Stallo alla bruxelleseIl veto di Polonia e Ungheria è un problema ma non possiamo permetterci ricatti, dice Paolo Gentiloni

Il commissario europeo all’Economia fa il punto su quanto fatto e sui progetti per il futuro messi in campo dall’Unione europea per contrastare lo shock economico causato dalla pandemia. Sul muro polacco e ungherese commenta: «È importante rispettare i tempi del NextGenerationEU. Un po’ di preoccupazione ce l’ho, anche se resto fiducioso che questi vengano superati»

Kenzo TRIBOUILLARD / POOL / AFP

Spunti, aggiornamenti e preoccupazioni. Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, durante un’audizione alle commissioni Finanze della Camera ha ribadito il lavoro fatto fino qui dall’Unione europea, dando spazio anche ai progetti per il futuro e alla questione del veto di Polonia e Ungheria al bilancio europeo che in questo momento blocca anche il NextGenerationEu, il piano di 750 miliardi di euro di aiuti.

Gentiloni apre l’audizione ricordando l’impegno che l’attuale commissione europea sta impiegando in merito a una proposta su temi di fiscalità presentato lo scorso febbraio 2019: «Si tratta di misure tese a migliorare la cooperazione e l’assistenza reciproca tra le amministrazioni fiscali contro le frodi, non che le semplificazioni degli adempimenti a vantaggio delle imprese europee. La proposta è stata discussa nel consiglio europeo nel febbraio del 2019 e sono emerse posizioni piuttosto divergenti. Adesso però la nuova Commissione della presidente von der Leyen, subentrata a Juncker, sta cercando di mantenere questo dibattito nell’agenda dell’Unione europea» ha spiegato il commissario.

Si è poi arrivati alla questione dei debiti nazionale ed europei, e di come deve essere affrontato tale dossier nel corso dei prossimi anni. «Ci troviamo in un contesto in cui è necessario un salto di qualità, il Parlamento europeo spinge molto in questa direzione e credo che sia un’occasione unica per le economie degli Stati membri per fare dei passi in avanti in molti campi. Resta il fatto che il debito è un debito comune se viene ripagato con risorse per l’appunto comuni. Solo allora si potrebbe considerare il NextGenerationEu una misura di successo. Cosa che al contrario non sarebbe nel caso in cui per ripagare il debito comune si dovesse ricorrere ai contributi tradizionali. Stiamo parlando di 14-15 miliardi all’anno: ovvero il debito totale contratto per finanziari i vari piani di Recovery nazionali» continua Gentiloni.

Alcune soluzione per rientrare dello sforzo economico fatto, comunque, ci sarebbero. «Alcune decisioni sono già state prese anche prima di questa fase. Su tutte quella del contributo per l’utilizzo della plastica non riciclabile: non si tratta di una tassa, ma di un contributo di bilancio che viene dato dai vari Stati membri». Ma le risorse principali riguardano un altro tema: «La tassa digitale – assicura Gentiloni -, che mi sembra abbia potuto rafforzate le sue ragioni in modo enorme nelle ultime settimane. I giganti del web sono stati i veri vincitori di questa pandemia, incrementando le loro attività e i loro profitti, ma tutto questo continua a convivere con un sistema di tassazione che è quello del secolo scorso, collegato alla presenza fisica delle sedi delle società. È assolutamente necessario arrivare a un accordo globale, e se entro il primo semestre del prossimo anno non verrà raggiunto, la commissione europea avanzerà la proposta di una digital tax europea».

Dall’altro lato, però, c’è anche il nodo ambientale. «Il pacchetto legato ai temi ambientali si basa fondamentale sul meccanismo di adeguamento alle frontiere del carbonio. Di esso discuteremo insieme alle evoluzioni del sistema delle emissioni inquinanti e in parallelo anche alla revisione della direttiva sulle tasse in campo energetico che è ormai vecchia di 17-18 anni e continua a sostenere carburante fossili e inquinanti» svela l’ex premier.

Ci saranno poi delle proposte di lungo periodo. Tra cui quella sulle transazioni finanziare. «La commissione fece una proposta 7-8 anni fa che non riuscì ad avere un consenso unanime in Consiglio, adesso è stata mossa una richiesta alla Commissione proprio dagli Stati che bocciarono il primo testo per la creazione di un nuovo piano» puntualizza ancora.

Ricordando poi che sempre «nell’ambito della tassazione vadano inoltre sottolineate le decisioni prese in questo momento di emergenza, come la sospensione dei tassi doganali e l’Iva sull’importazione dai paesi terzi di dispositivi medici e di protezione». Ma soprattutto Gentiloni anticipa che l’Ue sta pensando di «esonerare completamente dall’Iva i vaccini. Questa esenzione resterebbe in vigore almeno fino a quando l’Organizzazione mondiale della Sanità non dichiarerà la fine della pandemia».

Un’analisi, quella di Gentiloni, che trova il suo collocamento nel quadro della grande iniziativa che l’Ue ha messo in campo contro la crisi provocata dal Covid. «Iniziata con le misure di metà marzo, con la clausola di sospensione delle regole del patto di stabilità, la sospensione delle regole degli aiuti di stato e la Banca centrale europea che ha deciso il suo programma straordinario per la pandemia. Poi abbiamo avuto la decisione dei prestiti, Meccanismo europeo di stabilità e Piano Sure, in particolare quest’ultimo credo che si sia rivelato un pacchetto di grande efficienza. Perché l’Italia ha ricevuto una seconda tranche del prestito di 6 miliardi e mezzo, quindi in totale siamo arrivati a circa 17 miliardi di prestiti per sostenere la cassa integrazione» aggiunge.

Infine abbiamo il pacchetto più grande: il NextGenerationEU. «Qui sarà cruciale assicurarsi la qualità dei piani di Recovery and Resilience, perché non vogliamo semplicemente pensare a dare un sostegno alle nostre economie ma vorremo dare un contributo di trasformazione qualitativo per renderle più sostenibili, inclusive e competitive sul piano digitale» dice Gentiloni.

Infine il commissario europeo all’Economia affronta la notizia degli ultimi giorni: quella che ha visto i governi di Polonia e Ungheria non approvare il pacchetto del bilancio europeo. «È importante rispettare i tempi di questa strategia (NextGenerationEU ndr) e quindi il veto deciso da due dei quattro paesi di Visegrád è un problema di cui bisognerà farsi carico, in particolare il Consiglio europeo e la presidenza tedesca, in maniera rapida e con determinazione. Perché non possiamo permetterci eccessivi ricatti» sottolinea.

Per poi ammettere: «Un po’ di preoccupazione sui tempi ce l’ho – dice Gentiloni, anche se resto fiducioso che questi veti vengano superati. Per motivi del resto evidenti, in quanto i due paesi in questione, cioè Ungheria e Polonia, sono tra i più colpiti da questa seconda ondata e sono tra i massimi beneficiari in assoluto dei bilanci europei e del Next Generation EU. D’altra parte, se sostengono di essere pienamente in grado di rispettare lo stato di diritto non si capisce perché tutto questo dovrebbe essere vista come una minaccia» conclude.

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