Transizione interrottaChi è la trumpiana che blocca il passaggio di consegne formale a Biden

Emily Murphy è l’amministratrice della General Services Administration ed è la persona che deve dare via al processo che permetterebbe al transition team del candidato eletto di accedere ai 6,3 milioni di fondi federali destinati a gestire questa fase in attesa del 20 gennaio, giorno in cui il 46esimo presidente della storia degli Stati Uniti entrerà in carica

AP/LaPresse

È passata una settimana dall’Election Day, tre giorni da quando Joe Biden è stato dichiarato vincitore. Ma la transizione dal 45esimo presidente, Donald Trump, al suo successore si sta rivelando più farraginosa del previsto. Dovrebbe essere poco più che una formalità, una semplice consuetudine. Eppure non è ancora iniziata.

Emily W. Murphy è l’amministratrice della General Services Administration (Gsa), l’agenzia indipendente del governo statunitense che supporta il funzionamento delle altre agenzie federali. È lei – nominata proprio durante l’amministrazione Trump – a dover riconoscere formalmente Biden come presidente e dare inizio al percorso di transizione, permettendo tra l’altro al transition team del candidato eletto di accedere ai 6,3 milioni di fondi federali destinati a gestire questa fase che durerà fino all’insediamento del 20 gennaio. Giorno in cui Biden inizierà il suo mandato.

Murphy ha l’autorità legale per dare il via alla transizione, ma non ha ancora fatto nulla.

Il New York Times scrive che lo staff di Biden «ha chiesto all’amministrazione Trump di porre fine a quella che è stata definita “un’ostruzione ingiustificata”. Questo stallo sta impedendo al team di Biden di trasferirsi negli uffici governativi, comprese le strutture dove si possono discutere le informazioni riservate. Ad esempio lo staff di Biden non può incontrare i membri delle agenzie o iniziare a scandagliare gli archivi per controllare i precedenti dei potenziali candidati a un ruolo nel governo. Operazioni che richiedono un accesso top-secret».

La risposta dei funzionari della Casa Bianca starebbe in un precedente: «La transizione dopo le elezioni presidenziali del 2000 è stata ritardata dalla disputa in tribunale tra gli staff di Al Gore e George W. Bush proseguita per diverse settimane, sarebbe strano per il presidente Trump inviare qualunque sorta di segnale per consentire l’inizio della transizione mentre è ancora impegnato in tribunale», scrive il New York Times. Il riferimento è alla possibilità di fare ricorso per il voto in alcuni Stati chiave che hanno dato a Biden la vittoria: Georgia e Pennsylvania soprattutto.

In circostanze normali l’ok di Emily Murphy sarebbe arrivato subito dopo il discorso del perdente delle elezioni: poco più di una formalità che certifica la consapevolezza che entrambe le parti abbiano accettato il risultato elettorale. Nel 2016 infatti la General Services Administration aveva preso la decisione la mattina del 9 novembre, il giorno dopo le elezioni.

Sempre il New York Times spiega che lunedì la portavoce della Gsa Pamela D. Pennington ha detto che l’esito del voto «non è stato ancora accertato», che «la Gsa e il suo amministratore continueranno a rispettare e adempiere a tutti i requisiti previsti dalla legge e seguire il precedente del 2000».

A questo punto è molto probabile che Emily Murphy non faccia la sua mossa prima che Trump ammetta la sua sconfitta.

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