x The Adecco Group

Post pandemiaEcco come reinventare il Made in Italy per sopravvivere alla nuova economia

Le parole d’ordine per salvare le eccellenze italiane saranno: innovazione (anche nei modelli di business), formazione e flessibilità (anche contrattuale). Se n’è discusso nel webinar “Ripresa economica: il ruolo delle eccellenze italiane e del Made in Italy come motore per ripartire”, organizzato da The Adecco Group in collaborazione con Linkiesta

(Pixabay)

Come dovrà reinventarsi il Made in Italy nella ripartenza dopo la pandemia? Il tema è stato al centro del webinar “Ripresa economica: il ruolo delle eccellenze italiane e del Made in Italy come motore per ripartire”, organizzato da The Adecco Group in collaborazione con Linkiesta. Insieme ad Andrea Malacrida, country manager Italia del Gruppo Adecco, ne hanno discusso Marina Salamon, imprenditrice e presidente di Doxa, Mauro Porcini, chief designer officer di PepsiCo, Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda e Pitti Immagine oltre che presidente e ad di Herno, con la moderazione del direttore de Linkiesta Christian Rocca.

«Serve una prospettiva non focalizzata sulla ripresa immediata, ma sul lungo termine», ha spiegato Mauro Porcini. «L’Italia ha l’opportunità di capire quali sono i suoi punti di forza, a partire dalla creatività e dal design».

Ma, con il Pil crollato nel terzo trimestre del 12,4%, non si può ripartire da dove ci eravamo lasciati prima dell’emergenza epidemiologica. Se il Made in Italy vuole sopravvivere al nuovo mondo post-pandemico, va reinventato. Perché, come spiega Porcini, «il “made in” sta diventando meno rilevante nel mondo». Ecco gli esempi: i prodotti Apple sono assemblati in Cina, e solo il design è frutto dell’azienda di Cupertino; Inditex non produce in Spagna; Ikea non lo fa in Svezia.

Eppure l’Italia non potrà rinunciare all’ecosistema delle filiere che hanno portato i prodotti italiani del lusso in tutto il mondo. «Siamo “gnomi da fabbrica” con una capacità manifatturiera enorme», dice Marenzi. «Non possiamo permetterci margini alti a prezzi bassi, come fa il mass market. Ma il lusso non si può fare che in Italia». E «siccome una parte del mondo avrà sempre bisogno dei prodotti del lusso, lì ci saremo noi».

L’unicità del lusso italiano però non basta. La carta vincente del post-pandemia, secondo Salamon, potrebbe essere ora «mettersi insieme per far crescere le dimensioni delle imprese», laddove invece finora hanno dominato le piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare. E se gli italiani finora sono stati bravi nell’innovazione dei prodotti e meno bravi nell’innovazione dei modelli di business, occorre ora fare un salto in avanti. «Altrimenti si perderanno tanti posti di lavoro».

Le parole d’ordine saranno quindi: innovazione, formazione e flessibilità, anche nei contratti di lavoro. La prima cosa da fare, secondo Andrea Malacrida, è sospendere «la causale introdotta nel 2018 per i rinnovi e le proroghe dei contratti a termine», introducendo una legislazione sul lavoro più moderna e flessibile. Seconda cosa: «Affianchiamo le ore di cassa integrazione con percorsi formativi per adeguare le competenze alla nuova economia». Mai come oggi e per il prossimo periodo «sarà determinante capire non che occupazione ho ma che “occupabilità” ho», sottolinea Malacrida. Uno strumento per misurare il proprio indice di occupabilità è proprio la piattaforma “Phyd” di Adecco, con un algoritmo costantemente aggiornato alle evoluzioni del mercato.

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