finanziamento (ossia l’attività di lending) e, soprattutto, da una serie di servizi «accessori» necessari per adempiere in modo ottimale alle richieste (ossia l’attività di investment banking e di corporate finance).

Ovviamente le due aree di attività non possono essere distinte in maniera rigida, in quanto, molto semplicemente, non esiste nessun prodotto di finanziamento (per esempio, un prestito) che non richieda un’attenta analisi dei bisogni della clientela prima di essere erogato, così come non può esistere un servizio di assistenza «non creditizia» (per esempio, una scissione d’azienda) senza l’erogazione di uno strumento finanziario atto a ottimizzarne gli effetti.

Guardando al lato della domanda, si notano due condizioni di base: la prima, analogamente al lato dell’offerta, è riconducibile al fatto che non è mai possibile separare nettamente la richiesta di un «prodotto/strumento» da quella di «assistenza/consulenza», e la seconda, sintetizzabile nell’evoluzione delle richieste, che passano da semplici necessità di ottenimento di risorse finanziarie a domande decisamente più complesse, volte a ottenere supporto nell’implementazione delle decisioni aziendali.

Il primo step per comprendere il variegato mondo degli strumenti che possono essere ricondotti a ciò che in una banca può essere definito «attività di prestito» consiste nell’analisi delle differenti forme che può assumere l’erogazione di un finanziamento.

Tipicamente, si è usi distinguere questi strumenti in funzione di due variabili: la scadenza, che permette di contrassegnare i prestiti a breve termine (ossia aventi una scadenza fino a 18 mesi) da quelli a medio-lungo termine, e la presenza di un’effettiva fornitura di risorse finanziarie che fa distinguere i prestiti monetari da quelli non monetari o di firma.

I termini di scadenza, solitamente, sono anche degli utili riferimenti per qualificare gli obiettivi di utilizzo delle risorse da parte dei prenditori di tali fondi: solitamente, i prestiti bancari a breve termine sono diretti a finanziare gli investimenti in capitale circolante operativo (per esempio, scorte di magazzino) e rappresentano, di fatto, un’alternativa ai debiti di fornitura (caso in cui è direttamente l’impresa fornitrice a concedere dilazioni di pagamento), mentre i prestiti a medio-lungo termine sono finalizzati alla copertura degli investimenti in capitale fisso (per esempio, impianti e macchinari).

Scendendo nel dettaglio delle singole forme tecniche, nel novero dei prestiti monetari a breve scadenza si distinguono:

• aperture di credito in conto corrente;
• operazioni di smobilizzo di crediti;
• anticipazioni su pegno;
• finanziamenti in valori mobiliari.

Al contrario, focalizzando l’attenzione sui prestiti monetari a medio-lungo termine, si possono individuare:

• mutui;
• leasing;
• prestiti sindacati (o in pool).

La suddivisione temporale dei prestiti non monetari non è altrettanto semplice in quanto con questo tipo di operazioni la banca assume o garantisce l’obbligazione del soggetto richiedente e, in tal senso, non richiede né un esborso iniziale da parte dell’intermediario, né un rimborso da parte del soggetto garantito.

Poiché, nella maggioranza dei casi i prestiti di firma sono richiesti per garantire il buon fine di operazioni commerciali, si può ragionevolmente affermare che tutte le forme tecniche con cui si manifestano sono di breve periodo, e si distinguono in credito di accettazione, di avallo e di fideiussione, che, peraltro, è la stessa prevista dal Legislatore all’interno del Codice civile.

Tuttavia, non si può scordare che lo stesso contratto può assumere contenuti profondamente diversi se stipulato nell’ambito di un contratto di appalto internazionale piuttosto che in uno scambio di merci all’interno del mercato italiano e, soprattutto, può assumere contenuti e finalità fortemente differenziati in base agli accordi presi fra la banca e il cliente.

Pertanto, l’analisi dei prestiti non monetari non può circoscriversi solamente agli aspetti tecnici, ma deve anche considerare le ragioni «esterne» che hanno portato all’erogazione di tale misura di finanziamento; ciò fa sì che oltre all’ambito di semplici operazioni domestiche, le operazioni debbano/possano essere esaminate quando inserite in operazioni internazionali, piuttosto che all’interno di operazioni finanziarie.

Nelle banche esistono altre forme di prestito alla clientela, prestiti che molto spesso non sono marginali nell’economia dell’intermediario.

Tuttavia, tali operazioni non hanno come controparte le imprese e, per tale ragione, non sono oggetto di analisi in questa sede.

A puro titolo esemplificativo, si pensi al credito al consumo (cioè il finanziamento erogato al fine di permettere l’acquisto di beni di consumo durevole o di servizi), ai prestiti personali piuttosto che al finanziamento per l’acquisto e la ristrutturazione di abitazioni.

 

da “Il credito e la crescita. Banche e finanza per le imprese”, di Stefano Caselli e Giampaolo Gabbi, Egea, 2020, 32 euro

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