Adattarsi e resistereIl festival di Santarcangelo è l’esempio che il sistema cultura dovrebbe seguire

Le date sono rimaste le stesse, nessun rinvio ma solo il ripensamento degli spazi completamente all’aperto. Tanto teatro sperimentale e cinema con lo schermo di un drive-in. La filosofia degli organizzatori è una: d’accordo le restrizioni, la confusione sulle regole, la penuria di fondi, la sfiducia, poi però si va avanti

Ciò che capita da oggi fino a domenica 19 luglio a Santarcangelo dovrebbe funzionare a esempio per l’intero sistema della cultura in Italia. D’accordo le restrizioni, la confusione sulle regole, la penuria di fondi, la sfiducia e soprattutto quel pessimo costume nazionale che si inquadra nella lagna. Poi però si va avanti.

Il più importante festival del teatro sperimentale, il fantasmagorico mix di linguaggi – come direbbe Luciano Ligabue “tra palco e realtà”- compie cinquant’anni. Mezzo secolo di voce indipendente, avanguardista e trasgressiva. Semplicemente, non avrebbe potuto non esserci. E infatti si fa. Direzione artistica affidata ai Motus, Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, “veterani” che hanno partecipato a ben 27 edizioni. Mi sia permesso il gioco di parole: prendo la moto e vado a vedere i Motus.

Compleanno davvero particolare e non importa che gli ultimi tempi si siano caratterizzati per uno sguardo internazionale. Nel 2020 non si può e non è affatto detto sia un male, protagonista ora la ricerca italiana, viva, vivissima, spesso sacrificata in nome di una non sempre necessaria esterofilia.

Adattassero lo stesso sistema anche i musei, invece di rimanere chiusi o camminare a marce ridotte, allora sì che potremmo scoprire o riscoprire le realtà più interessanti delle ultime decadi e conoscere soprattutto le emergenze.

Poiché il tempo e lo spazio nel teatro non sono altro che convenzioni, Santarcangelo si proietta direttamente nel Futuro fantastico del 2050, provando «a guerreggiare contro la distanza. Non quella sociale o di sicurezza, ma quella che affonda direttamente nell’Io, nella solitudine affettiva che la bidimensionalità social ci ha instillato in questi mesi e ancora continua, goccia a goccia».

Mai pensato di non esserci, spiega il sindaco Alice Parma, mai pensato di arrenderci, le date sono rimaste le stesse, nessun rinvio ma solo il ripensamento delle locazioni completamente all’aperto, che teatro è anche una piazza, lo schermo di un drive-in, lo Sferisterio. In poche parole, tutta la città sul colle di fronte a Rimini. Si tratta di adattarsi (pacificamente) a nuove abitudini, di rinunciare a consumare e vivere di cultura proprio non se ne parla.

Ponendo l’accento sulla multimedialità e sul rapporto con il cinema, il programma è vasto come ogni e magari anche di più. Sarà difficile scegliere e doloroso sacrificare. Certo è che il teatro, è corpo dunque più di altre discipline, ha dovuto riflettere sul lascito culturale della fase postpandemica e riflettere sul rapporto tra l’artista e lo spettatore. Katia Giuliani inscena le sue Pratiche di contatto amoroso a distanza, ovvero una performance partecipativa per uno spettatore alla volta, reinventando nuove modalità di seduzione a un metro di distanza.

Virgilio Sieni tiene Quattro lezioni sul corpo politico e la cura della distanza alle quali il pubblico può decidere se partecipare all’azione o soltanto osservarla.  ZimmerFrei invece riflette sulla famiglia, partendo dalla convivenza forzata e dalla coabitazione di questi mesi. 

Tra i protagonisti del teatro italiano degli anni ’90 Fanny & Alexander rilegge I sommersi e i salvati di Primo Levi elaborando documenti audio e video dalle teche Rai e da youtube. Claudia Castellucci/Societas lavora con i bambini al suono delle campane.

Alessandro Berti riflette sugli stereotipi del maschio nero in Black Dick, unendo l’immagine di un militante delle Black Panther a quella di un porno attore. Imperdibile, almeno per me, lo spettacolo di Zapruder, Anubi III, concerto per rombo di motori in equilibrio tra il minimo e il massimo dei giri, l’incontro di giovani motociclisti che fanno cantare pistoni e cilindri.

Motus presentano MDLSX, «inno lisergico e solitario alla libertà di divenire… appartenenza aperta alla molteplicità». E poi cinema, tanto cinema, fino a tarda notte nelle visioni rare e non identificate di Sans Soleil a piazza Ganganelli, archivio della più misconosciuta filmografia indipendente italiana.

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