Una (non) risata vi seppelliràLa difficile vita dell’umorista quando la realtà supera ogni immaginazione

Con le caricature che prendono vita, la parodia satirica va incontro allo stesso destino dell’immaginazione fantascientifica: tutte le predizioni si realizzano nel quotidiano, alzando ogni giorno l’asticella del possibile e del pensabile

(Pixabay)

Una mattina un famoso umorista che sonnecchiava nella sua amaca si sveglia in un universo parallelo in cui le sue parodie e le sue caricature hanno preso vita. Si sono incarnate con un letteralismo agghiacciante, fagocitando senza residui i loro modelli originali. Suona come la traccia di un raccontino stralunato di Philip K. Dick, e invece è la cronaca delle ultime fantascientifiche settimane di Michele Serra.

Ieri la sua Amaca esordiva con una notizia: «Bruciata la statua di Melania Trump». Sembra un titolo di Cuore o del Male, commentava Serra, e invece è successo veramente: un attentatore in Slovenia ha dato fuoco alla statua di legno dedicata alla first lady nel suo borgo natìo. Cercava poi di mettere ordine nel suo sconcerto: «Più gli anni passano, più mi rendo conto di qualcosa che, da giovane, non avevo messo nel conto. La parodia è già incorporata nel Modello, così come il comico è già contenuto nel tragico».

Un’intuizione simile gli era balenata poco più di un mese prima, il 3 giugno: «Una destra americana così, che mostra la Bibbia e aizza i cani da guardia, sembra la caricatura che ne ha sempre fatto la sinistra. Trump la incarna con precisione perfino pedante». Di nuovo, il terrificante risveglio dell’umorista nel mondo popolato dalle sue creature più grottesche.

Serra è un parodista di talento, e sconta i suoi trionfi di autore satirico con i suoi tonfi di commentatore serio. In entrambi i casi è in gioco la stessa abilità, quella di vedere la caricatura annidata nel modello, che nella satira è una virtù preziosa ma nell’analisi politica porta facilmente a impegolarsi in certi stereotipi da fumetto o da Marco Travaglio, che è lo stesso.

Proprio per questo osservo con curiosità il suo risveglio perturbato in un incubo iperrealista. Scoprirà cose mirabolanti, vedrà cose-che-noi-umani? Macché, sono trent’anni che viviamo in un mondo di caricature viventi, e la furbizia di Berlusconi è consistita proprio nel neutralizzare la satira nemica, compresa quella di Serra, diventando la parodia di sé stesso, un’iperbole umana – che t’inventi, davanti alla nipote di Mubarak?

No, è un’altra la vicenda che vale la pena seguire. La parodia satirica va incontro allo stesso destino dell’immaginazione fantascientifica: la realtà sta consumando uno dopo l’altro tutti i suoi orizzonti, eseguendo meticolosamente tutte le sue predizioni, alzando ogni giorno l’asticella del possibile e del pensabile. Dall’avvento di Trump, non a caso, gli autori di fantascienza vivono crucci simili a quelli di Serra, e si interrogano sul futuro del loro mestiere. Allo stesso modo, è sempre più difficile fare satira preventiva quando la realtà, beffardamente, ti anticipa e ti surclassa.

Come i pittori di ritratti resi obsoleti dal dagherrotipo, i creatori di iperboli si ritrovano spaesati nel mondo dell’iperrealismo realizzato. Lo specchio deformante degli umoristi e lo specchio nero degli scrittori di fantascienza devono trovare il modo di non essere uccisi dai raggi di una Medusa più nera e più deforme delle loro immaginazioni. E a ben vedere, anche questo suona come l’inizio di un racconto di Dick.

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