Nave sanza nocchiereLo stillicidio quotidiano del governo sta portando l’Italia sull’orlo di una crisi di nervi

Notizie contraddittorie, false aspettative, vane promesse. La politica italiana sta abituando il Paese a una permanente schizofrenia altalenando momenti di quasi-normale dialettica a fasi più o meno sincopate di allarme sulla stabilità

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La nostra quotidianità è ormai uno stillicidio di notizie contraddittorie, false aspettative, vane promesse, è uno stillicidio che frastorna un’opinione pubblica i cui nervi avrebbero tutto il diritto di cedere. La notizia di ieri è quella di 846 morti (totale oltre 65mila), un’altra ecatombe dopo un paio di giorni in cui la mostruosità delle cifre dei decessi si era appena attenuata, ed era parso un piccolo segno. Macché, sono saliti anche i contagi.

Eppure ieri al direttore della Stampa Massimo Giannini il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva regalato questa perla di insensatezza: «Noi stiamo reggendo bene l’urto di questa seconda ondata». Sembra il protagonista di Natale in casa Cupiello che vedeva un altro mondo rispetto alla dura realtà: non si tratta di mancare di rispetto a Conte e ai ministri, quanto di invitare tutti al linguaggio della verità. E la verità è che qualcosa non sta funzionando, forse non ha mai funzionato, ci si gira intorno ma si continua a procedere a tentoni.

Hanno spinto il popolo a fare shopping e si sono indignati quando il popolo è andato a fare shopping, hanno approvato certe norme salvo ripensarci il giorno dopo e nel frattempo hanno continuato a litigare e ancora litigare, tanto che perfino il poco dinamico Partito democratico l’altra sera è andato da Conte e ha preteso la sua retromarcia sull’ipotesi di rallentamenti delle disposizioni che il presidente del Consiglio, dando ascolto a Rocco Casalino più che ai medici, aveva fatto circolare sui giornali.

E quindi contrordine (stillicidio massimo), le misure a Natale saranno più restrittive e tuttavia non è ancora chiaro se la sera della Vigilia il coprifuoco scatterà alle 18 o alle 20, soprattutto non si sa cosa succederà nei centri storici delle città nei giorni precedenti, quelli della corsa agli ultimi regali incentivati dal cashback che non funzionando sulla rete costringe i consumatori ad affollare i negozi, né abbiamo ben capito perché le scuole finora sprangate improvvisamente il 7 gennaio potranno riaprire, sempre ammesso che non cambino idea.

Ieri si è spaccato persino il Comitato tecnico scientifico: e quindi quali saranno gli inasprimenti di cui si parla non si sa. L’umana reazione a questo stillicidio è l’aggrapparsi collettivo al vaccino che ormai è realtà sempre più ravvicinata: ma è entusiasmo condito da domande che si affollano, quando inizieremo in Italia, sarà sicuro, lo potranno fare tutti? Anche qui, calma: ci vorrà molto tempo per venirne fuori, non nasconda questa verità il commissario straordinario Domenico Arcuri magari per recuperare un minimo di popolarità. Non illudete la gente con le primule, qui il problema non è il cenone, è invece l’inverno più duro dal ’44 a oggi.

E dunque lo stillicidio sta caratterizzando la nostra vita, è come passare dal gelo al bollente ogni dieci secondi, ed è sorprendente e forse degno di un apposito studio scientifico il fatto che anche la politica italiana stia abituando il Paese a una permanente schizofrenia altalenando momenti di quasi-normale dialettica politica a fasi più o meno sincopate di allarme sulla stabilità senza che sia intellegibile per i comuni cittadini fuori dal perimetro del Transatlantico la ragione di trambusti reali o più spesso solo annunciati.

Ed è anche questa una forma di stillicidio: il governo regge, no, cade, anzi c’è persino la data della caduta, il 28, scrive tutti i giorni Repubblica, mentre per il Corriere della Sera non succederà nulla di particolare, e ora la pallina sembra che si fermerà su un altro classico, l’appoggio esterno dei renziani, mentre Conte si fabbrica una delle verifiche meno appassionanti della storia della Repubblica, e neppure tanto veloce visto che ieri è saltato l’incontro-clou con Italia viva perché Teresa Bellanova era a Bruxelles – ma non lo sapeva il giorno prima? – e dunque Renzi fa ballare tutti per altre 48 ore: uno stillicidio soprattutto per i tanti parlamentari che in caso di elezioni dovranno trovarsi un altro lavoro e per i cronisti politici che non sanno bene cosa scrivere.

Già, la politica politicante s’interroga sui machiavellismi dell’ex segretario fiorentino, finanche sul suo futuro professionale, se in America o a Bruxelles, due ministre traballano e con loro un governo che si è trovato nella tempesta e che finge di sapere dove pilotare la barca mentre gli italiani sgomenti attendono il peggior Natale della loro vita. Nel segno dello stillicidio quotidiano.