L’impresa eccezionaleCome il capitalismo migliora la nostra vita

Quando operano al loro meglio, le aziende garantiscono alle nostre vite più possibilità per perseguire obiettivi eroici e nobili, in quanto possiamo usare i prodotti per soddisfare i nostri desideri creativi e migliorare le nostre vite

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Viviamo in un’epoca in cui la reputazione delle imprese è sotto assedio. Secondo i sondaggi, per esempio, oggi tra i democratici la parola socialismo riscuote più consensi del termine capitalismo. Anche i repubblicani però, che almeno a parole aderiscono maggiormente ad alcuni ideali del mondo imprenditoriale, in pratica non sono granché migliori. Tanti di loro hanno seguito prontamente il presidente (uscente, ndr) Donald Trump nei suoi attacchi contro il libero commercio, l’immigrazione, le delocalizzazioni e i media americani (che sono etichettati come “il nemico del popolo”), tutte posizioni fondamentalmente anti-impresa.

L’impresa, in parole semplici, è sottovalutata, quindi sto scrivendo un libro in controtendenza che in realtà non dovrebbe affatto essere tale. Tutte le critiche che ciascuno di noi potrebbe esprimere contro l’istituzione aziendale – alcune delle quali valide – impallidiscono al cospetto di due virtù semplici e veramente fondamentali. In primo luogo, l’impresa produce la maggior parte di quanto ci piace e consumiamo. In secondo luogo, l’impresa è quella cosa che offre alla maggior parte di noi un posto di lavoro. Le due parole che discendono più direttamente dal mondo dell’impresa sono prosperità e opportunità.

Senza l’impresa non avremmo avuto:
– Navi, treni e automobili;
– Elettricità, illuminazione e impianti di riscaldamento;
– La maggior parte del nostro approvvigionamento alimentare;
– La maggior parte dei nostri farmaci salvavita;
– I vestiti per i nostri bambini;
– I nostri telefoni e smartphone;
– I libri che amiamo leggere;
– La possibilità di accedere, più o meno istantaneamente, a gran parte dell’informazione online del mondo

E non dimenticate la vostra busta paga. «Pagare i dipendenti», per evocare una frase ormai vecchio stile, è un vero e proprio atto eroico. Qualcuno o un gruppo di persone avrà lavorato sodo e avrà concepito le innovazioni necessarie per creare un’azienda da zero: so che è abbastanza facile darlo per scontato, se non siete stati voi ad averlo fatto. Oltre allo stipendio, il posto di lavoro è tra i nostri maggiori motivi di orgoglio e un modo fondamentale per conoscere amici e creare reti sociali. A proposito, quando uso la parola “impresa”, intendo semplicemente “un’impresa commerciale o a volte un’impresa industriale”, per utilizzare una definizione stringata del dizionario Merriam-Webster.

Userò in modo intercambiabile la parola società, più precisa dal punto di vista legale, anche se i concetti di “impresa” e “società” non sono esattamente la stessa cosa. Un bambino con una bancarella di limonate è un’impresa ma non una società. Detto ciò, ai fini di questo libro prenderò in considerazione istituzioni abbastanza grandi e strutturate da far sì che le due parole servano come validi sinonimi. Capisco perfettamente che la parola impresa spesso suoni meglio alle persone della parola società, quindi se a volte impiego quest’ultimo termine è anche per scuotere alcuni dei miei lettori da un implicito compiacimento anti-multinazionali.

(…)

Un breve piano d’azione
Sono qui per prendere le difese dell’impresa, per convincervi che essa merita più amore e meno odio. Forse, proprio come voi, non mi sento del tutto a mio agio nel cedere tanta parte della nostra quotidianità di esseri umani a entità apparentemente egoiste, che massimizzano il profitto e che talvolta sono anche corrotte. Tuttavia, a un esame più attento, questo è un affare migliore di quanto possa sembrare in un primo momento.

In effetti l’impresa, quando opera al suo meglio, garantisce alle nostre vite più possibilità per perseguire obiettivi eroici e nobili, in quanto possiamo usare i prodotti dell’impresa per soddisfare i nostri desideri creativi e migliorare le nostre vite. Sosterrò che molte delle critiche più comuni rivolte all’impresa non reggono a un esame approfondito. Per esempio, si afferma spesso che l’impresa è troppo concentrata sui propri utili trimestrali, a scapito di una prospettiva di più lungo periodo. Ma in realtà ci sono molte prove del fatto che le aziende sono in grado di pensare a lungo termine quando è necessario. A volte i problemi a breve termine sono più facili o più importanti da risolvere o sono il ponte per il successo di più lungo periodo e, dati alla mano, risulta che l’impresa americana fa un buon lavoro nel prevedere il futuro.

Poi c’è la questione della retribuzione degli amministratori delegati americani, che Edward Luce, editorialista del Financial Times (e mio amico), ha descritto su Twitter come “immorale” Gli amministratori delegati americani sono pagati molto più di un tempo, ma questi aumenti di retribuzione sono cresciuti praticamente di pari passo con la dimensione e il valore delle imprese da essi gestite.

Al contrario di quanto si sente dire di solito, è difficile dimostrare che gli amministratori delegati nel loro insieme stiano derubando i loro azionisti con trattamenti retributivi manipolati, poiché uno sguardo ai numeri dimostrerà che un compenso elevato è il prezzo per attrarre i migliori talenti. Gestire una grande società significa rivestire un numero di ruoli maggiore di quanto mai accaduto prima, nelle relazioni con media, amministrazioni governative e pubblico in generale, vuol dire formulare una visione, comprendere i consumatori e comunicare con loro, costruire strategie globali interculturali, lavorare con i governi e tenere l’impresa fuori dai guai, oltre ad avere molte competenze specifiche di settore. Tutto questo limita il numero di candidati idonei che potrebbero avere successo in un simile mestiere e quindi fa salire la loro retribuzione, secondo i principi basilari della domanda e dell’offerta.

Oggigiorno gli amministratori delegati sono persone estremamente ambiziose e di successo, perciò non dovrebbe sorprendere che siano pagati di conseguenza. Un altro dei capri espiatori citati più di frequente è il settore finanziario, raffigurato come troppo grande e fuori controllo. La realtà è che il peso del settore finanziario si è mantenuto abbastanza costante, pari all’incirca al 2 per cento della ricchezza americana, anche se ovviamente la ricchezza nel tempo è cresciuta e con essa la finanza stessa.

La capacità della finanza americana di mobilitare i risparmi, verso forme più rischiose di capitale azionario e venture capital, ha portato nelle tasche degli americani un valore pari a centinaia di miliardi di dollari ogni anno e questi guadagni superano di gran lunga i costi di solito attribuiti al settore finanziario. Né tale settore sta prosciugando l’economia americana di tutto il suo talento, sottraendolo ad altre attività, come evidenziato dalla crescita della produzione manifatturiera degli Stati Uniti a livelli sempre più elevati. Ma più di ogni altra cosa, l’impresa è criticata perché giudicata disonesta e perché ci deruba. Anche se c’è abbondanza di frodi nel mondo degli affari, il settore di per sé non è più disonesto di quanto non lo siano gli individui in altre loro vesti, anzi qualche volta potrebbe persino risultare meno disonesto.

L’impresa può renderci persone migliori – per esempio, insegnandoci come cooperare meglio – e le prove più consolidate indicano che, al netto di tutto, le imprese non ci rendono peggiori rispetto a quanto faccia la nostra partecipazione ad altre istituzioni. Molti di noi sono un po’ disonesti per natura; se avete dubbi in proposito, vi sarà sufficiente notare le piccole bugie e le vere e proprie falsificazioni che si trovano sui siti web per incontri. Molti dei problemi legati all’impresa sono in realtà problemi legati a noi stessi, riflettono le imperfezioni che sono proprie – in modo quasi universale – della natura umana. Tuttavia a questo dato di fatto rispondiamo piuttosto irrazionalmente. Mentre da una parte sospettiamo che l’impresa commetta illeciti, allo stesso tempo dall’altra ci aspettiamo aziende che ci offrano lavoro e si prendano cura di noi, che ci diano una rete di amici, risolvano i nostri problemi sociali e ci garantiscano esperienze di consumo senza rischi.

Detto altrimenti, giudichiamo le imprese come potremmo giudicare una persona, a volte anche un membro della nostra famiglia: in termini di relazione e standard di integrità. Questo è un errore, perché le aziende sono costrutti legali ed entità astratte, non hanno scopi, obiettivi o sentimenti propri. Faremmo molto meglio a pensare al ruolo e alla funzione più appropriati delle imprese in campo sociale e legale e a come il loro comportamento possa creare posti di lavoro e produrre beni e servizi. Ma appunto, dato che tendiamo a giudicare le società con gli standard che usiamo per giudicare le persone, ci risulta difcile accettare i motivi in parte venali o talvolta amorali oppure dettati da avidità che operano dietro le quinte; e allora facciamo del moralismo sulle imprese invece che tentare di capirle.

Da “L’impresa eccezionale – Come il capitalismo migliora la nostra vita” (Luiss University Press), novembre 2020, 237 pagine, 24 euro 

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