Prevenire è meglio che curareL’Italia non può limitarsi a cambiare solo durante le crisi, dice Carlo Cottarelli

L’economista direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici individua alcune riforme prioritarie come lo snellimento della burocrazia e del fisco. Ma, dice, non è un buon segnale il fatto che si discuta di riforme così importanti solo nei momenti di massima difficoltà come questo

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Ogni Paese può impegnarsi, investire, fare riforme e creare nuove opportunità di crescita. Può, anzi deve farlo sempre. Non deve aspettare una crisi che metta disordine a tutti i livelli per immaginare di migliorare le cose. Parte da qui Carlo Cottarelli – economista direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici e tra i primi aderenti a “Base”, la nuova associazione fondata da Marco Bentivogli – parlando delle opportunità che si aprono in questa particolare fase storica.

Insomma vuole allontanare quel vecchio adagio, che ritorna in economia e in politica, «mai lasciarsi sfuggire una crisi». Ultimamente forse si sente ancora più spesso: una crisi porta con sé dei cambiamenti allo status quo e costringe a ricalibrare tante abitudini, ma è soprattutto l’occasione per gettare le basi per il futuro provando a migliorare.

Cottarelli invece legge questa crisi del 2020 «come un’opportunità, certo, ma è anche un periodo in cui è ancor più importante che qualsiasi cosa sia fatta nel modo più accurato e più efficiente possibile. Quindi non sarei così cinico da dire che la cosa peggiore che si possa fare è lasciarsi scappare una crisi come questa».

I cambiamenti ci saranno, in un modo o nell’altro, ma possono anche andare nella direzione sbagliata se non si lavora bene. «Mi piacerebbe vedere un Paese che invece riesce a muoversi sempre, non solo adesso perché siamo in una fase di crisi», dice Cottarelli.

Il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici era tra coloro che avevano giudicato positivamente l’esito dei negoziati per il Recovery fund: risorse che daranno una maggiore liquidità per fare quegli investimenti necessari che però prima rischiavano di finire in un cassetto per motivi di copertura finanziaria.

Gli investimenti legati al Recovery fund però saranno finanziati in base allo stato di avanzamento dei lavori. «Queste condizionalità in teoria sono un bene – dice Cottarelli – ma in pratica sarà tutto da vedere come si useranno. Se parlassimo solo di elementi facilmente misurabili come il deficit allora le condizionalità sarebbero sicuramente positive. Ma quando si deve fare la riforma della giustizia o della Pubblica amministrazione per renderle più veloci, giusto per fare un paio di esempi, è più difficili stabilire i criteri di valutazione. Parliamo di leggi in cui una virgola può fare la differenza».

L’esempio portato da Cottarelli va anche oltre le grandi riforme come quella della giustizia o della Pubblica amministrazione. «Anche se dobbiamo migliorare le infrastrutture: decidiamo di fare una linea dell’alta velocità in una qualsiasi parte d’Italia, l’investimento si fa, ma poi come si valuta la qualità dell’investimento e dei lavori? L’alta velocità può essere fatta ed essere fatta male».

Il rischio più grande però sarebbe quello di «far rientrare nel discorso fattori politici. Posso già prevedere discussioni interminabili per capire se il provvedimento preso era in linea con le promesse. Se prosegue questo clima di solidarietà in Europa i soldi arrivano anche se le cose non le facciamo. Però anche una minima deviazione potrebbe essere sufficiente a bloccare tutto».

In cima alla lista di priorità per l’Italia, tra le riforme che ormai non possono più aspettare, Cottarelli individua senza pensarci più di tanto la riduzione della burocrazia. «Non se ne può più – dice – di una burocrazia che mette i bastoni tra le ruote al settore privato, che si inventa procedure troppe complicate, che per qualsiasi cosa deve coinvolgere sempre troppi enti pubblici. Snellire la burocrazia permetterebbe poi di velocizzare tanti altri processi».

Un riferimento piuttosto recente e macroscopico è la lentezza con cui in primavera è stata erogata la cassa integrazione, che per Cottarelli sarebbe emblematica di un Paese che ha difficoltà a gestire anche processi così importanti.

Un altro punto su cui si sofferma l’economista è la riforma del Fisco, che avrebbe soprattutto due esigenze: «C’è bisogno di semplificazione anche qui, prima di tutto, perché negli anni ogni governo aggiunge qualcosa, si accumulano i provvedimenti uno sull’altro senza tanta logica. La seconda necessità è risolvere un problema di equità orizzontale, perché ci sono contribuenti con lo stesso reddito che finiscono per pagare somme diverse per qualche motivo. Poi andrebbe affrontato il discorso del livello della tassazione, che si potrebbe ridurre ma per quello poi bisognerebbe trovare una compensazione sul lato della spesa tagliando un po’ di sprechi».

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