Derby con TorinoMilano vuole candidarsi per ospitare il Tribunale europeo dei brevetti, ma il governo tentenna

Mancano due settimane prima che il Consiglio Ue scelga quale paese ospiterà l’ente che tutela la proprietà industriale a livello comunitario. Il capoluogo lombardo lo ambisce da anni, soprattutto dopo aver perso nel 2017 contro Amsterdam l’Agenzia del farmaco. Però il Movimento 5 Stelle spinge per dare una vittoria alla Appendino

Miguel MEDINA / AFP

Dopo aver perso nel sorteggio con la monetina contro Amsterdam l’Agenzia europea del farmaco (Ema), Milano rischia di nuovo di perdere la possibilità di ospitare un importante ente europeo: il Tribunale unificato dei brevetti. Parliamo della corte europea incaricata di tutelare la proprietà industriale negli Stati membri e rendere più facile, meno costoso e giuridicamente più sicuro l’accesso anche alle piccole e medie imprese.

L’agenzia europea sarebbe dovuto andare a Londra, ma con l’ufficializzazione della Brexit l’Unione dovrà trovare un’altra sede. Il 10 settembre ci sarà la riunione del Consiglio dei ministri dell’Unione europea per stabilire a chi dovrà essere assegnato questa importante organizzazione.

Finora solo due città hanno formalizzato la propria candidatura Amsterdam (che ospita già l’Ema) e Parigi. L’Italia? Milano si è autocandidata da tempo, ma il governo italiano non ha ancora portato formalmente avanti procedura perché ci sono malumori tra i diversi partiti della maggioranza. Da una parte il Partito democratico, insieme a Italia Viva e la Lega all’opposizione, spingono per Milano, mentre il Movimento Cinque Stelle vorrebbe che a ospitare l’agenzia fosse Torino, anche per dare una vittoria simbolica alla sindaca grillina Chiara Appendino.

Irritato dallo stallo il presidente della Lombardia Attilio Fontana si è sfogato domenica pubblicando un duro post su Facebook: «Il Governo non favorisce il nord e soprattutto ignora il suo comparto produttivo e dalla forte innovazione. Nonostante da oltre due anni Milano abbia palesato in tutti i modi la volontà e la capacità infrastrutturale di accogliere la sede del Tribunale Europeo dei Brevetti, al momento le uniche candidature pervenute sui tavoli europei sono quelle di Parigi e Amsterdam. Sia Palazzo Chigi che la Farnesina ancora non hanno attivato le procedure per la candidatura, questo è grave».

Il Governo non favorisce il nord e soprattutto ignora il suo comparto produttivo e dalla forte innovazione. Gli Stati…

Posted by Attilio Fontana on Sunday, August 23, 2020

Fontana, insieme al sindaco di Milano Beppe Sala, la presidente della Corte d’appello di Milano Marina Anna Tavassi, il presidente della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi Carlo Sangalli, quello di Assolombarda Alessandro Spada, e Diana Bracco, presidente del cluster tecnologico nazionale Alisei, hanno inviato una lettera a Conte per chiedere di non perdere questa opportunità, candidando il capoluogo lombardo, la città più competitiva e adatta ad ospitare l’ente.

La lettera illustra come da Milano provenga infatti la maggior parte delle richieste di brevetti italiani, il che la renderebbe vincente rispetto a tutte le altre. «Milano è una delle città europee più innovative: delle 4.456 richieste di brevetto presentate dall’Italia presso lo European Patent Office nel 2019, il 21% provengono da qui, 940, e si arriva al 34%, 1.493, considerando la Lombardia, che ha registrato un tasso di crescita del 20% rispetto al 2014, risultato che supera quello della Baviera», si legge nella lettera. Con l’uscita del Regno Unito dall’Ue, l’Italia è il terzo paese membro per numero di brevetti depositati.

Ospitare questo tribunale dedicato nel capoluogo lombardo significherebbe ottenere un indotto di 300 milioni di euro all’anno, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore su stime della Commissione europea, senza contare «il rafforzamento e nuove sedi di studi legali specializzati, sinergie e consulenze con il Politecnico e i poli universitari». Al fine di sbloccare la situazione, un’altra lettera è inoltre pervenuta questo mese da esponenti della maggioranza al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per chiedere «una decisione rapida e condivisa da parte del Governo, decisione da assumere adesso» e così poter ufficializzare una candidatura «in tempo per la riunione del Comitato del 10 settembre 2020».

«In settimana promuoverò ogni azione per responsabilizzare il Governo a un’azione che tuteli un territorio da sempre locomotiva industriale del Paese. Non si può perder tempo, non si può palesemente mostrare disinteresse verso un territorio che deve avere un ruolo fondamentale per il futuro dell’economia europea», ha scritto ancora Fontana.

Raggiunto da Linkiesta al telefono, il portavoce del presidente lombardo ha specificato che, però, per il momento tutto tace. «Il discorso della candidatura di Milano era iniziato con lo scorso governo, è un tema proposto già da tempo. Adesso stiamo arrivando a ridosso della decisione, per cui sollecitiamo. A Milano c’è la sede nazionale dell’ordine nazionale dei consulenti in questa materia, un motivo ci sarà. Dal punto di vista dei numeri, Milano è sicuramente la candidata più forte».

Per Fabio Pizzul, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, «Fontana arriva in ritardo, noi con mozioni di almeno otto anni fa in Consiglio regionale avevamo invitato la giunta a muoversi per la candidatura di Milano come sede del Tribunale dei brevetti. Io ritengo che spendere il nome di Milano sia sempre meglio, lo dimostrano le Olimpiadi e tante altre realtà, ma fondamentale è che la sede sia in Italia: questa è un’operazione del paese e non solo di una sua parte».

Pur specificando di non avere interagito direttamente con la segreteria nazionale del partito, Pizzul ha inoltre dichiarato: «Credo ci siano tutte le condizioni per arrivare a una proposta di candidatura unitaria. Tenendo conto che Milano e Torino distano 40 minuti di treno, parlare di un sistema Nord tutto insieme è nella logica. Milano contro Torino, invece, è fuori da ogni logica. Come Pd lombardo comunque andiamo in quella direzione e portiamo avanti le istanze di Milano».

È improbabile che la maggioranza di governo si spacchi sulla questione, ma lo stallo rimarrà almeno fino a quando il Movimento e il ministro degli Esteri Di Maio saranno intenzionati a spingere per Torino. Se il Pd dovesse cedere sulla candidatura di Milano, il rischio è che l’Italia arrivi con un nome meno forte al 10 settembre, vedendo sfumare un’importante opportunità. Ancora una volta.

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