Undici giorni all’albaSorpresa, un bel dibattito nonostante le solite bugie di Trump

Con un presidente così naturalmente predisposto a ingannare tutti, e visto il precedente incontro, sembrava un’impresa impossibile (brava la giornalista). Il candidato repubblicano si è ripresentato come un outsider antipolitico, nonostante risieda alla Casa Bianca, mentre Biden ha puntato sul decoro e sulla qualità morale dei due sfidanti

Un bel dibattito ben condotto dalla giornalista di Nbc Kristen Welker, nonostante sia pressoché impossibile assistere a un bel dibattito quando sul palco c’è un bugiardo patentato come Donald Trump. Mentre il presidente e lo sfidante Joe Biden se le davano di santa ragione alla Belmont University di Nashville, in Tennessee, i fact checker del New York Times sono andati ancora una volta in tilt nel dover chiosare con «falso», «non vero», «esagerato», «ingannevole», «manipolatorio» quasi tutte le affermazioni di Trump, il quale a un certo punto ha detto acrobaticamente di aver fatto per la comunità afroamericana più di ogni altro presidente della storia, forse anche più di Abramo Lincoln che guidò una guerra civile per abolire la schiavitù. Trump è fatto così, esagera le enormi bugie che dice con la naturalezza innata di chi sa di avere una predisposizione alla menzogna e non si cura più nemmeno di nasconderle.

Di buono c’è che quello di ieri notte in Tennessee potrebbe essere l’ultimo dibattito politico a cui mai parteciperà Trump, o che saremo interessati noi a seguire, ma è di conforto per tutti che possa essere l’ultimo dibattito anche per Joe Biden, una brava persona che sente il peso degli anni e che fatica, si impappina, balbetta a dover battagliare per un’ora e mezzo con un teppista come il palazzinaro di New York, tanto che a un certo punto, stremato, l’ex vicepresidente ha controllato sull’orologio quanto tempo mancasse alla fine, un gesto che in un’altra era geologica si disse costò a Bush padre la sconfitta al dibattito e alle elezioni del 1992 contro Bill Clinton.

Nonostante le premesse e il precedente sgradevole del primo incontro tra i due sfidanti, la brava giornalista di Nbc è riuscita a farli parlare senza grandi patemi sui vari temi all’ordine del giorno, di politica interna e sanitaria, di misure sociali ed economiche, finanche di politica estera, consentendo a entrambi di mostrare la loro visione dell’America dei prossimi quattro anni.

Al di là dei colpi bassi personali, delle accuse da talk show e delle bufale costruite artificialmente dai russi, Trump è riuscito a far passare l’idea che Biden è un politico vecchio stampo che parla parla parla ma non conclude nulla e anzi mette a rischio l’economia e la prosperità degli americani con le sue idee para-socialiste, dalla sanità pubblica alle restrizioni ambientali sull’industria petrolifera e sulla vita di tutti i giorni. Biden, invece, ha argomentato come il voto del 3 novembre sia in realtà un referendum sul decoro e sulla qualità morale del paese, a partire dalla storia pubblica dei candidati, oltre che sugli effetti nefasti della negligenza sulle questioni virali, razziali e ambientali, sottolineando ancora una volta la natura truffaldina, inaffidabile e farsesca di Trump.

Adesso mancano undici giorni al giorno del voto, anche se hanno già votato 47 milioni di americani. Nel 2016, proprio undici giorni prima dell’election day, una bizzarra lettera dell’Fbi che lasciava intendere la riapertura delle indagini sulle email di Hillary Clinton ha cambiato il corso di un’elezione presidenziale che fino a quel momento sembrava già vinta dai democratici. Pur non escludendo uno o più colpi di scena finali, siamo nel 2020 e uno dei due sfidanti è Trump, in questo ciclo elettorale il timore prevalente è che possa succedere qualcosa di eclatante dopo il 3 novembre, nel caso uno dei due candidati, in particolare il presidente, non dovesse accettare il responso sfavorevole delle urne.

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