Tra i due litigantiIn Belgio lo scontro tra fiamminghi e valloni fa volare i nazionalisti

Nel Paese le urne hanno dato vita a un Parlamento frammentato e la formazione del governo è stata rimandata a causa della pandemia, un cittadino su quattro sarebbe favorevole alla divisione della nazione tra francofoni e il gruppo etnico delle Fiandre

Afp

Il Belgio ha stabilito un nuovo record: da 16 mesi il Paese è senza un governo centrale e le trattative per la definizione del nuovo esecutivo sono state ancora una volta rimandate a causa delle condizioni di salute del negoziatore Egbert Lachaert, risultato positivo al coronavirus.

L’incertezza politica e le voci sulla composizione del prossimo governo, che rischia di essere a maggioranza francofona in un Paese diviso in due su base linguistica, sembra abbiano già avuto un impatto significativo sulla società belga e sull’aumento del nazionalismo.

Il sondaggio
A far emergere lo scontento crescente di una parte della popolazione del Belgio nei confronti della politica e dell’amministrazione statale è un sondaggio realizzato da Soir Mag, che ha intervistato 1.303 elettori tra fine agosto e settembre. Secondo i dati, un belga su quattro sarebbe favorevole alla divisione del Paese tra fiamminghi e valloni, con i primi maggiormente favorevoli a una scissione rispetto ai secondi o ai brussellesi.

Nello specifico, il 28 per centro dei fiamminghi è favorevole, contro il 18 per cento dei valloni e il 17 per cento degli abitanti della regione di Bruxelles-Capitale. Sulla base di questi numeri, quindi, una divisione vera e propria del Belgio non avrebbe ancora il sostegno necessario, ma il sondaggio evidenzia una disaffezione crescente di una comunità, quella fiamminga, che in passato non aveva mai espresso una volontà così forte di staccarsi dal resto del Paese.

Anche se la divisione del Belgio può dirsi per ora un’ipotesi ben lontana, il sondaggio riporta anche che il 56 per cento degli intervistati ritiene che in futuro non sarà possibile garantire l’unità del Paese secondo la formula attuale. Questo sentimento è più elevato tra i valloni (58 per cento), ma registra numeri significativi anche tra fiamminghi (56 per cento) e brussellesi (46 per cento).

Nonostante ciò, quasi il 50 per cento degli intervistati si è detto allo stesso tempo favorevole alla preservazione dello status istituzionale vigente che vede le competenze ripartite tra le Regioni e il Governo federale. Anche in questo caso sono emerse delle differenze su base linguistica: il 62 per cento dei valloni e il 60 per cento dei brussellesi appoggiano l’attuale assetto, contro il 38 per cento dei fiamminghi.

Un ultimo dato importante emerso dal sondaggio di Soir Mag riguarda invece la crescita del nazionalismo. Le ultime elezioni avevano già assegnato al partito nazionalista fiammingo Nieuwe-Vlaamse Alliantie (Nuova alleanza fiamminga, N-Va) il maggior numero di seggi in Parlamento, ma secondo i dati dell’istituto di ricerca, nelle Fiandre è cresciuto non solo il sostegno verso N-Va, ma anche e soprattutto per Vlaams Belang diventato il primo partito nella regione con più del 20 per cento delle preferenze.

Il dato è ancora più significativo se si considera che il partito nazionalista e indipendentista ha registrato un aumento dell’8 per cento rispetto ai risultati delle elezioni parlamentari tenutesi a maggio del 2019.

La crisi politica
Il sondaggio arriva in un momento particolarmente delicato per la politica belga. Le urne del 2019 hanno dato vita ad un Parlamento frammentato e la formazione del Governo è stata rimandata ulteriormente a causa della pandemia. In attesa di superare la crisi sanitaria, i poteri sono stati affidati a Sophie Wilmès, prima premier donna del Paese, fino a metà settembre. Entro quella data le forze politiche belga sarebbero dovute tornare in Parlamento per trovare un accordo e dare così vita al nuovo esecutivo.

Nei mesi passati i giornali del Paese hanno ipotizzato diverse formazioni per il prossimo Governo sulla base delle dichiarazioni rilasciate dalla stessa classe politica, ma i negoziati sono stati nuovamente sospesi a pochi giorni dal loro avvio. Egbert Lachaert, leader del partito liberale Open Vld e indicato dal re Filippo come negoziatore, è risultato positivo al coronavirus e le sedute sono state di conseguenza sospese.

Le trattative sottobanco sono però continuate e le voci di un esecutivo formato da socialisti, liberali, cristiano-democratici e verdi – rinomato Quattro Stagioni come l’opera di Vivaldi – sono sempre più insistenti. Un’alleanza simile però vedrebbe non solo l’esclusione dei partiti nazionalisti (N-Va e Vlaams Belang), ma anche una preponderanza dei francofoni a discapito dei fiamminghi.

«Se questo governo dominato dalla sinistra e dal popolo francofono vedrà la luce, significa che per 12 anni su 16, le Fiandre saranno governate senza una maggioranza fiamminga», ha affermato il leader di N-Va, Bart De Wever. «I risultati delle elezioni sono stati capovolti, i partiti più grandi vengono messi da parte e saremo dominati da partiti per i quali non possiamo nemmeno votare».

Nel presentare alla stampa le sue rimostranze, il leader nazionalista ha anche sottolineato il diverso peso economico delle Fiandre rispetto alle altre regioni. Il nord fiammingo, in cui vivono due terzi della popolazione, ha superato il sud (vallone) per quanto riguardo lo sviluppo economico-industriale, rendendo ancora più marcate le differenze all’interno del Paese.

I momenti di crisi come quello che il Belgio – e non solo – sta attraversando da mesi diventano terreno fertile per la crescita dei partiti e dei sentimenti nazionalisti, motivo per cui diversi analisti si aspettano un miglioramento delle relazioni tra le due anime della popolazione una volta superato questo momento delicato. Tuttavia alcune problematicità evidenziate dallo stesso sondaggio – come il desiderio di cambiare la forma dello Stato – sono da tempo al centro del dibattito belga e dovranno prima o poi essere affrontate.

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