Sostegno inconsapevoleIl migliore alleato di Conte è Salvini

Il leader della Lega difende molto male gli interessi del suo elettorato. Da quando è all’opposizione ha collezionato così tanti macroscopici errori da diventare la stampella del governo demogrillino. La sua gestione ha sminuito la forza elettorale del Carroccio che rischia di soccombere nelle prossime elezioni amministrative a Roma e Milano

Matteo Salvini si sta trasformando nel più grande alleato di Giuseppe Conte, e fornisce al Partito democratico/sinistra vetero-statalista il migliore alibi per non affrontare i veri problemi del paese. Salvini continua a monopolizzare la scena con un partito che ha perso un terzo del consenso da 34% a 23% (e continuerà a perderlo senza un immediato cambio di rotta) con una serie di errori macroscopici.

– L’allineamento in Europa al Fronte nazionale di Marine Le Pen che sarà sempre inviso a chiunque governi in Europa, soprattutto al solidissimo e inamovibile fronte di stabilità e potere europeo costituito da Francia e Germania.

– Una campagna anti euro e anti Europa antistorica e autolesionista in un contesto dove è evidente a tutti che la Banca centrale, la Commissione e l’Europarlamento sono il salvagente unico in una tempesta tremenda. Ipotesi di cancellazione del debito o altre fantasie sovraniste alla Claudio Borghi sono palesemente senza senso, non hanno alcuna possibilità di essere realizzate senza la volontà di tedeschi olandesi o altri paesi frugali, e questa volontà viene meno immediatamente appena un italiano (il presidente del Parlamento europeo David Sassoli in questo è stato pessimo) chiede nuove soluzioni che comportano spesa e debito.

Come si fa a non capire che si vota anche al nord Europa e che ogni ipotesi di trasferimento di risorse finanziarie all’Italia è come fumo negli occhi per l’elettorato? Come si fa a non capire che in Germania la sola idea di cancellazione debito ha la stessa popolarità elettorale in Veneto e Lombardia di «rifacciamo la cassa del Mezzogiorno con massivi trasferimenti al sud di Italia». Ma chi lo vota un partito tedesco in Germania che sostiene una posizione simile? Mi sembra surreale che non venga colto.

– I toni continuamente urlati e sguaiati alienano una vasta fetta di elettorato moderato che infatti si muove verso la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che pur partendo da posizioni molto a destra si muove con meno aggressività e offre più rassicurazioni anche con l’affiliazioni ai conservatori in Europa di cui è diventata presidente. Il ruolo di mediazione giocato da Meloni nella votazione allo scostamento di bilancio ne è evidente dimostrazione e servirà per attrarre significativo consenso proprio a scapito della Lega.

– Una gestione ondivaga del rapporto tra sud e nord che ha spostato la Lega da un partito pressoché solo settentrionale a un partito nazionale, salvo poi fallire nella identificazione di un messaggio credibile al sud con conseguente crollo dei consensi. Non si può essere partito nazionale senza un messaggio coinvolgente e limitarsi al tema dell’immigrazione, che peraltro al sud è molto meno rilevante (salvo i luoghi degli sbarchi) per evidenti motivi.

– Infine forse l’errore più grande e anche il più incomprensibile è un accentramento personalistico della rappresentazione del potere. Dal Papeete al “Salvini premier” si è cercato di identificare il partito e il movimento ideologico con la persona Salvini. Questa è una scorciatoia nel breve e una tragedia nel medio lungo periodo. Infatti a breve il consenso è arrivato, ma nel momento in cui emergono i limiti enormi del personaggio Salvini, con riferimenti culturali poco solidi, sostanzialmente privo di consiglieri e approfondimenti adeguati ai vari momenti di scelta del paese, il consenso rapidamente come è arrivato se ne va.

Alcuni temi posti dalla Lega sono condivisibili per molti elettori specie moderati, ma la figura Salvini non lo è per nulla e quindi si torna all’astensione, a Meloni, o magari in futuro Carlo Calenda. Questo errore è anche più macroscopico e grave disponendo di personalità come Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti che sono rassicuranti, più moderate e comunque fedeli alla Lega. Da un uomo solo al comando (perdente) a una forte squadra della Lega di cui Salvini è solo un elemento rilevante ma non totalizzante il passo è lungo, ma necessario.

Tutti questi macroscopici errori sono diventati la vera e pressoché unica stampella del disastroso governo Conte II. Questo governo che sta gestendo in modo pessimo la crisi sotto ogni aspetto, nasce proprio per impedire a Salvini i pieni poteri (altro errore quasi incredibile), e quindi da subito Salvini ne è stato involontario artefice. Non contento per 12 mesi ne è stato il sostenitore implicito più accanito. Gli esempi?

– Trasformare le elezioni in Emilia Romagna in un plebiscito (perso) con un candidato molto debole. E quindi rafforzare il governo il giorno dopo.

– Trasformare le elezioni regionali del 2020 in un secondo plebiscito («vinciamo 7 a 0») . Anche qui perdendo specie la Puglia e in minore misura la Toscana

– Continuare più recentemente in un opera di distruzione del partner moderato e in questo momento debole nei sondaggi (Forza Italia ) e quindi inevitabilmente accelerando il processo di avvicinamento al governo dell’ala governista di Forza Italia.

Tutte queste manovre tradiscono nei fatti una visione del mondo assai coerente e personalistica. Il mondo sono io, perché sono il leader dello schieramento più forte. Questo tra poco non sarà più vero perché sia Partito democratico e poi anche Fratelli d’Italia, senza un immediato cambiamento di rotta, supereranno la Lega nei consensi elettorali, e il rischio che la Lega venga sconfitta è altissimo a Roma e soprattutto Milano, con una legge a doppio turno storicamente difficile per il centrodestra.

Ma al di là della possibile (probabile?) sconfitta nelle due città simbolo italiane in primavera, ciò che stupisce è all’opposto la mancanza di una visione di critica dell’operato del governo su un tema chiave: la gestione del piano di ripartenza e la necessità dello sviluppo economico. Un tema ovvio, facile, popolare, unificante nel centro destra. A condizione di evitare la personalizzazione di cui sopra.

Eppure Salvini ne avrebbe di critiche da fare:

– Critica alla cultura statalista e assistenzialista del governo. Dai monopattini ai banchi a rotelle ai bonus a pioggia.

– Critica all’incapacità di agire del governo. Ormai evidente a tutti.

– Critica all’incoscienza del continuare ad accumulare debito su debito. Non sostenendo la necessità di fare altro debito, o peggio di cancellarlo, ma piuttosto la necessità di fare sviluppo economico per pagare il debito.

– Sostegno alle imprese e al lavoro autonomo non solo e non tanto con la cancellazione delle tasse ma con proposte concrete di eliminazione della burocrazia.

– Proposte specifiche di riduzione dell’invadenza dello stato nella vita di tutti. Sostegno a una linea liberale di arretramento dello stato nell’economia.

– Gestione della legalità e dell’immigrazione senza il giustizialismo a orologeria dei Cinque stelle e di una parte del Partito democratico ma senza nemmeno l’ipocrisia dell’accogliamo tutti sempre e comunque che non è possibile.

Sono temi che oggi vengono lasciati quasi nel dimenticatoio o accennati brevemente tra un invettiva sugli immigrati e una trovata anti euro di Borghi. E quindi non vengono colti dall’elettorato. Sono anche temi che richiedono competenze e approfondimento delle proposte che non possono limitarsi all’abolizione delle tasse o alla eliminazione dell’immigrazione. (impossibili poi da realizzare per evidenti motivi e non molto credibili per l’elettorato).

La base di tutto è il riconoscere che l’uscita dal tunnel covid più decrescita demografica più alto indebitamento generato da decenni di spesa pubblica improduttiva passa solo dalla liberazione di forze proprie della società civile, e quindi da una spiccata dose di cultura liberale e non più statalista. Purtroppo per gli statalisti dovranno tra non molto accettare che la tenuta stessa dello stato sociale come lo conosciamo, dipende proprio dalla capacità dei nemici storici (imprenditori e lavoratori autonomi) di crescere e farlo anche alla svelta. Una vera e propria nemesi che la Lega e altri soggetti di stampo liberale potranno agevolmente esporre.

In questo contesto invece Conte prospera. A ogni idiozia dei Cinquestelle (e la collezione è amplissima: dal Meccanismo europeo di stabilità, all’Alitalia, ai banchi a rotelle, ai monopattini, a Ilva, al blocco dei licenziamenti, al reddito di cittadinanza, e molto altro) quando la maggioranza del Paese dice «con questo governo non andiamo da nessuna parte, anzi ci schianteremo», una consistente parte del Paese anche se condivide l’affermazione insorge e dice «si ma se l’alternativa è Salvini… no grazie». E Conte riparte serenamente a fare conferenze stampa surreali, Dpcm senza senso, ritardi, errori, squadra ministeriale patetica.

Salvini in sintesi rappresenta il vero motivo di esistere di Conte II. Altri motivi non ci sono. E Salvini non sarà mai presidente del Consiglio. Questo è evidente a tutti salvo forse lui e al suo cerchio magico. Un centrodestra con Salvini candidato premier è il migliore spot elettorale possibile per il Partito democratico che automaticamente diventerebbe il partito di centro imprescindibile in ogni governo per evitare il ritorno del leader della Lega.

Se insiste nell’essere il centro del mondo dell’opposizione, non farà altro che distruggere le aspettative del suo elettorato che non ne può più di questo raffazzonato governo, della cultura anti impresa e anti lavoro dei Cinquestelle, della volontà storica del Partito democratico di essere partito egemone anche senza i voti per esserlo, e in generale farà sì che gran parte dei mali che hanno afflitto il paese negli ultimi 30 anni continuino a esistere con la sciagurata e pervicace scelta del tax and spend che adesso si è solo trasformata in spend and tax per merito del covid, in più con un’aura di necessità «per salvare la salute».

Salvini difende poco e male gli interessi del suo elettorato. E come sempre succede in Italia, gli elettori magari si illudono rapidamente (Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Cinquestelle e poi Lega) e danno un consenso ampio che in alcuni casi può arrivare fino al 35% o 40%, ma poi altrettanto rapidamente cambiano idea e il retaggio della disillusione, anche rancorosa, porta chi aveva generato l’illusione al 5%-8% (Berlusconi, Renzi, Cinquestelle e in futuro Lega).

Per ottenere risultati tangibili Salvini dovrebbe fare un grande passo indietro, Sarebbe un bene per i suoi elettori, ma un grosso male per la persona Salvini. Questa è la differenza tra uno statista e un temporaneo figurante della politica, non dissimile da Giuseppe Conte o Luigi Di Maio.

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