Letture continentaliI libri per l’estate da leggere secondo il Consiglio dell’Unione europea

Da Jean Giono (Francia) a Maria Lampadaridou Pothou (Grecia). 16 letture da portare in vacanza per conoscere meglio la storia e la letteratura del nostro continente

Daniel ROLAND / AFP

Gli olandesi hanno giocato la loro carta più ovvia, cioè “In Europa” di Geert Mak. I tedeschi hanno invece puntato sul pluripremiato romanzo autobiografico di Saša Stanišić, “Herkunft”, del 2019, in cui l’autore racconta il suo viaggio dalla Bosnia colpita dalla guerra degli anni ’90 alla Germania, Paese dove comincia una nuova vita.

E mentre la Francia sfodera Jean Giono e il suo classico “L’ussaro sul tetto” (è del 1951!), con tanto di protagonista italiano, i danesi hanno ripescato e riproposto tutte le fiabe di Hans Christian Andersen.

Non è un campionato letterario, ma la lista dei libri da leggere per l’estate 2020 compilata dal Consiglio dell’Unione Europea (organo che insieme al Parlamento Europeo detiene il potere legislativo).

Una novità, voluta dalla Croazia, presidente dello scorso semestre, che ha cercato di coinvolgere tutti i membri. Solo 16 Rappresentanti permanenti hanno partecipato, ma le proposte raccolte dimostrano una certa riflessione sul tema europeo, sia come spazio fisico che come realtà culturale.

Il Lussemburgo, per esempio, ha proposto Jean Portante e il suo “L’architecture des temps instables”, romanzo del 2015 in cui l’autore di origine italiana ma di lingua francese (definita da lui “l’idioma dello sradicamento”) racconta la storia di quattro generazioni di emigranti italiani dispersi per il mondo, passando per Paesi come la Germania, la Francia e, appunto il Lussemburgo.

In tema di saghe familiari gli stessi croati hanno puntato su “Three Winters” di Tena Štivičić, testo teatrale che racconta le viende di una famiglia croata da Tito fino all’ingresso nell’Unione Europea del 2013, e gli austriaci hanno proposto Eva Menasse, sorella di Robert (autore di “La Capitale”, il primo romanzo su Bruxelles come capoluogo europeo), che in “Vienna” riprende la storia della propria famiglia, con storie aneddotiche, calcistiche e razziali.

Sul fronte greco si trova invece Maria Lampadaridou Pothou e il suo romanzo storico “Το Ξύλινο Τείχος”, cioè “Il muro di legno”, con cui ritorna al tema della guerra tra Grecia e Persia, raccontata da Erodoto, vero e proprio atto fondativo dell’identità ellenica che si è perpetuato (come dimostra il libro stesso) nei secoli.

I ciprioti lanciano Georgiades Kyproleon e il suo “Ελεύθεροι πολιορκημένοι” (“Gli assediati liberi”), opera del 1972 ambientata che racconta l’assedio di Missolongi, descritto come una parabola per la libertà contro la tirannia.

Da segnalare il bellissimo “Novas Cartas Portuguesas”, opera del 1972 scritta da Maria Isabel Barreno, Maria Velho da Costa e Maria Teresa Horta. Vero e proprio fondamento della letteratura lusitana del XX secolo, indaga con linguaggio poetico le lotte per la condizione femminile nel Paese, la libertà e la guerra. Censurato, messo al bando, è ancora qui.

La Lituania ha in serbo un graphic novel: “Siberian Haiku” racconta la storia dei lituani catturati dai sovietici nel giugno del 1941 e inviati in Siberia nei campi di lavoro. La Repubblica Ceca rispolvera un capolavoro degli anni ’30, cioè “La malattia bianca” di Karel Čapek, su guerra, libertà, dittatura e pace.

Per chi avesse ancora tempo e interesse, gli irlandesi portano un po’ di modernità con “Persone normali”, di Sally Rooney (2018) da cui è stata tratta anche una serie.

Abbandonando il respiro geopolitico, si può seguire la storia di una coppia, con le sue difficoltà, gli amori, i viaggi e gli equilibri sentimentali. Come i due sposini dublinesi, anche il protagonista di “Il viaggiatore e il chiaro di luna” (1937) di Antal Szerb, capolavoro della letteratura ungherese, vola in viaggio di nozze in Italia, dove cercherà di dare un senso al suo passato.

Temi più seri sono quelli affrontati dalla slovacca Veronika Homolová Tóthová, che con il suo “Mama milovala Gabčíka” (“Mamma amava Gabčík”) racconta la Seconda Guerra Mondiale nel Centro Europa.

E anche lo sloveno Drago Jančar, con il suo “Stanotte l’ho vista” mette in scena la totale assenza di senso nella guerra. La rumena Gabriela Adameşteanu, vera e propria celebrità letteraria nel suo Paese, viene proposta con il suo “Una mattinata persa”, romanzo polifonico che racconta un mondo – la società di Bucarest al tempo del comunismo – visto con gli occhi della vecchia narratrice Vica Delcă.

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