Social distancingL’Erasmus ai tempi del Coronavirus

Banditi i pomeriggi in biblioteca, le feste nei locali notturni, le attività culturali. Per i ragazzi che ora studiano all’estero è certamente un anno particolare. Spesso non possono scegliere di seguire una lezione in presenza né di esplorare il Paese che li ospita. E devono adattarsi a convivenze forzate con persone appena conosciute e termini medici da imparare alla svelta

Pixabay

La pandemia e le misure imposte nei Paesi europei per fronteggiarla stanno limitando le attività degli studenti all’estero. Che però non si arrendono e riescono a trovare i lati positivi.

Niente attività culturali, pomeriggi in biblioteca o feste nei locali notturni. Spesso nessuna lezione in presenza, né week-end in giro per il Paese che li ospita. Convivenze forzate con persone appena conosciute e termini medici da imparare alla svelta. È certamente un anno di studio all’estero strano quello dei ragazzi in Erasmus nel 2020. I momenti di socializzazione extra-accademica, così importanti nelle esperienze di mobilità studentesca, sono ridotti al minimo e anche i viaggi per tornare a casa possono diventare un problema.

«Questo Erasmus non è come me lo aspettavo», dice sconsolata Sophia, studentessa 23enne tedesca di medicina in trasferta a Bruxelles. Per i ragazzi della sua età evitare i contatti fisici con le persone è una grossa rinuncia: «Avrei voluto conoscere altri studenti europei, confrontarmi con loro, farmi nuovi amici. Con la distanza sociale e la regola della “bolla” però è impossibile». Sospese lezioni e corsi sportivi delle università e interdette le gite fuori porta, viene meno ogni possibilità di fare nuove conoscenze. «La mia vita qui è una serie continua di piccole delusioni che frustrano le mie aspettative».

Alle difficoltà proprie dell’Erasmus, che per molti studenti costituisce la prima esperienza lontano da casa, si sommano quelle provocate dalla diffusione del Coronavirus. Nonostante ciò, la maggior parte dei ragazzi non sembra intenzionata ad arrendersi. Secondo una ricerca condotta da Erasmus Student Network durante la prima ondata della pandemia, il 65% degli studenti ha deciso comunque di proseguire il proprio soggiorno.

Per alcuni di loro è più facile, perché il Paese dove risiedono è meno colpito di altri. «In Portogallo fino a ora gli obblighi sanitari non mi hanno impedito di respirare lo spirito dell’Erasmus», spiega a Linkiesta Maria Vittoria, 22enne che da Roma si è spostata a Castelo Branco per il primo semestre di questo anno accademico.

Sicuramente le sono mancati i momenti di aggregazione e si poteva partire meglio con le “welcome week”, di solito organizzate per accogliere gli studenti stranieri e quest’anno annullate. «Avrei voluto trascorrere un fine settimana a Lisbona con altri quattro ragazzi, tutti di Paesi diversi. Sarebbe stata una bella esperienza di scambio e di crescita, ma il governo ha decretato il lockdown parziale per il comune dove mi trovo e abbiamo dovuto rinunciare».

La studentessa di Scienze della Formazione Primaria però non si perde d’animo. Il problema semmai potrà essere quello di tornare a casa, non solo per le possibili limitazioni ai viaggi che pendono sull’Europa: «Alla partenza dall’Italia avevo promesso di tornare a Natale, ma temo che non sarà possibile. Gli spostamenti possono espormi a rischi elevati, con la necessità di tamponi o quarantene all’arrivo».

Gli studenti stranieri in Italia: confusione sulle norme

I dati complessivi europei sui programmi Erasmus ed Erasmus + (che comprende tirocini, corsi di formazione o periodi di insegnamento all’estero) nel 2020 saranno disponibili solo a gennaio 2021. Già da ora si può dire però che la pandemia non ha fermato la mobilità, tantomeno dall’Italia. Secondo un report di Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), nell’anno corrente le richieste per programmi Erasmus + di mobilità transnazionale sono persino aumentate del 5%.

Anche le città italiane continuano a ospitare studenti Erasmus, pur con un calo nei numeri dovuto alla pandemia. «Non abbiamo dati precisi in merito, ma direi che c’è una diminuzione del 30-40%», spiega a Linkiesta Francesco Galassi, responsabile per l’associazione Erasmus Student Network (Esn) di Bologna, una delle città a maggiore vocazione universitaria del nostro Paese.

A causa delle misure per contenere il virus, molte delle iniziative abituali di Esn sono impraticabili. «In tempi normali organizziamo qualcosa ogni giorno, quattro feste a settimana e viaggi in tutta Italia. All’inizio di ottobre, visto l’andamento dei contagi, abbiamo sospeso tutto». La mancanza di attività extra-accademiche sembra pesare molto sull’umore dei ragazzi. «Mi piacerebbe fare grandi feste e andare a ballare con gli amici – dice Rebecca, 20enne parigina che studia cinema a Bologna -. Ma forse la cosa che mi manca di più è camminare per strada senza mascherina e viaggiare senza preoccupazioni».

Alla sua collega Sandra, estone di 23 anni in corso a business administration, mancano di più mostre, musei ed esibizioni, attività culturali che a suo parere avrebbero potuto proseguire senza arrecare danni. Una situazione ancora più difficile da digerire per chi, come lei, sperimenta limitazioni molto meno rigide nel proprio Paese di provenienza. «In termini di salute, fisica e mentale, ci danneggia pure la chiusura delle palestre. Io non sono abituata: in Estonia i miei amici si lamentano che devono indossare la mascherina in ospedale, io devo metterla dappertutto…».

Entrambe concordano sulla confusione generata dai continui cambiamenti circa le restrizioni in atto e sul vortice di notizie contraddittorie, spesso complicate da interpretare per chi non parla italiano. Sandra si rammarica per l’impossibilità di visitare in lungo e in largo il nostro Paese, un aspetto fondamentale del suo soggiorno. «Per fortuna nei primi due mesi dell’Erasmus ho viaggiato parecchio. Nelle grandi città non c’erano turisti e i prezzi degli alloggi erano molto abbordabili». Un effetto collaterale positivo della pandemia, interrotto però bruscamente: «Durante un viaggio organizzato a Napoli, cinque dei miei compagni sono rimasti bloccati per un contatto ravvicinato con una persona positiva. Non potevano rientrare a Bologna nonostante il test negativo: le informazioni dalle autorità non erano chiare ed ero molto preoccupata».

 Viaggiare attraverso l’Italia è vietato, ma anche rivedere le proprie famiglie durante le feste non sarà una passeggiata per gli studenti internazionali, tra voli cancellati, paura del contagio e protocolli sanitari in continuo cambiamento. Difficile pure fare piani sui prossimi mesi dell’anno all’estero, come sottolinea Rebecca, che avrebbe voluto visitare la Sicilia ma ha dovuto desistere: «Cerchiamo di vivere alla giornata. Non sappiamo cosa succederà domani». lo spirito che accompagna ogni generazione di Erasmus è oggi più utile che mai.

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