Il giorno del giudizioBiden non ha ancora vinto, potrebbero piovere rane

Lo sfidante di Trump è in vantaggio, ma ci sono alcuni dati preoccupanti in vista del voto del 3 novembre: i repubblicani stanno registrando più elettori dei democratici e sono ripartite le raccapriccianti teorie cospirative tipo il pizzagate del 2016 (al momento senza retwitt del presidente della Rai)

Afp

C’è molto entusiasmo, si respira grande sicurezza sull’esito delle elezioni presidenziali americane, ma Joe Biden non ha ancora vinto. I sondaggi nazionali con doppia cifra di vantaggio vogliono dire poco in un paese che vota Stato per Stato. Biden è davanti anche localmente, dove conta, ma con un margine inferiore rispetto a quanto fosse in vantaggio Hillary Clinton nel 2016.

Ricordiamoci che dati alla mano quattro anni fa nessuno, nemmeno Trump nelle sue più rosee aspettative, immaginava che il Cialtrone potesse vincere. Adesso Trump è già alla Casa Bianca, l’impossibile è già accaduto. Ricordiamoci anche che undici giorni prima del voto del 2016 arrivò l’Fbi, dopo il Kgb, a cambiare il corso della storia. Siamo nel 2020, non escludiamo nulla, potrebbero ancora piovere rane e potremmo essere invasi dalle cavallette.

A tre settimane da un’elezione che in realtà è già cominciata da tempo, via posta e via voto anticipato, tutto però lascia supporre che Biden sconfiggerà Trump. Il New York Times pubblica ogni giorno infografiche dettagliate per spiegare che secondo i sondaggi attuali l’ex vicepresidente vincerebbe anche se fossero sbagliati quanto erano sbagliati quelli che quattro anni fa davano in vantaggio Hillary.

Ci sono però alcuni aspetti molto preoccupanti, a cominciare dal fatto che oltre il quaranta per cento degli americani ripone ancora fiducia nel Cialtrone in chief, nonostante la criminale e criminogena gestione, chiamiamola così, della pandemia, per non parlare di tutto il resto: dalla truffa ventennale all’erario alle rivelazioni sconvolgenti dei suoi ex consiglieri, senza dimenticare quelli che sono finiti in galera.

Due cose, però, sono davvero allarmanti e non consentono di dichiarare chiusa anzitempo la partita tra Biden e Trump. La prima è quella dei dati dell’iscrizione alle liste elettorali, in un paese dove per votare bisogna registrarsi. Un’analisi del Cook Political Report, riportato dal New York Times, svela che a fronte di molti indicatori a favore di Biden, i repubblicani hanno convinto di gran lunga più gente a iscriversi nelle liste elettorali e in particolare in tre dei sei stati vinti da Trump nel 2016 come meno di cinque punti di scarto.

In Florida, North Carolina and Pennsylvania, dove al momento della registrazione si dichiara l’appartenenza politica, si sono aggiunti 195,652 elettori repubblicani rispetto ai 98,362 democratici in Florida, 135,619 repubblicani contro 57,985 democratici in Pennsylvania, 83,785 a 38,137 in North Carolina. L’eccezione è l’Arizona, dove gli iscritti democratici sono meno di duemila in più rispetto ai repubblicani, mentre nei due Stati rimanenti non è prevista l’indicazione dell’affiliazione.

La seconda cosa preoccupante è la diffusione via talk show radiofonici e condivisioni social di teorie cospirative volte a mobilitare elettori e milizie di destra il giorno delle elezioni e oltre. Nel 2016 successe la stessa cosa, ma il fenomeno fu sottovalutato e liquidato come robaccia, qual era. Ma la bufala delle cene sataniche di Hillary nel sottoscala della pizzeria Comet Ping Pong di Washington aveva preso piede sia negli inferi del web sia alla luce del sole con i retwitt del consigliere per la sicurezza nazionale di Trump e dall’attuale presidente della Rai.

Questa volta la notizia falsa che circola è quella di un colpo di stato che i democratici starebbero organizzando per destituire Trump dalla Casa Bianca, quando semmai è Trump ad aver detto in tutti i modi che non accetterà una transizione pacifica in caso di sconfitta alle urne, ipotesi che ieri la neonominata giudice suprema Amy Coney Barrett al Senato ha definito «controversia politica» su cui non vuole entrare, dimostrando per la prima volta in modo palese di essere davvero pericolosa e unfit, inadatta a far parte della Corte, avendo rifiutato tra le altre cose anche di condannare le attività illegali di soppressione del diritto di voto in certe zone del paese.

Così come il virus non è stato ancora debellato, Biden non ha ancora vinto. Il 2020 è ancora qui.

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