Contro l’omotransfobia e la misoginiaBisogna difendere la libertà delle opinioni e combattere la diffusione di odio, dice Gustavo Zagrebelsky

L’ex presidente della Corte Costituzionale commenta il disegno di legge a contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al sesso: «Personalmente suggerirei di essere meno verbosi, perché ogni parola che si dice suscita poi equivoci»

Giornata cruciale per il disegno di legge in materia di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere, più conosciuto come ddl Zan (dal nome del relatore) o ddl contro l’omotransfobia e la misoginia.

L’impasse da cui uscire in Commissione Giustizia della Camera, dove prosegue l’esame del testo base, non è relativo tanto alla mole degli emendamenti presentati (1.017, ieri contingentati a 90 per ogni gruppo politico su disposizione della presidente Businarolo) quanto alla questione della libertà e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee. Su cui parlamentari dei partiti sia di maggioranza (Partito democratico e Italia Viva) sia di opposizione (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega) hanno presentato uno specifico emendamento.

Al riguardo si dovrebbe giungere in giornata a una mediazione, in ogni caso al rialzo come assicura Zan, attraverso una riformulazione snella e condivisa dell’emendamento che distingua tra libera espressione delle proprie idee e istigazione all’odio.

Snellezza, dunque, la parola d’ordine, perché, volendo adattare al momento il celebre adagio dello scotista John Punch, “non sunt multiplicanda verba sine necessitate“. Di ciò è fermamente convinto Gustavo Zagrebelsky, giurista di fama internazionale, accademico, giudice costituzionale dal 1995 al 2004 e presidente della Corte Costituzionale nel 2004.

Professore, libertà d’opinione e istigazione all’odio: qual è la differenza?
Non è la prima volta che si pone questo problema. I discorsi d’odio sono un rovello per i giuristi e i legislatori. In astratto, sappiamo bene, che l’odio diffuso non equivale all’opinione diffusa: sono due cose qualitativamente diverse. Come bisogna difendere strenuamente la libertà delle opinioni, bisogna combattere altrettanto strenuamente la diffusione di odi, che sono propedeutici alla violenza. L’odio è una violenza mentre l’opinione non lo è. Finché ragioniamo in astratto, sappiamo bene che le opinioni possono dare luogo a tavole rotonde o seminari accademici contrariamente agli odi che si prestano a dar luogo alle manganellate nella migliore delle ipotesi.

Gli emendamenti specifici al ddl Zan sono dunque opportuni?
In concreto gli emendamenti, moltiplicando le parole, cercano di chiarire questa distinzione. L’odio è un sentimento che prelude a un’azione violenta, l’opinione si forma invece su idee, che preludono eventualmente a una discussione. Così formulata, mi sembra una distinzione abbastanza chiara. Ma resta pur sempre, a mio parere, un’ambiguità di fondo irrisolvibile. Saranno i giudici a stabilire, nel caso specifico, se si è trattato di un’opinione oppure no.

Se si volesse avanzare un esempio…
Poniamo il caso che io dica: “L’Unione europea è in mano a una lobby gay”. È questa un’opinione? Non credo proprio e lo si capisce pensando a un esempio noto: prima dell’affermazione del Terzo Reich si diceva che tutta la finanza tedesca era in mano a una lobby ebraica, che stava strangolando la Germania. Nell’uno e nell’altro caso c’è una colpevolizzazione di un’intera categoria o gruppo di persone. Ecco, credo che uno dei criteri distintivi tra opinione e odio possa essere quello della colpevolizzazione. L’opinione non colpevolizza, l’odio sì. Aspetto, questo, che potrebbe essere un buon suggerimento anche al legislatore e a cui non mi pare che faccia riferimento nessuno degli emendamenti. Facendo ancora un altro paragone: l’Italia vive il problema di una forte denatalità. Ora, dire che le donne che abortiscono sono una delle cause della denatalità significa colpevolizzarle e prenderle come capri espiatori. 

E se questa colpevolizzazione non emerge?
Intendiamoci il problema oggettivamente c’è. Vogliamo vietare a chicchessia, dal Papa al semplice cattolico, di dire che il matrimonio è tra un uomo e una donna, che Dio creò l’uomo e la donna e che questa matrice originaria ha da essere salvaguardata? Vogliamo vietarlo? Tutto ciò rientra nelle libertà di concezioni del mondo: tali cose vanno protette. Qui il diritto dovrebbe rispettare e rimettersi al gioco della libera discussione. Volendo sintetizzare, discorso d’odio da vietare uguale intervento della repressione, opinioni da proteggere uguale intervento della protezione. 

Ma degli emendamenti presentati cosa pensa?
Gli emendamenti non sono affatto fuori quadro. Personalmente suggerirei di essere meno verbosi, perché ogni parola che si dice suscita poi equivoci. Il peggiore, secondo me, è quello del Partito democratico soprattutto in riferimento alla parte finale: “Pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza e siano conformi ai principi costituzionali, laddove esse siano espressione di finalità accademiche, artistiche o scientifiche o di interesse pubblico, nonché integrino commenti, su questioni d’interesse pubblico, espressione del genuino convincimento della persona che li esprime”. Insomma, meno verbosità, partendo dall’idea contraria a quella che muove spesso il legislatore: il legislatore, infatti, spesso pensa che davanti a una questione complicata bisogna produrre tante parole, ignorando che ogni parola che si usa si presta a un’interpretazione. Moltiplicando le parole, si confondono le idee. In casi, come quello del disegno di legge in esame, bisogna limitarsi a richiamare qualche principio: ad esempio, l’opinione vuole aprire discussioni, l’istigazione all’odio in linea di principio non vuole, anzi chiude alle discussioni. L’istigazione all’odio vuole passare, in estremo, alle vie di fatto ma è comunque sempre intollerante all’opinione altrui. L’odio è intollerante a differenza delle opinioni che si fecondano reciprocamente.

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