La danza del pavoneOrbán ignora Bruxelles, minaccia il veto sul NextGenerationEu e vuole modificare la legge elettorale a suo favore

Il premier ungherese vuole approvare una norma per ammettere alle elezioni solo i partiti che corrono in almeno 50 distretti. Una mossa per scoraggiare i piccoli movimenti di opposizione ad appoggiare un candidato comune anti Fidesz

Lapresse

La settimana scorsa, nel bel mezzo della pandemia, il governo ungherese ha annunciato l’intenzione di modificare ancora la Costituzione del paese, introducendo sia una legge elettorale che favorirebbe il partito di governo Fidesz che articoli relativi a principi ispiratori riconducibili alla democrazia cristiana promossa dal premier Viktor Orbán. Potendo contare su una salda maggioranza di due terzi al Parlamento, l’approvazione di queste norme non è in discussione.

La modifica alla legge elettorale prevederebbe che qualunque partito voglia registrarsi alle elezioni debba correre in almeno 50 distretti elettorali, quasi il doppio degli attuali 27. Secondo l’esecutivo, in questo modo si scoraggerebbe la partecipazione degli pseudo-partiti, formazioni nate dal giorno alla notte esclusivamente per ricevere fondi pubblici.

Questo apparentemente lieve cambio della legge elettorale è un esempio paradigmatico della tattica del governo magiaro, il cosiddetto approccio Frankenstein, l’adozione di norme che in sè non pongono particolari problemi, ma che inserite nell’attuale contesto della politica ungherese servono a consolidare la presa del governo sulle istituzioni.

Secondo molti analisti, come il think tank Political Capital, il vero obiettivo di questa legge è infatti indebolire le già agonizzanti opposizioni. Queste si stanno impegnando per allestire un fronte comune contro Fidesz alle elezioni del 2022, presentando un unico candidato in ciascun distretto sostenuto da un cartello di forze unite esclusivamente dalla necessità di scalzare gli orbaniani. Dovendo però concorrere su molti più distretti di quanto attualmente previsto, molti partiti di opposizione, specialmente quelli più piccoli, sarebbero obbligati a sciogliersi sotto un’unica sigla, perdendo la possibilità di utilizzare il proprio nome. Ciò causerebbe probabilmente un’emorragia di voti. Un elettore del movimento civico ed europeista Momentum sarebbe poco incentivato a dare la propria preferenza a una lista egemonizzata dagli ultra-nazionalisti di Jobbik, dovendosi basare solo sull’assicurazione che questi faranno gli interessi dell’eterogenea coalizione di forze che aspirano a detronizzare Orbán. Come molti sostenitori della destra radicale e populista difficilmente sarebbero affascinati da una lista controllata da Coalizione democratica, il partito di centro-sinistra dell’ex premier Ferenc Gyurcsány.

Sul piano delle guerre culturali, l’Ungheria sembra essersi lasciata ispirare dalla Polonia, al momento impantanata in un conflitto etico-identitario incentrato sul diritto all’aborto. Il ministro della Giustizia Judit Varga ha proposto una modifica alla cosiddetta Legge Fondamentale. Gli emendamenti mirano a proteggere la famiglia tradizionale, stabilendo che è composta da madre – donna e padre – uomo, a promuovere un’educazione «fondata sull’auto-identificazione patriottica iscritta nella Costituzione e sulla cultura cristiana», e proibiscono l’adozione per genitori single. Di fatto è un attacco a tutto campo alle comunità LGBT, i cui membri hanno potuto finora adottare soltanto come individui, non essendo permessa l’adozione da parte di coppie omosessuali.

Una terza novità legislativa, dalle nulle implicazioni pratiche ma dal potente significato simbolico, riguarda la categorizzazione degli scenari che possono permettere al governo l’attivazione di misure straordinarie. Al momento i casi previsti sono sei: stato di crisi nazionale, necessità di difesa preventiva, minaccia terroristica, attacco imprevisto, stato d’emergenza e stato di pericolo. La norma proposta cancellerebbe i primi quattro e ne introdurrebbe un terzo: stato di guerra. Non palesandosi al momento visibili rischi di un conflitto bellico per l’Ungheria, questo provvedimento sembra più utile ad alimentare l’isteria perenne in cui il governo ha sequestrato il paese che a prepararsi per fronteggiare una minaccia concreta.

Di tutte queste novità legislative non stupisce granché il contenuto, non difforme da quanto varato dal governo ungherese negli ultimi anni nel tentativo (finora riuscito) di garantirsi il controllo esclusivo delle istituzioni e silenziare qualunque forma di dissenso interno, ma il tempismo.

In questi giorni stanno terminando le negoziazioni tra istituzioni Ue e Stati membri sul bilancio pluriennale 2021-2027. Per ora i negoziatori del Parlamento europeo e la presidenza tedesca del Consiglio dei ministri Ue hanno trovato un accordo preliminare per inserire la clausola del rispetto dello Stato di diritto come criterio per l’assegnazione dei fondi comunitari Come è ormai riconosciuto trasversalmente, questa novità sarebbe il primo vero contrattacco lanciato dall’Ue contro i regimi a vocazioni illiberale di Ungheria e Polonia, privandoli di una risorsa fondamentale per gli Stati della metà orientale del blocco – anche per motivi deprecabili.

Budapest e Varsavia non avrebbero i finanziamenti necessari per sostenere l’impressionante crescita economica vissuta negli ultimi anni, la contropartita che hanno venduto alla maggioranza dell’opinione pubblica per giustificare e celare lo smantellamento della democrazia liberale. Budapest e Varsavia stanno quindi denunciando a spron battuto questa iniziativa come un tentativo malefico da parte dei paesi più ricchi di sottrarsi alla solidarietà infra-comunitaria verso i colleghi più bisognosi, cui sono tenuti in base ai trattati.

Secondo i media filogovernativi ungheresi, Orbán, consapevole delle ricadute devastanti che essa avrebbe sui suoi progetti, sarebbe pronto a mettere il veto all’intesa. Il sito Politico.Eu conferma l’esistenza di una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo Charles Michel in cui il premier ungherese minaccerebbe il veto all’accordo finale su budget 2021-2027 e il NextGenerationEu perché l’intesa preliminare tra i negoziatori del Parlamento europeo e il Consiglio «non soddisfa il requisito che l’Ungheria ha chiaramente espresso più volte nel corso della negoziazione dell’accordo», pertanto «non sarò in grado di sostenerlo».

Le nuove leggi proposte dal suo esecutivo suggeriscono che, come da prassi, l’autocrate magiaro sia pronto a fingere di voler andare allo scontro frontale, incastrando l’Ue in una situazione estrema per poi ritrattare parzialmente da una posizione negoziale più favorevole. L’Ungheria continua rapita nella sua danza, la danza del pavone: tre passi avanti, uno indietro, tre passi avanti.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta ForecastÈ arrivato Linkiesta Forecast + New York Times

Il nuovo super magazine Linkiesta Forecast, in collaborazione con il New York Times, è pronto.

Duecentoquaranta pagine sugli Scenari 2021, le tendenze, l’agenda globale della nuova èra post Covid.

Con interventi di Premi Nobel, di dissidenti, di campioni dello sport, di imprenditori, di artisti, di stilisti, di ambientalisti e delle firme de Linkiesta e del New York Times.

Un progetto straordinario de Linkiesta che si aggiunge al Paper, a K, ad Europea, a Gastronomika, ma reso ancora più eccezionale dalla partecipazione del New York Times, in esclusiva per l’Italia.

Prenotatelo adesso, sarà spedito con posta tracciata a partire dal 7 gennaio (al costo di 5 euro per l’invio), e si troverà anche nelle edicole di Milano e Roma e nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (seguirà elenco).

10 a copia