La corsa per le terapie Quanto costerà il vaccino contro il Covid-19 (quando e se arriverà)

Dato l’impiego di nuove strategie e l’inedita collaborazione tra le aziende produttrici è difficile fare una stima: i calcoli per ogni singola dose si aggirerebbero tra i 3 e i 30 dollari. In più ci sono problemi etici che riguardano la distribuzione ai Paesi più poveri e il costo a loro carico

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La seconda ondata che sta colpendo tutta Europa e le difficoltà dei sistemi sanitari nazionali nel tracciare, testare e curare i malati, dimostrano che il vaccino contro il Covid-19 è fondamentale per riuscire a tornare alla normalità. Tuttavia, nessuno sa quando e come arriverà.

Ad aumentare il senso d’incertezza nell’opinione pubblica italiana sono le dichiarazioni alquanto ottimistiche del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione di un’anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa “Perché l’Italia amò Mussolini (e come ha resistito alla dittatura del Covid)”: «Le prime dosi saranno disponibili a inizio dicembre, ma per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera».

Con la speranza che la scienza trovi al più presto la terapia giusta, ci si domanda quali siano i costi di un vaccino che possa bloccare o quantomeno rallentare l’avanzata del virus. La conseguenza del prezzo di una singola dose di vaccino dipende da una serie di fattori, che vanno dai risultati dei test alla loro efficacia, passando per i costi di sviluppo e produzione, dalla lotta messa in atto dalla concorrenza, alla domanda degli acquirenti.

Un lungo articolo del Financial Times ha provato a mettere insieme le informazioni disponibili per capire quanto costerà ai nostri sistemi sanitari la campagna di vaccinazioni prevista, se tutto va bene, per il 2021. Si stima che i costi per ogni singola dose si aggirino tra i 3 e i 30 dollari, una differenza molto rilevante se si moltiplica per i milioni di dosi necessarie, e influenzata da una serie di fattori.

«L’urgenza creata della pandemia e la sua diffusione globale hanno aggiunto livelli di complessità. Nella fretta di sviluppare il vaccino giusto, le aziende stanno sperimentando diverse tecnologie e, con una decisione senza precedenti, alcuni produttori di farmaci stanno pianificando di consentire ad altre società di produrre le loro dosi, complicando ulteriormente i calcoli dei costi», scrive il Financial Times.

Il quotidiano britannico riporta che i prezzi non sono stati resi pubblici dalle case farmaceutiche: finora sia le istituzioni che le compagnie private hanno difeso in modo abbastanza risoluto il loro diritto alla privacy (e al negoziato). Ma, come spesso accade in queste trattative, alcune persone coinvolte hanno cominciato a fornire dettagli alla stampa. Ad esempio, sappiamo che la Johnson & Johnson ha sviluppato il vaccino congiuntamente alla Sanofi e alla GSK con un prezzo di circa 10 dollari a dose, mentre Moderna, un’azienda più giovane attualmente ancora in perdita, ha chiesto per il suo vaccino circa 50/60 dollari a ciclo, dopo che in partenza aveva chiesto il doppio dell’importo. L’azienda svedese-britannica AstraZeneca, invece, si sarebbe accordata con l’Unione europea per circa 3/4 dollari a fiala. Mentre la cinese Sinovac, azienda biofarmaceutica con sede a Pechino, ha iniziato a vendere il suo vaccino a 60 dollari per due dosi.

Per i paesi più sviluppati il prezzo del vaccino, all’interno di una crisi così acuta, può sembrare poco importante, soprattutto a fronte degli investimenti messi in campo per proteggere l’economia. Ma persone particolarmente attente ai problemi dei Paesi più poveri, come Bill Gates, fondatore di Microsoft e della Fondazione Bill & Melinda Gates, stanno cercando di sensibilizzare il mondo anche sui risvolti etici della questione. Gates si è impegnato fin da subito per la ricerca di un vaccino contro il Covid-19, e ha detto al Financial Times che le aziende farmaceutiche e di biofarmaceutiche dovrebbero creare una struttura, sovvenzionata dai paesi più ricchi, grazie alla quale i paesi più in difficoltà paghino soli 3 dollari o meno per vaccino.

«Il prezzo ha bisogno di tre livelli – sostiene Bill Gates – in cui i paesi ricchi paghino gran parte dei costi fissi, i paesi a reddito medio alcuni dei costi fissi e i paesi più poveri soltanto il costo marginale. Abbiamo dovuto spiegare a un paio di amministratori delegati di aziende farmaceutiche che, anche nel contesto no profit, questa suddivisione dei costi è assolutamente necessaria per massimizzare il benefici per tutti gli esseri umani».

Ci sono paesi poveri come l’India, che hanno però un’ottima industria farmaceutica. E le aziende indiane hanno duramente criticato quelle occidentali, accusate di voler tenere alti i prezzi dei vaccini e di volerli distribuire soltanto nei paesi ricchi perché incapaci di competere con il più grande produttore di vaccini al mondo, l’India’s Serum Institute, che prevede di lanciare i suoi a 3 euro a dose: «Non vogliono dare il vaccino al resto del mondo perché dovrebbero competere con aziende come la nostra, che lo produce a 3 dollari a dose», ha spiegato Adar Poonawalla, amministratore delegato del  Serum Institute al Financial times. Secondo Poonawalla, i costi di produzione europei, naturalmente più elevati rispetto a quelli indiani, non giustificano la differenza di prezzo tra il suo vaccino e alcuni di quelli occidentali.

Tuttavia, le Nazioni Unite e la Fondazione di Bill Gates hanno raggiunto un accordo con l’India’s Serum Institute per la distribuzione di 200 milioni di vaccini, sperimentati da AstraZeneca e Novavax, per paesi a basso e medio reddito. Così come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ha cofinanziato nove vaccini sperimentali insieme ad aziende e ed istituzioni accademiche.

La verità è che le case farmaceutiche stanno accelerando un processo che normalmente dura circa 10 anni per riuscire ad essere pronte in 12-18 mesi, e non per qualche migliaio di dosi, ma per centinaia di milioni o addirittura miliardi. È chiaro che questo cambia la prospettiva: «È un business molto rischioso», ammette uno dei funzionari europei contattati dal Financial Times. Anche perché la certezza che il vaccino sia già completamente efficace ancora non la abbiamo.