Hanno vinto i manifestantiDa oggi i Washington Redskins non si chiameranno più così

La storica franchigia di football americano ha ceduto dopo anni di contestazioni. Il proprietario ha accettato di cambiare il nome della sua squadra. Svelerà la sua scelta nei prossimi giorni ma è sicuro che non ci saranno più riferimenti ai “pellerossa”

Stacy Revere / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

I Washington Redskins cambieranno nome. L’ufficialità è attesa in giornata: la franchigia della National football league (Nfl) perderà il nome “Redskins”, ritenuto offensivo in quanto riferimento ai pellerossa.

Ma la futura denominazione è ancora incerta: il capo allenatore Ron Rivera ha dichiarato che sta dialogando con il proprietario della franchigia Daniel Snyder per concordare un nome che possa onorare sia i militari sia i nativi americani.

Il logo, il profilo di un nativo americano con due piume tra i capelli iscritto in un cerchio giallo, è uno dei più riconoscibili della lega di football americano, e uno dei più noti di tutto il panorama sportivo statunitense (anche in quanto simbolo di una squadra della capitale).

Dopo anni di contestazioni – il Washington Post ricorda che già nel 1972 l’allora presidente della squadra Edward Bennett Williams si ritrovò a discutere con una delegazione di nativi americani – è arrivata una decisione storica per lo sport professionistico americano.

La scorsa settimana la società aveva diramato un comunicato in cui annunciava la revisione del nome, citando i movimenti di protesta che nelle ultime hanno riacceso con maggior forza il dibattito: «Alla luce dei recenti eventi accaduti nel nostro paese e delle opinioni arrivate dalla nostra comunità, i Washington Redskins inizieranno una revisione approfondita del loro nome».

A inizio giugno, a pochi giorni dalla morte di George Floyd e nel pieno delle manifestazioni, la franchigia aveva provato a unirsi al coro di protesta partecipando via social al “Blackout Tuesday” via social. Pochi minuti dopo era arrivata una prima risposta di grande rilevanza mediatica: Alexandria Ocasio-Cortez, membro della Camera dei Rappresentanti e sempre attiva su temi sociali, ha condiviso il post della squadra di Washington commentando «Volete davvero difendere la giustizia razziale? Cambiate il vostro nome».

Nel convincere il presidente Sneyder, che negli ultimi anni si era più volte rifiutato di ascoltare le critiche sul nome, potrebbero aver avuto un ruolo decisivo gli investitori che sostengono la società. La settimana scorsa la società di spedizioni FedEx ha richiesto la modifica del nome con un comunicato ufficiale.

Un dettaglio spiega il rapporto tra FedEx e i Redskins: lo stadio di Landover, Maryland, dove la squadra gioca le sue partite casalinghe si chiama FedExField dal 1999. Inoltre il presidente dell’azienda di spedizioni, Frederick Smith, detiene una quota di minoranza della franchigia.

E al fianco di FedEx si è mossa tutta la galassia di sponsor che hanno chiesto espressamente un cambio di nome: da Nike, che ha rimosso dagli store tutti i prodotti della squadra, al colosso dell’alimentare PepsiCo.

Di fronte alla potenziale perdita di entrate fondamentali per portare avanti la società, il proprietario Sneyder e tutto il board di amministrazione hanno ceduto. Da oggi i Washington Redskins non si chiameranno più così.

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