Eu bubble socialeLe nuove, poco chiare e discutibili regole anti contagio in Belgio

Le restrizioni approvate dal nuovo governo hanno creato confusione tra i cittadini. Gli stessi esercenti fanno fatica a capire chi deve chiudere e chi no. Non si può andare al bar, ma si possono invitare a cena a casa gli amici (solo 4) purché tutti si comportino come se fossero al ristorante

Afp

Un nuovo governo, arrivato dopo due anni di attesa e un gabinetto di emergenza messo in piedi in fretta e furia per gestire la pandemia. La fine di un’estate insolitamente lunga e calda. Ma anche un aumento quasi incontrollabile da Covid-19, a cui il Belgio, e soprattutto Bruxelles, sta reagendo con nuove misure restrittive per cercare di riportare la situazione sotto controllo. I casi attivi al momento sono quasi 140.000, per una popolazione di 11,46 milioni di persone, poco più di un sesto rispetto a quella dell’Italia. 

Già a partire dallo scorso fine settimana era stata imposta la chiusura obbligatoria di tutti i locali entro e non oltre le 23.00. Lo scorso martedì invece il Comitato di concertazione (composto dal primo ministro Alexander De Croo, e ministri-presidenti di Vallonia, Fiandre e Regione di Bruxelles Capitale – quest’ultimo, Rudi Vervoort – è risultato positivo al Coronavirus giovedì) ha deciso di ridurre la cosiddetta bulle sociale, cioè il numero di persone che è consentito frequentare oltre i componenti del proprio nucleo familiare. Scendono da cinque a tre, e diminuisce anche il numero di persone con cui poter uscire nei locali, quattro al massimo. .

A Bruxelles la situazione è molto più semplice, anche se nei fatti ben più preoccupante. Nella sola capitale e nelle zone circostanti infatti si sono registrati quasi 4000 nuovi casi solo durante l’ultima settimana. Motivo per cui il Comitato di Sicurezza della regione di Bruxelles-capitale (un organo diverso, composto stavolta dal ministro-presidente della regione, più tutti i sindaci dei 19 comuni dell’area) ha pensato che le misure federali non fossero abbastanza.

A partire da questo giovedì tutti i bar e caffè della città rimarranno chiusi per almeno un mese, con la possibilità neppure troppo remota di ulteriori restrizioni nel prossimo futuro se  la situazione non dovesse cambiare in meglio. E non è un caso se la stretta sia entrata in vigore proprio di giovedì, il giorno che dà inizio al fine settimana nella capitale belga, con l’afterwork di Place Luxembourg (o più semplicemente Plux) ad aprire le danze.

Una Plux che per colpa di pandemia e lockdown aveva già perso di smalto, ma che sperava di tornare a una pseudo-normalità. Ma forse non tutti prenderanno male la novità. Perché no, non tutti amano Plux. Place du Louxembourg, specialmente il giovedì sera, è stata definita da Politico come the Best place in the world/worst place in the world depending on your age/availability for sex/tolerance for Eurocrats, e probabilmente a questo non serve aggiungere altro. 

Il nuovo giro di vite avrà sicuramente qualche conseguenza sulle attività di networking, professionali o meno, della EU Bubble. Queste avevano già subito un duro colpo con l’avvento del telelavoro che ha bloccato o comunque limitato ampiamente l’ingresso nelle istituzioni, con i loro bar e i loro angoli nascosti da occhi e orecchi indiscreti. Da questo momento in poi sarà molto più difficile anche incontrarsi al di fuori delle sedi dell’eurocrazia. Niente più caffè, niente più birre belghe a facilitare la mediazione tra posizioni contrastanti. La gabbia dorata entro cui si muovono gli addetti ai lavori della EuBubble comincia forse a perdere di lucentezza mano a mano che ci si addentra nella stagione più fredda – e soprattutto più piovosa – della capitale dell’Europa. 

Le rigidità imposte da Bruxelles sembrano però andare in direzione contraria rispetto all’orientamento del Parlamento europeo, che sta pensando di ripristinare le sessioni plenarie a Strasburgo con la prossima trasferta prevista tra più o meno due settimane. Una mossa abbastanza rischiosa. Questa placherebbe di sicuro il nervosismo di Emmanuel Macron, che da tempo insiste perché la sede francese del Parlamento europeo venga riattivata, ma si tradurrebbe nello spostamento di tutto il circo istituzionale europeo dalla zona rossa belga alla zona rossa francese. Pas vraiment l’idéal, come direbbero i francofoni. 

Nel frattempo a chi abita in città non rimane altro che ritrovarsi in casa. In questi primi giorni gli stessi esercenti fanno fatica a capire chi deve chiudere e chi no. Inizialmente sembrava che bar e caffè provvisti di cucina potessero rimanere aperti, ma in un secondo momento le autorità hanno messo in chiaro che in realtà tutto dovrà chiudere, eccezion fatta per i soli ristoranti. Peccato però che capire esattamente quale sia la differenza tra bar e ristorante non sia così semplice. 

 Anche per chi rinuncerà a uscire ripiegando sulle cene a casa le regole non mancano. Innanzitutto sono ammessi solo 4 invitati oltre ai componenti per gruppo familiare. E l’istituto Nazionale di Sanità Sciensano ha pubblicato le buone norme da seguire per essere dei perfetti padroni di casa ai tempi del coronavirus. In generale, dicono gli esperti di Sciensano, ci si dovrebbe comportare un po’ come si fosse al ristorante. Chi serve deve portare la mascherina, gli invitati devono indossarla ogni volta che si alzano dal tavolo e non possono assolutamente aiutare il padrone di casa a sparecchiare. Assolutamente vietato anche girare per casa toccando oggetti vari e soprammobili. 

Le nuove regole riusciranno a riportare la situazione sotto controllo o aggiungeranno solo caos al caos? Se ne riparla tra un mese, o forse anche prima.   

 

 

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