Vincitori e perdentiLa crisi ci ha portato la redistribuzione delle risorse: ma a vantaggio di chi i soldi li aveva già

Quarantena e blocco delle spese hanno innalzato i redditi di tutti i cittadini che avevano una entrata garantita, in primis i pensionati. Il tutto a danno della parte produttiva del Paese, cioè le aziende

Totò diceva che la morte è la grande livella, che appiattisce le differenze tra ricchi e poveri, tra nobili e plebei, tra re e servi. È un concetto molto suggestivo e antico che però vale solo per il dopo trapasso.

Non è una livella il momento in cui la morte arriva – cioè prima per i più poveri, anche in Italia. Non lo sono le epidemie che la portano – che colpiscono di più gli ultimi, come il Covid19 ha insegnato. C’è poco della livella anche nell’emergenza, sia sanitaria che economica, provocata dal coronavirus.

Non si tratta solo del fatto che a perdere lavoro e redditi siano stati, soprattutto, coloro che avevano contratti precari, o a termine. O quelli che detenevano una piccola attività commerciale, magari in settori già a margine molto limitato come la ristorazione o il turismo.

C’è, insieme al danno, la beffa. Perché, almeno nel breve periodo, una parte consistente dei redditi e del fatturato che non si sono realizzati in questi mesi non sono andati persi nei gorghi della recessione, ma hanno alimentato una delle maggiori redistribuzione che si siano viste dal Dopoguerra a oggi.

Una redistribuzione, però, al contrario: perché è andata a vantaggio di quella maggioranzaza chi già se la cavava bene.

È simbolico, a questo proposito, l’andamento del tasso di risparmio delle famiglie e della quota di profitto delle aziende, del tutto divergente in tutta l’area euro.

Il primo, solo nel primo trimestre di quest’anno, è schizzato al 16,9%, dopo avere raggiunto raramente il 13% negli anni scorsi. Il secondo, invece, è sceso sotto il 38%, stabilendo un record negativo.

Dati Eurostat

Chiaramente è accaduto anche in Italia, dove anzi si sono registrati incrementi dei risparmi superiori che altrove, per esempio in Germania.

Dati Eurostat

Cosa è successo? In sostanza i conti corrente delle famiglie si sono rimpinguati. Solo a marzo, in Italia soo cresciuti di 13,4 miliardi, mentre in Francia di 16,2. Una cifra enorme, risultato dei mancati acquisti.

È come se una invisibile, gigantesca diga avesse bloccato il naturale flusso di soldi che incessantemente scorre nell’economia. O forse è meglio dire come un embolo, che blocca il sistema circolatorio del mercato e impedisce che il denaro arrivi alle aziende e alle attività commerciali, che finiscono per perdere risorse a favore degli stipendiati che dovrebbero essere loro clienti e non lo sono più.

In realtà anche le famiglie, che in media hanno realizzato incrementi del risparmio mai visti, sono state caratterizzate da profonde disuguaglianze.

È evidente che la redistribuzione, enorme e atipica, è andata a vantaggio di quelle che godono di redditi fissi e sicuri: le famiglie di pensionati in primis, quelle dei dipendenti statali, quelle dei dipendenti a tempo indeterminato di grandi aziende, a danno di quelle dei lavoratori autonomi, dei commercianti, dei ristoratori e dei loro dipendenti.

Il fatto peculiare è che il primo gruppo di famiglie, quello vincitore di questo rimescolamento, è lo stesso che era uscito vincitore anche in epoca pre-Covid.

Il fatto grave è che la redistribuzione è andata nelle mani della parte non produttiva del Paese, a danno di quella che invece lo è, o cerca di esserlo, cioè le aziende.

Era naturalmente già accaduto che consumi e investimenti delle famiglie crescessero meno del reddito o calassero di più, solitamente durante i periodi di crisi e di incertezza.

Quello che è accaduto ora però ha pochi precedenti in Italia, con una diminuzione della spesa del 6% nei primi tre mesi dell’anno a fronte un calo dell’1,1% del reddito

Dati Istat, variazioni percentuali

Il rischio, in questi casi, è che l’eccesso di risparmio, proprio perchè impedisce che i flussi di denaro arrivino al cuore del sistema circolatorio dell’economia (le imprese) alla fine arrivi a provocare un calo, pur successivo, anche del reddito, tramite la crisi occupazionale. È già accaduto e sta accadendo, forse con una gravità difficile da decifrare.

Qualcuno durante la fase di maggiore emergenza aveva proposto di contrastare questa insana redistribuzione con una contraria, pensando a un contributo eccezionale, sotto forma di una addizionale straordinaria, da parte di chi non avesse subito alcun calo del reddito a favore di coloro che si erano ritrovati con perdite ingenti.

Di per sé un’idea semplice. Si trattava di fare in modo che il pensionato, che senza lockdown sarebbe andato a prendere il caffè al bar, spendesse la stessa cifra comunque, e che al bar in questione arrivasse lo stesso guadagno, tramite lo Stato.

Una idea semplice quanto irrealizzabile politicamente. Ormai è tardi anche solo per concepirla e discuterne. Siamo nella fase della crisi economica conclamata, in cui tutti credono di esserne vittime, anche quando non lo sono, e in cui nessuno accetta di “pagare” per mitigarla.

Ci siamo già passati, e ora sarà ancora più dura tra l’altro.

Abbiamo un’arma in più però, il mutato atteggiamento di attori europei importantissimi, la Commissione e la Germania.

Dobbiamo saperne approfittare, usandola per ribaltare questa redistribuzione al contrario che rischia di trasformarci in un Paese sudamericano. Cioè più diseguale, caratterizzato da una minoranza, ora ancora robusta ma in declino, che prosegue a far parte di quella società signorile di massa – per dirla con Luca Ricolfi – che spende senza produrre. E poi tutti gli altri, sempre più arrabbiati e persi.

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