Da pieni poteri a zero potereForse è svanito l’incantesimo di Matteo Salvini

Il futuro politico del leader della Lega è appeso a una ragazza pisana di 33 anni, candidata in Toscana. E già questo è deprimente per chiunque, figuriamoci per uno che è soprannominato il Capitano, che pensa di essere il Putin italiano e che aveva l’Italia in mano e l’ha gettata via a torso nudo con un alcolico in mano

Pixabay

La sensazione che Salvini appartenga più al passato che al futuro si sta formando con una certa consistenza anche nella mente di tanti leghisti che ormai guardano al Conducator Veneto Luca Zaia o al politico di professione ingegner Giancarlo Giorgetti come i protagonisti della quarta fase della storia leghista, dopo quella “eroica” di Bossi, quella “termidoriana” di Maroni e quella “lepenista” di Salvini.

Una quarta fase che potrebbe vedere una Lega più pragmatica, più legata agli interessi economici degli industriali del Nord, ma anche più affidabile sul piano democratico. Più in sintonia con la nuova Europa che sta massacrando il regolamento Dublino e l’ideologia che sta dietro ai decreti sicurezza salviniani, più pronto a occupare il centro politico ormai sguarnito, lasciando libera Giorgia Meloni di fare quello che meglio sa fare, la destra-destra. Chissà.

Ci vorrebbero politici bravi (basterà Giorgetti?) ma per sostituire il salvinismo non ci vorrà molto, il tempo lavora contro di lui, dopo la tragedia del Papeete un’altra strada non è riuscito a trovarla. C’è il concreto rischio che tra un po’ avrà tutti contro, se Susanna non ce la fa. Già, se la Ceccardi non vince in Toscana sarà chiaro che ormai lui sarà diventato un loser.

Inseguito dagli scandali, o meglio, dalle notizie sulle indagini relative a scandali, Salvini non viene più tanto contestato per essere un razzista, quanto per essere un ladro. Persino a Legnano (Varese) lo hanno insultato così. La vicenda dei commercialisti finiti agli arresti domiciliari per un giro di soldi da loro intascati, giro di soldi che vortica attorno alla Lega, ha riportato in auge i famosi 49 milioni fregati allo Stato e spariti nel nulla: e che l’ex ministro dell’Interno si giustifichi dicendo che sono serviti per le campagne elettorali fa ridere. Può dire quello che vuole, ma l’aria sa tanto di Lega connection. 

Dalle nuove inchieste ritorna in ballo pure quel Savoini dell’affare russo, cose mai chiarite, come nella matrioska che ne contiene un’altra e poi un’altra e poi un’altra… Può darsi che il cappio si stringa (nemesi storica, ricordate il cappio sventolato dalla Lega in Aula quasi trent’anni fa), ma, come si dice, aspettiamo le sentenze. Però intanto il capo si innervosisce.

Va in tv a dire sempre le stesse cose e quando incontra uno bravo come Gianrico Carofiglio fa una figura barbina.

E poi ha un dubbio che lo deve perseguitare di notte: perché non vinco? Voleva sbarcare al Sud come Garibaldi ma non gli è riuscita. Ha cercato di espugnare l’Emilia rossa ed è stato respinto con perdite dai ragazzini delle Sardine. Vuole ora prendere la Toscana – e non è affatto facile – ma diciamola tutta: anche se la Lega prevalesse avrebbe vinto Susanna Ceccardi più che lui, che stavolta c’è stato sì ma non troppo, non ha fatto il pazzo, non ha citofonato a nessuno, non ha nemmeno esagerato quando gli hanno strappato la camicia. Insomma, c’è e non c’è. Di certo, Salvini non è stato il protagonista di questa campagna elettorale.

E così dove la destra vincerà avrà vinto la Meloni brava a piazzare i suoi nelle Marche e in Puglia, la Meloni che gli contende ormai la leadership dei nero-verdi, con la differenza che lei è in costante ascesa e specularmente lui in costante calo. Lei funziona, lui meno. Lei vince, lui perde.

Tutto ciò mentre Zaia, questo leghista azzimato come un doroteo, si appresta a trionfare con percentuali da record: e sarà patetico, Salvini, se rivendicherà la valanga veneta, non sarà stato certo merito suo ma di un governatore fortunato, abile e concreto, che è poi quello che si chiede a un governatore.

Dulcis in fundo si è dovuto beccare, il caporione leghista, una piccola lezione di politica da Giorgetti che gli ha fatto notare come il Sì al referendum suoni come un aiutino a Giuseppe Conte, cosa che per un partito di opposizione non è esattamente un capolavoro tattico.

È dunque sotto una strana congiunzione astrale, Matteo Salvini. Leader del primo partito italiano, secondo i sondaggi, ma con le ruote sempre meno gonfie, il motore un po’ imballato, deve il suo futuro alla Ceccardi, una parlamentare europea che detesta l’Europa (oltre che John Lennon) ma che in caso di sconfitta non lascerà la poltrona né il relativo stipendione.

E poi ci sono avversari interni ed esterni che volteggiano sulla sua testa, così che sembra che l’incantesimo sia finito e non basta mettersi uno smoking a Venezia per riaccendere gli animi, anzi si fa la figura del parvenu.

Ora gli fa anche male la spalla per i troppi selfie. Ma tanto – come cantava Guccini – forse saranno gli ultimi, oramai.

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