NetworkEcco come Bentivogli vuole riaccendere con Base Italia la speranza nella politica

Aiutare chi governa con idee innovative è la missione della nuova associazione. L’ex sindacalista FimCisl: «Siamo un’alternativa alla potenza antipolitica del panorama nostrano. Non vogliamo essere un nuovo partito, ma promuovere la partecipazione»

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La prima riunione del nodo di Milano, “Base Milano”, dell’associazione “Base Italia” è un melting pot politico. Molte le persone presenti (ma nel rispetto dei protocolli), tutte “mascherate” e distanziate ma unite da un pensiero comune. L’attore protagonista dell’incontro è Marco Bentivogli, ex segretario generale della Federazione italiana metalmeccanici Cisl, mentre il presidente Luciano Floridi, filosofo e professore Ordinario di Filosofia e Etica dell’Informazione a Oxford, assiste e interviene da remoto.

La prima parola che spiana la strada al resto delle presentazione è, però, di Alessandro Beulcke, che guida l’agenzia creativa Beulcke+Partners ed è il padrone di casa della sede milanese scelta per la serata. «Base Italia è una start up, e si comporterà come tale: con il primo obiettivo di realizzare delle cellule di rappresentanza territoriale» spiega Beulcke. Idea e azione: «Trovare sede a Roma, attivarsi, e promuovere attivismo e metterlo in rete su un progetto comune. Una piattaforma online per incontrarsi a livello nazionale è invece una delle soluzioni in arrivo» continua.

Territorialità, lavoro e digital. Argomenti affini al pensiero politico di Bentivogli: «Da tempo sentivo la necessità di un nuovo impegno. C’è una parte del Paese che non trova nell’offerta politica le scelte più consone per il momento storico. Base Italia è un network che nasce per questo, non per essere un nuovo partito ma per promuovere la partecipazione delle persone» spiega l’ex sindacalista. «Base Italia è nata anche per due altri motivi: per essere un’alternativa alla potenza antipolitica sul panorama italiano, che evidenza una incompetenza mista a inesperienza; e per sopperire al colpo di grazia che ha subito il vecchio filone delle forze politiche italiane che non suscitano più passione»» continua ancora.

Presupposti che hanno portato il livello di impegno politico a livelli criticamente bassi. Ma che lasciano spazio a chi vuole fare «un metro in più verso il mondo delle istituzioni» ovvero «tanti italiani che sentano la necessità di una valorizzazione della buona politica», aggiunge Bentivogli.

Ripartire dai contenuti, quindi, con uno sguardo alla chiarezza delle idee. Uno dei pilastri di Base Italia è infatti parlare a più fasce della popolazione: «Tradurre le nostre ragioni alle persone, e non solo alla bolla dei competenti. Altrimenti senza semplificazione si lascia spazio alla banalizzazione populista. Così siamo partiti da Base Italia: la prima caratteristica che ci contraddistingue è il fatto di avere diverse personalità all’interno del nostro comitato scientifico, con vari economisti e personalità di diverse scuole di pensiero e diverse opinioni, in modo da dialogare con una platea eterogenea e rigorosamente 50% uomini e 50% donne», puntualizza Bentivogli.

I prossimi passi dell’associazione, nella pratica, prevedono una strutturazione più solida dello scheletro organizzativo. Ogni regione avrà un suo referente, saranno creati degli eventi, prima virtuali tramite la piattaforma e poi fisici, e delle iniziative per influenzare gli appuntamenti politici del Paese, con particolare attenzione alle periferie e alle aree interne, i luoghi derubricati dalle élite del campo progressista. A partire dalle prossime elezioni amministrative.

Perché, come chiarisce il presidente Luciano Floridi, Base Italia «è un tentativo di fare politica non facendo politica, ovvero lavorando per integrare le migliori energie della politica e portarne di nuove». L’obiettivo è quindi realizzare «una operazione dall’esterno, in grado di far fare alla politica qualcosa di meglio, muovendoci in prima persona e come rete» continua Floridi. E alla domanda: diventerete un partito? Floridi argomenta: «Base è pur sempre un attore politico, ma ci sono altre urgenze. L’associazione cerca di portare la società civile a riemergere e chiedere di più a chi la politica la fa per lavoro».

A chi si rivolge Base Italia? Open source è la parola magica. «Ovvero parla con tutti quelli che hanno voglia di ascoltare. Qualunque sia il loro orientamento o grado di istruzione» chiosa il presidente. Come si parla? «Sulla base delle idee: ovvero partire dall’idee per arrivare ai fatti, a differenza dei think tank che si fermano alle idee, chat e documenti. Perché le buone idee da sole non bastano, e anche per questo la nostra voce partirà dal basso, sul territorio: dalla piccola comunità alla grande città. Questo è il solo pizzico di popolarità che serve per battere il populismo: andare ad ascoltare i cittadini in giro per il Paese» spiega ancora Floridi.

Il comitato scientifico è l’altra costola importante di Base Italia. Composto per metà da uomini e metà da donne, «il comitato non sarà solo un cervello operativo, perché cercheremo di far prevalere un’intelligenza collettiva» dice Bentivogli. «Non vogliamo essere un think tank, ma una spinta all’élite per farle semplificare e tradurre i temi che riguardano la popolazione, per quanto complicate essi siano. Altrimenti, se non lo faremo, lasceremo spazio alla banalizzazione del populismo» dice l’ex sindacalista.

Insomma, l’idea è quella di essere un corpo intermedio capace di mettere una toppa là dove le attuali compagine politiche non arrivano. Forti anche della grandi occasioni di questo momento storico: «Abbiamo una grande chance con il Next Generation Eu, ma non basta il ceto politico o il progetto pensato con il capo di gabinetto. La nostra iniziativa servirà anche a questo: a guardare oltre, a superare il tweet di giornata e pensare oltre i meri scopi elettorali e a portare lontano l’orizzonte dell’impegno civile di un numero crescente di italiani»» conclude Bentivogli.

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