Televenditore in chiefLa pandemia di bugie diffuse alla prima giornata della convention di Trump

Un programma più cupo e guitto del previsto, anche per distogliere l’attenzione dagli ultimi due scandali, con una minacciosa chiamata alle armi dei “patrioti” per proteggere l’America, magari in caso di sconfitta

Jessica Koscielniak / POOL / AFP

Dopo un pomeriggio e una notte passati a seguire la convention repubblicana, si aspetta l’alba assai preoccupati per le notizie apprese. Se vincerà Joe Biden, verranno abolite le case unifamiliari; lo dicono i coniugi McCloskey, gli avvocati di Saint Louis usciti armati a minacciare i dimostranti fuori dal loro villone, diventati famosissimi sui social e perciò invitati a parlare. E i dimostranti, avvertono Patricia e Mark McCloskey, «verranno a prendervi nei sobborghi».

L’America in schiavitù
Se i democratici prevarranno «i cinesi controlleranno il mercato dei farmaci e non vedrete più un dottore»; lo ha detto Natalie Harp, ex paziente oncologica bionda e molto carina. Con Biden alla Casa Bianca, «vi ridurranno in schiavitù, sarete schiavi della debole, dipendente, ideologia liberal del vittimismo, non riconoscerete più questo paese o voi stessi», lo ha urlato Kimberly Guilfoyle, fidanzata di Donald Trump junior, commentatrice su Fox News, stasera considerata “strana” anche da qualche collaboratore di Trump, e su Twitter hanno montato il suo discorso con marce militari nordcoreane. Però se Trump verrà rieletto, «ci si potrà inginocchiare quando si prega», vedi assicurazione di Lou Barletta, capo delegazione della Pennsylvania. Mentre Biden toglierà i riferimenti a Dio, e con Biden arriverà il marxismo, e Biden abolirà i sobborghi.

È la strategia elettorale estrema della campagna di Donald Trump. Agitare e mobilitare la base, lontana dalle città e dalle coste, spesso religiosa, quasi sempre bianca. Terrorizzarla ovvero farla arrabbiare per motivarla al voto (in queste elezioni è cruciale l’affluenza). Non sorprende: ieri, sul New York Times, l’economista premio Nobel Paul Krugman scriveva «la convention sarà tutta QAnon». QAnon è la teoria complottista destrista delirante secondo cui Trump combatte contro una cabala di pedofili satanisti liberal tra cui Biden e ovviamente Hillary Clinton. Già giorni fa, Trump è diventato cupo e creativo: «Se volete sapere come sarà la vostra vita sotto Joe Biden, immaginate le rovine fumanti di Minneapolis, l’anarchia violenta di Portland e i marciapiedi insanguinati di Chicago arrivare in ogni città e paese d’America».

La controprogrammazione
In una giornata di scandali, anche più del solito (quello delle macchine smista-posta distrutte prima delle elezioni; la procura di New York che indaga Trump, accusato aver gonfiato bilanci per ottenere prestiti; il suo più vispo sostenitore nella destra religiosa, Jerry Falwell jr., dimissionario per pasticci sessuali e finanziari), Trump ha lanciato la sua controprogrammazione; più cupa e più guitta del previsto. I collaboratori del presidente avevano promesso ottimismo, lui e buona parte degli oratori hanno provato a terrorizzare, con argomenti vari (ogni tanto le reti tv che non sono Fox interrompevano segnalando le bugie eclatanti). Tutti hanno blandito la destra religiosa: dal delegato dell’Alaska quasi in lacrime perché Biden toglie sempre la parola «Dio»; a Trump che nella prima parte del suo intervento si comportava come se in America ci fosse una gigantesca epidemia di aborti. Del Covid19, da lui ribattezzato «peste cinese», ha parlato molto dopo, vantando chiusure dei confini e abbondanza di ventilatori per la terapia intensiva, abbondanza subito smentita in diretta dai fact-checker in tv. Della pandemia non ha parlato poi quasi nessuno.

Trump all’inizio era più nervoso del solito, con una pettinatura all’indietro, stranamente somigliante al compianto Gino Bramieri, Poi si è rilassato, ha fatto battute, ha detto moltissime cose non vere. «Se dovessimo trasmettere solo le parti vere del discorso, potremmo mandare in onda una frase, forse, non di più», ha commentato Chuck Todd sulla rete Msnbc. E la Cnn titolava «Nella prima serata della convention repubblicana c’è stata più disonestà che in tutte le serate dei democratici».

La sentinella dell’Occidente
La sentinella sarebbe Trump, secondo il ventiseienne fondatore di Turning Point USA, Charlie Kirk, uno del wolf pack, la pattuglia situazionista di amici-consiglieri di estrema destra di Donald junior. E’ nel branco dei lupi anche Matt Gaetz, giovane congressman della Florida che ha avvertito: «Lui (Trump, ndr), sa come mobilitare un esercito di patrioti che amano l’America e la proteggeranno», magari uscendo di casa in armi a contestare un risultato elettorale, chissà. Mentre Don jr., il preferito dei trumpiani più feroci e ruspanti, ha fatto un discorso meno aggressivo del solito. Ricordando comunque che con i democratici la maggioranza silenziosa diventerà “maggioranza silenziata”. Intanto Don jr., riferiscono i media, è convinto che il padre perderà; è preoccupato che Trump e famiglia vengano indagati per reati vari, dopo.

L’utopia socialista
Intanto, solo il 31 per cento degli americani approva la gestione trumpiana della pandemia; a marzo erano il 44. Sempre secondo il sondaggio dell’Associated Press uscito ieri, il gradimento complessivo del presidente è calato al 35 per cento dal 43. In compenso, il 79 per cento dei repubblicani interrogati continua ad apprezzarlo. Perfino l’ottanta per cento dei repubblicani che hanno perso il lavoro durante la pandemia approva l’operato di Trump (in generale il gradimento per il suo governo dell’economia è crollato di quindici punti, dal 63 al 48).

D’altra parte, ha detto a fine serata l’unico senatore nero di sesso maschile, Tim Scott, «Joe Biden e Kamala Harris vogliono una rivoluzione culturale» e «trasformeranno il paese in un’utopia socialista». E il businessman cubano-americano Maximo Alvarez, piangendo, ha paragonato Biden a Fidel Castro. Ma più simile a Fidel, in questi giorni, pare Trump. Ha parlato ieri, parlerà tutte le sere fino a giovedì (il candidato presidente fa un solo discorso, l’ultima sera, normalmente), come un maximo leader o un conduttore di televendite aggressive che deve smaltire una partita di materassi. Saranno serate di “strani discorsi”, da non liquidare come estremo colore politico (successe quattro anni fa alla convention di Cleveland, già trucidissima, e ora l’intero circo pare se possibile più imbarazzante, sbiellato, filofascista; ma da non sottovalutare, fino al 3 novembre, e pure dopo, si teme).