Santa gamerBabbo Natale è il più sottovalutato nei videogiochi

Magico e reale, sfuggente e riconoscibile, l’uomo con barba bianca e cappello rosso è già una delle figure ricorrenti in cinema, letteratura, musica. Ma negli anni ha dimostrato di poter essere un soggetto spendibile con successo anche nel mondo videoludico: dagli scenari di guerra ai picchiaduro, nelle avventure sulla neve o durante un’invasione di zombie

Unsplash

Due squadroni della morte armati fino ai denti si affrontano in un campo di battaglia cittadino distrutto dalla guerra. C’è neve ovunque, luminarie, alberi di natale e altri addobbi sono rovinati e sparsi su tutta la mappa. Un comandante chiede l’intervento dell’attacco aereo: un attimo dopo una slitta volante trainata da renne magiche sorvola lo scenario e rilascia qualcosa che assomiglia ai classici doni natalizi, solo che producono gli effetti di un attacco missilistico in pieno centro.

Babbo Natale riuscirebbe a farsi scritturare per una parte, seppur marginale, anche in un videogioco di guerra: nel caso specifico si tratta di una delle mappe multiplayer di Call of Duty: Modern Warfare Remastered.

La trovata della Activision, la casa produttrice del titolo, sembra riuscita alla perfezione: in quello scenario un Babbo Natale in versione Signore della guerra senza scrupoli, a bordo di una slitta equipaggiata con missili aria-terra e i razzi di jet militare, non stona affatto. Anzi, sembra che il caro vecchio Santa sia anche a suo agio nella parte, a giudicare dagli “oh oh oh” dal tono bellicoso.

È vero che l’uomo in rosso non appare più di tanto: l’attacco aereo è tanto potente quanto veloce e lui è difficile da vedere, come sempre d’altronde. Ma forse proprio questo fa di lui un eccellente personaggio dei videogiochi, soprattutto se nelle vesti di personaggio secondario.

Cinema, letteratura, musica, Babbo Natale è già stato ed è ancora protagonista in tutti questi media, con opere che si rinnovano anno dopo anno e vengono riproposte puntualmente appena dall’altro lato dell’Atlantico si mettono alle spalle il Ringraziamento. Ma l’uomo con folta barba bianca e cappello rosso è stato usato innumerevoli volte nei videogiochi: è una specie di veterano, presente fin dalle prime console. La pagina inglese di Wikipedia, per fare un esempio, conta 55 voci alla categoria dei videogiochi natalizi, ma le singole apparizioni sono molte di più.

Per provare a spiegare come e quanto gli sviluppatori di videogame hanno usato una delle figure più riconosciute e riconoscibili del mondo, Linkiesta ha contattato la redazione di Ludica, magazine online di cultura dei videogiochi, con cui ha chiacchierato individuando alcune chiavi di lettura.

«Introdurre Babbo Natale in un videogioco significa avere una figura di finzione che irrompe in un’altra finzione, rappresentando, paradossalmente, un elemento di verità: è fortemente vera l’esistenza del suo mito, molto più di quanto non sia vero l’immaginario in cui si innesta. In Hitman, nella versione natalizia di Parigi, è possibile incontrare Babbo Natale. Si tratta di una versione di Babbo Natale inequivocabilmente magica, visto che sparisce per riapparire altrove: la sua magia, però, ci parla del mondo reale, perché vero è il suo mito. In qualunque contesto, sembra manifestare una forma di normalità», dice Andrea Leonessa puntando su quella caratteristica che forse più di tutte rende unico il personaggio.

Ma l’uomo di rosso vestito è soprattutto estremamente versatile. Non deve necessariamente appiattirsi nell’esecuzione del suo mestiere di consegna-regali ma può essere qualsiasi cosa: uno zombie come in Dead Target; impossessato da qualche spirito maligno come in Sam & Max – Ice Station Santa; in versione lottatore di sumo in un picchiaduro come in Clayfighter. O anche semplicemente se stesso nelle fattezze che gli aveva dato Tim Burton per Nightmare Before Christmas, come in Kingdom Hearts 2.

«In alcuni giochi come Saints Row IV, o The Escapists, – fa notare Francesca Tremulo – il Natale non è un elemento positivo, e lo stesso vale per Babbo Natale, che diventa anzi un personaggio grottesco. Le usanze natalizie vengono messe in ridicolo e parodiate, arrivando addirittura alla satira sociale nel caso dello stesso The Escapists, in cui il livello a tema Natale si svolge in una fabbrica in cui Babbo Natale sfrutta i suoi dipendenti per produrre regali. Questa tendenza si nota soprattutto in quei giochi che vogliono mantenere la loro immagine di outsider, distaccandosi dalla celebrazione della festa commerciale per eccellenza. È un atteggiamento che si trova nella scena videoludica come forse in nessun altro medium».

Il vero rischio per i produttori di videogiochi è quello di provare a forzare Babbo Natale in un ruolo da protagonista assoluto, per il quale non sembra tagliato. «Trovare un ottimo gioco sul Natale è un’impresa disperata: è una festa che invade le nostre vite per un mese all’anno, lo vediamo e percepiamo dappertutto sin dalla fine di novembre. Pensare di trascorrere del tempo libero su un gioco sul Natale (inteso come elemento chiave nella trama del gioco e non come sottofondo, che può essere invece gradevole) credo farebbe venire la nausea a chiunque», aggiunge Francesca.

In questo caso si ottiene l’effetto opposto. Il personaggio diventa stucchevole, come spiega anche Giuseppe Giordano: «Babbo Natale può essere buono o bastardo (per citare un film), robotico (come in Futurama) o patinato. Può portarti la Coca Cola o essere utilizzato in chiave ironica. Ma se mi compare in-game quando non è Natale, ad esempio d’estate, quando sono in pantaloncini, con le tapparelle chiuse e il condizionatore rotto, mi infastidisce».

Il vero vantaggio è che oggi molti titoli hanno la possibilità di rimodulare i propri contenuti con grande semplicità, rendendo la presenza di personaggi così specifici decisamente più adeguata: «Se lo trovo relegato in qualche mod da installare e disinstallare è molto meglio. Ad esempio ho trovato alcuni livelli di Tomb Raider creati dalla fanbase che ora come ora giocherei per entrare nello “spirito natalizio”», aggiunge Giordano.

Una figura così pop riuscirebbe a restituire, quasi da solo, un clima natalizio. Anche in un videogioco postapocalittico. È per questo che forse, nonostante la versatilità e la magia che porta con sé, non tutti lo apprezzano. Non sempre almeno.

Discorso diverso per l’ambientazione natalizia, quindi per gli scenari innevati, addobbati e decorati a tema. Un quadro di questo tipo può essere speso in più modi. Vale soprattutto per quei titoli in cui il tempo scorre esattamente come nella vita reale, e le stagioni scandiscono i ritmi di vita del gioco.

«In Animal Crossing, per esempio – dice Tremulo – il Natale non si discosta molto dalla sua concezione classica: lo scambio dei regali, la neve che cade, gli alberi addobbati con le lucine. In questa versione Babbo Natale è una figura priva di grande personalità ma comunque positiva, funzionale all’evento. Il Natale così come tutte le altre feste serve a “staccare” dalla ripetitività in cui un gioco di questo tipo inevitabilmente si trova incastrato, fornendo nuove attività e nuovi obiettivi al giocatore per riconquistare la sua attenzione. Molto simile a quello che accade nella realtà a dirla tutta. Poi ci sono i giochi online come Fortnite, che sfruttano il Natale per inserire nuove skin e quest per ragioni economiche, nella speranza di aumentare gli acquisti in-game fondamentali per questo tipo di videogiochi».

Negli esempi citati la funzione del Natale ricalca molto fedelmente quello della vita reale: è pur vero che alcuni videogiochi sono pensati proprio per far immergere i gamer a un nuovo livello di profondità.

«Il fatto è che siamo sempre più vicini a Oasis, il mondo virtuale del romanzo (poi anche film) “Ready Player One” – conclude Giordano – ognuno vive la sua vita numero due in una bolla che si chiama Minecraft, Fortnite, World of Warcraft. Fuori, tra l’altro, c’è una realtà che nel 2020 è diventata molto meno confortevole e sempre più fuori controllo: online non c’è pericolo di contagio e non bisogna rispettare nessuna distanza, tanto per essere elementari. L’ecosistema finzionale è sempre più vivo, ricco e simile alla Terra, quindi non è strano che elabori i propri costrutti sociale. Tra questi sicuramente rientra anche l’abitudine di accompagnare la scansione dei mesi nella realtà con un familiarissimo mood natalizio anche nei mondi virtuali».