Escluso Steve JobsÈ la ricerca del profitto a creare più vantaggi per il mondo, non le utopie idealistiche

Ci sono migliaia di esempi di imprenditori il cui obiettivo “materialistico” di ricchezza ha migliorato significativamente la vita delle persone. Per cambiare le cose non serve enfasi in merito al proprio operato. A eccezione del fondatore di Apple: imprenditore e rivoluzionario che ha fatto appello a valori e ideali più elevati e trasformato i consumatori in discepoli

Solo poco tempo fa l’idealismo ha caratterizzato la narrazione politica di personaggi come Jeremy Corbyn e Bernie Sanders, che hanno goduto di un grande seguito soprattutto tra le giovani generazioni. Tramontate queste due stelle, pare però che la ricerca di leader che incarnino l’idealismo in politica non si arresti: l’ultimo caso è infatti quello di Kamala Harris.

«Uno dei più grandi errori è giudicare le politiche dalle loro intenzioni piuttosto che dai loro risultati», ha affermato Milton Friedman. Il fatto che qualcuno rivendichi motivazioni nobili e idealistiche è spesso una ragione sufficiente per ricevere numerosi elogi. Persino i critici di Greta Thunberg, ad esempio, si affrettano a elogiare il suo “idealismo”. Indipendentemente da ciò che le sue azioni effettivamente ottengono, le persone tendono ad ammirare il suo idealismo. Al contrario, le persone con un atteggiamento “materialistico” sono bollate come superficiali e chiunque si sforzi di ottenere successo viene rapidamente etichettato come narcisista patologico.

Il critico letterario tedesco Marcel Reich-Ranicki ha invece una visione molto diversa: «Le persone rispettabili lavorano per la ricerca della gloria e del denaro. Al contrario, le persone poco rispettabili vogliono cambiare il mondo e salvare gli altri». Ovviamente si tratta di una esagerazione. Mi vengono subito in mente alcuni esempi che testimoniano il contrario: Gesù Cristo e Albert Schweitzer sono tra gli innumerevoli idealisti che hanno cambiato il mondo in meglio, mentre svariati dittatori assetati di potere e corrotti sono stati responsabili di molte sofferenze e atrocità.

Nondimeno, Reich-Ranicki dice una cosa giusta: la moltitudine di idealisti che voleva migliorare il mondo e redimere le persone – e che così facendo ha determinato eventi tragici – include assassini di massa come Adolf Hitler e Mao Zedong, insieme a fanatici leader religiosi e combattenti dell’Isis.

Nei suoi discorsi, Adolf Hitler si scagliava contro la borghesia, accusandola di materialismo e mancanza di idealismo. Hitler voleva costruire il suo partito come una forza combattente e fanatica di idealisti. «Chiunque oggi combatta dalla nostra parte», proclamò in un discorso ai combattenti delle SA nel 1922, «non dovrebbe aspettarsi di ricevere grandi allori; ancor meno potrebbe ottenere beni materiali: è più probabile che finisca in prigione. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è di leader che siano idealisti, se non altro perché devono guidare coloro contro i quali sembrerebbe che tutto abbia cospirato. Ma qui risiede l’incommensurabile fonte della nostra forza».

Hitler non ha attirato il sostegno di ampie fasce della popolazione tedesca negli anni dal 1929 al 1932 proclamando slogan antisemiti, ma perché sosteneva un’utopia sociale, la Volksgemeinschaft, che avrebbe abbattuto l’elitarismo e unito i tedeschi superando le divisioni di classe. In questo come in altri casi nel corso della storia, l’idealismo ha portato alla dittatura e alla formazione di un regime assassino.

D’altra parte, tuttavia, ci sono centinaia, se non migliaia, di esempi di imprenditori la cui ricerca “materialistica” del profitto ha migliorato significativamente la vita delle persone. Grazie soprattutto a Sam Walton, i Walton sono diventati tra le famiglie più ricche del mondo. E questo è accaduto perché ha fondato una catena di negozi, Walmart, che ha servito milioni di persone offrendo prodotti di alta qualità a prezzi ragionevoli. Se si dà un’occhiata all’elenco delle persone più ricche del mondo si vedrà subito che la maggior parte è diventata ricca in quanto imprenditori e innovatori che hanno inventato nuovi prodotti e servizi che hanno migliorato la vita delle persone in tutto il mondo. Questo è vero per il fondatore di Microsoft Bill Gates, per Jeff Bezos di Amazon e per i fondatori di Google Larry Page e Sergei Brin.

Steve Jobs è probabilmente un’eccezione tra gli imprenditori perché si è deliberatamente posto come un rivoluzionario – cosa che senza dubbio era. Facendo appello a valori e ideali più elevati poteva incentivare i suoi dipendenti ad eccellere e trasformare i consumatori in discepoli. Ha definito la rivalità tra Apple e IBM come una battaglia tra il “bene” e il “male”. Di conseguenza, solo Apple avrebbe potuto impedire a IBM di dominare il mercato dei computer e creare l’era oscura immaginata da George Orwell nel suo romanzo distopico “1984”.

Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, è diventato uno dei più accaniti rivali di Jobs, anche se hanno collaborato strettamente per diversi anni. Gates una volta disse: «Steve era diventato un pifferaio magico, proclamando che il Mac avrebbe cambiato il mondo e facendo lavorare le persone come matti, creando tensioni incredibili e relazioni personali complesse». Jobs pronunciò una delle sue frasi più famose nel 1983 quando riuscì a convincere John Sculley, presidente di Pepsi-Cola, a diventare il nuovo Ceo di Apple: «Vuoi passare il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata, o vuoi avere la possibilità di cambiare il mondo?».

Ha convinto un altro dei primi dipendenti a scegliere Apple con queste parole: «Stiamo inventando il futuro. Immagina di fare surf in piedi sulla cresta dell’onda. Esaltante, no? Ora invece immagina di essere un po’ più indietro, ad annaspare inseguendola: non sarebbe nemmeno lontanamente altrettanto divertente. Vieni qui e lasciamo un segno nell’universo». Queste parole te le aspetteresti da un guru piuttosto che dal leader di un’azienda.

In effetti, «lasciare un segno nell’universo» è diventata una delle frasi preferite da Jobs. Un altro dipendente ha riferito che Jobs ha ripetutamente galvanizzato i suoi dipendenti con frasi come queste: «Renderemo tutto questo così importante da lasciare un segno nell’universo».

La maggior parte degli imprenditori cambia il mondo senza questa enfasi in merito al proprio operato. E forse alcuni di loro sono davvero guidati “solo” dalla ricerca del profitto. Ma ricercando il profitto creano più vantaggi per il mondo in generale rispetto a molti “idealisti” che si sono proposti di salvare le persone e rendere il mondo un posto migliore. Come ha osservato Adam Smith ne “La ricchezza delle nazioni”: «Perseguendo il proprio interesse spesso si promuove quello della società in modo più efficace rispetto a quando si intende davvero promuoverlo. Non ho mai saputo che sia stato fatto del bene da coloro i quali dicono di commerciare per il bene pubblico».

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