Natale a metàL’ipocrisia del governo che ci concede di comprare regali ma non di scambiarceli

Il tira e molla su aperture e chiusura di Regioni e attività commerciali rivela la pochezza di chi ci guida. Sarebbe stato meglio arrivare al 25 di dicembre senza lo shopping, ma con la possibilità di stare insieme con prudenza a familiari e amici

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È necessario una volta ancora chiedersi che idea abbia degli italiani, del popolo, la classe politica che abbiamo eletto e il governo che essa ha partorito. Ad esempio la doppietta Lotteria degli scontrini-Cashback di stato ci descrive come minus habens che necessitano di un premio solo per fare ciò che dovremmo per legge, soprattutto per quanto riguarda la lotteria degli Scontrini. Leggi diseducative che implicano che osservare le regole basilari del vivere civile – pagare le tasse – meriti la possibilità di un premio. Per non parlare del fatto che il cashback digitale incoraggia a uscire e forse non era questo il momento per disincentivare gli acquisti on-line. Verrebbe da pensare che di peggio non si possa fare. La miopia che sembra affliggere chi ci governa, attento ormai non più nemmeno ai trimestri, ma alle settimane, si avvia verso la completa cecità. Di peggio non si può fare. Anzi sì.

La palese ipocrisia del governo sui tira e molla reiterati apri-ti lamenti che se apri la gente fa le cose-minacci chiusure-chiudi troppo tardi questa volta, grazie alla coincidenza natalizia, è ancora più rivelatrice della pochezza di chi ci guida – e se loro sono miseri, allora noi come dovremmo percepirci? Non sarebbe stato meglio arrivare al Natale senza regali ma con la possibilità di stare un po’ insieme con prudenza? Non sarebbe stato semplice chiudere tutto, ma proprio tutto fino all’ultimo week-end prenatalizio per dare la giusta rilevanza non dico ai valori morali, sarebbe troppo, ma almeno a una scala dei valori che veda gli affetti, le relazioni umani, la salute mentale al di sopra di tutto? Ma non facciamo nemmeno in tempo a criticare una decisione che essa viene subito messa in dubbio in un caos che alimenta incertezza e desiderio di approfittare di queste finestre, che appena aperte, si minaccia di chiudere, incentivando ancor di più comportamenti a rischio.

L’economia mi si dirà. E va bene, occorre considerare che il periodo natalizio è, per molti settori a partire dal commercio, il momento dell’anno nel quale si arriva a fare un quarto, in certi casi anche un terzo del fatturato. Ora, a parte l’incoerenza assoluta riguardo al settore del turismo, soprattutto per ovvi motivi quello invernale che probabilmente nel periodo natalizio arriva a fare il 50% del fatturato annuo, ecco, se non bastasse questo a demolire in un istante la teoria che si fa per l’economia, potremmo anche aggiungere che se anche così fosse, ne deduciamo che il governo ha deciso, consapevolmente, di aprire tutto semplicemente per aiutare il commercio. Che sia una decisione sconsiderata lo dicono i numeri e molti scienziati se non bastasse l’esempio di Angela Merkel che in una situazione pressoché identica alla nostra decide di chiudere tutto; semplicemente tutto.

Il tema che mi affligge è che per legge si è stabilito che fare shopping sia più importante che stare insieme; il totem familiare quando ha un costo diventa secondario e così i meno, se non per nulla considerati, legami di amicizia. Torna in mente la buffonata dei congiunti. In poche parole, perché ahimè poche ne bastano, si è preferito permettere agli italiani di acquistare i regali per poi rischiare – temo si tratti molto più di un rischio – di non poterli dare a nessuno.

La decisione ovvia – teniamo duro fino al 21 o 22 e poi potremo allentare le misure per permettere a tutti di stare con i propri cari, nella certezza che un lockdown completo avrebbe appiattito la curva se non addirittura piegato in traiettoria discendente, certezza alla quale in questi giorni stiamo chiaramente dicendo addio.

Che la salute mentale dei cittadini valga meno del denaro che possono produrre o possedere è chiaro da tempo; ma che fosse stabilità per legge, in modo leggibilissimo, che il Pil prodotto in un paio di settimane (cruciali, certo, ma sempre un paio di settimane) valga più della possibilità di riunirsi con chi si ama e che addirittura possa provocare altri migliaia di morti, beh, è una novità. Ed è quantomeno bizzarro se non insopportabile leggere gli appelli al rispetto delle norme (se apri le discoteche la gente va in discoteca, se apri i centri commerciali la gente va a fare acquisti) e addirittura avvilente sentirsi dire che sì, se facciamo i bravi (noi?) potremo forse scavallare il comune e vedere la zia. È inaccettabile e avvilente perché il più grande timore è che dal vaffanculo reazionario e bigotto sorga un nuovo, potente vaffanculo. Sarebbe una sconfitta; occorre con ogni mezzo conservare un’idea di noi stessi diversa da quella che questi ipocriti incompetenti vogliono convincerci ad accettare. Non siamo come voi, non dimenticatelo.

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