Seconda ondataColoro che s’indignano perché Conte non ha fatto nulla dovrebbero spiegarci dove stavano negli ultimi sei mesi

Se non lo ricordate, ve lo dico io: in tv e sui giornali, a spiegarci come il governo che tutto il mondo c’invidia avesse piegato la curva dei contagi e spezzato le reni al virus, con la sola forza della sua indomita volontà

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Con la risalita dei contagi si susseguono le espressioni di vivo sconcerto tra cronisti, analisti e commentatori, per la nostra evidente impreparazione dinanzi alla prevedibilissima seconda ondata, e per il fatto che in questi sei mesi il governo Conte, ohibò, non sembra aver fatto proprio niente per prepararsi. Resta da capire dove fossero loro – gli sconcertati cronisti, analisti e commentatori di cui sopra – in questi sei mesi.

Se non lo ricordate, ve lo dico io: a ripetere ovunque, a voce o per iscritto, per radio, in tv o sui giornali, quanto superlativamente il governo Conte stesse affrontando la pandemia, come fosse diventato ormai un modello per l’Europa e per il mondo, quanto fosse amato dal popolo, apprezzato dagli scienziati e ammirato dalle classi dirigenti dell’intero pianeta.

Erano tutti lì, con poche eccezioni, a spiegarci come il governo che tutto il mondo c’invidia avesse piegato la curva dei contagi e spezzato le reni al virus, con la sola forza della sua indomita volontà. E adesso che la curva dei contagi torna a salire, proprio come le file per i tamponi, davanti agli studi medici e agli ospedali, adesso che tutti sembrano accorgersi d’improvviso che dal tracciamento al trasporto pubblico nulla è stato organizzato per tempo e tutto s’improvvisa di giorno in giorno, ecco che in tanti cominciano finalmente a domandare: ma cosa ha fatto il governo in tutti questi mesi?

Buona domanda, che sarebbe lecito attendersi da chi fosse appena tornato da una gita in qualche lontana galassia, e guardandosi intorno stentasse a riconoscere quel modello di buon governo, competenza e affidabilità che aveva lasciato alla partenza: quell’incessante produzione di riunioni a mezzo di riunioni, tra commissioni, task force e comitati tecnico-scientifici, culminata nell’indimenticabile settimana di sfilate a villa Pamphilj con tutte le categorie sociali presenti sull’elenco telefonico.

Non ci voleva la sfera di cristallo per avvertire – allora – che dal famoso modello coreano a tre T (Testare, Tracciare, Trattare) eravamo già passati al più antico modello italiano a tre P: Più avanti, Più o meno, Può darsi. Ma allora al governo Conte sorridevano i monti, i sondaggi, gli equilibri politici e istituzionali, e in pochi avevano voglia di mettersi di traverso.

Parlare di «Scimmie al volante», come fa il libro dei giornalisti di Repubblica Marco Mensurati e Fabio Tonacci, edito da Rizzoli, non mi convince, perché mi sembra una forma di anti-populismo omeopatico, non meno antipolitico e preconcetto del suo bersaglio. Ma al di là dell’immagine scelta e delle considerazioni politiche generali che sottende, e che non condivido, è difficile non farsi convincere dal puntuale – e meritorio – resoconto dei fatti, delle fesserie e dei pasticci, del continuo scaricabarile e delle reiterate contraddizioni di cui questo governo si è reso protagonista, con il validissimo aiuto dell’opposizione, di vari illustri scienziati e di tanti illustrissimi osservatori e commentatori.

In ogni caso, ripercorrendo quanto è stato fatto e detto da marzo a oggi, e soprattutto quanto non è stato fatto, la conclusione che se ne ricava è che se oggi siamo in questa situazione la colpa non è solo di chi al volante si è addormentato, diciamo così, ma anche di chi ha passato questi mesi a cantargli la ninna nanna, facendo di tutto per non svegliarlo.

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