La scissione dell’atomoPerché il Movimento 5 Stelle si è spaccato al Parlamento europeo

Quattro eurodeputati hanno abbandonato la delegazione parlamentare, accusandola di tradire le battaglie originarie. I transfughi approderanno probabilmente nel gruppo dei Verdi/Ale. Diminuisce ancora di più il peso dei grillini in Aula visto che i 14 eletti erano finiti nei Non Iscritti

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La decisione ufficiale è stata presa solo il 3 dicembre, ma era nell’aria: quattro deputati hanno lasciato la delegazione al Parlamento Europeo del Movimento 5 Stelle. Ignazio Corrao, Eleonora Evi, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato erano da tempo in dissenso con le indicazioni di voto della pattuglia europea, ma anche con la gestione generale del Movimento stesso. 

I transfughi approderanno probabilmente nel gruppo dei Verdi/Ale, che deve comunque ancora approvarne ufficialmente l’ingresso. Già da diversi mesi e su molti argomenti cruciali, l’orientamento dei quattro deputati nelle votazioni al Parlamento Europeo coincideva sostanzialmente proprio con quello della formazione ecologista. Corrao, Evi, Pedicini e D’Amato, al momento di spiegare la propria scelta, sottolineano come la posizione del Movimento 5 Stelle stesse loro sempre più stretta, soprattutto sui temi ambientali.

Dalla strategia forestale europea ai sussidi per il gas, tanti sono stati i punti di attrito degli ultimi tempi. Fra i più eclatanti ci sono sicuramente la discussione sul Mes e quella sulla Pac, la Politica Agricola Comune. Nel primo caso i quattro eurodeputati hanno contestato l’appoggio a una risoluzione che invitava all’uso dello strumento e si sono dichiarati fermamente contrari alla riforma avallata dal governo italiano.

Nel secondo si sono sfilati dalla linea del Movimento, che ha approvato il pacchetto sostenuto dai grandi partiti del Parlamento, rivendicando criteri di sostenibilità più stringenti per i finanziamenti e una maggiore attenzione ai piccoli produttori, proprio come hanno fatto con un voto negativo i Verdi europei. 

«Perché ho votato in modo diverso? Semplice e banale. Per rispettare il programma, gli impegni presi con i cittadini», scrive Eleonora Evi nel post sulla sua pagina Facebook con cui annuncia la sua scelta. 

Come spesso succede in questi casi, lo scambio di accuse è reciproco. Alla critica di aver tradito le battaglie storiche del Movimento mossa dai parlamentari dissidenti, quelli tutt’ora presenti nella delegazione pentastellata rispondono con una nota dai toni forti e l’accusa, non troppo velata, di attaccamento al seggio: «I quattro da tempo non partecipavano alle riunioni e copiavano la lista dei voti di un altro partito, senza confrontarsi con il resto della delegazione. Se vogliono essere coerenti, prima di entrare nei Verdi dovrebbero dimettersi, ricandidarsi con loro e farsi rieleggere».

Nell’addio degli eurodeputati, che contestualmente hanno abbandonato anche il Movimento 5 Stelle, pesa anche un malcontento generale per quella che ritengono una “trasformazione profonda” e una genuflessione sempre più pronunciata a interessi economici e logiche di palazzo. Ignazio Corrao, peraltro uno dei volti storici del Movimento, la sintetizza così: «Quello che oggi si chiama M5S è un’altra cosa, qualcosa di più simile agli altri partiti e sicuramente qualcosa a cui, da cittadino, non mi sarei avvicinato».

Come spiegano a Linkiesta fonti vicine al Movimento, si era palesato anche un duro scontro sulla gestione della delegazione. Gli addetti alla comunicazione erano stati accusati di aver oscurato le posizioni critiche dei quattro eurodeputati, che per tutta risposta hanno ritirato la loro quota di pagamento destinata allo staff, provocando un terremoto nei conti interni e il licenziamento di alcuni assistenti.

Il Movimento senza casa
Oltre ai dissapori fra i deputati, c’è una questione fondamentale che condiziona la delegazione del Movimento 5 Stelle. Al contrario della scorsa legislatura, quando facevano parte del gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta”, nell’attuale Europarlamento i pentastellati non appartengono a nessuna famiglia politica. 

Un problema non da poco, che incide pesantemente sul lavoro quotidiano a Bruxelles. Chi siede fra i Non-iscritti difficilmente ha accesso a posizioni di rilievo nelle Commissioni parlamentari o si vede assegnata la relazione su importanti dossier. Il Movimento è riuscito sì a far eleggere un suo membro, Fabio Massimo Castaldo, fra i 14 vice-Presidenti del Parlamento, ma sconta comunque un rilevante svantaggio rispetto agli altri eurogruppi. Senza l’appartenenza a un gruppo transnazionale, sono inferiori i tempi di parola nelle sessioni plenarie e soprattutto i fondi destinati all’assunzione del personale, tra cui gli advisor che lavorano ai documenti legislativi. 

Per ovviare a questo problema, non è un mistero che la delegazione abbia provato fin dallo scorso anno a entrare nel gruppo dei Verdi, scontrandosi però con lo scetticismo dei deputati ecologisti riguardo al legame del Movimento con la Casaleggio Associati e alle politiche migratorie condivise con la Lega nel governo Conte I. 

Secondo fonti parlamentari di primo piano, oggi i Cinquestelle sono disperatamente alla ricerca di una famiglia politica che li accolga. Dopo il rifiuto dei Verdi, rimarrebbero due opzioni percorribili, ma entrambe sono molto complicate. 

Ci sarebbe stato un interessamento nei confronti del gruppo liberale di Renew Europe, dove però il Movimento non gode di troppa simpatia. Fra i banchi dei liberali siedono Nicola Danti di Italia Viva e Sandro Gozi, eletto in Francia ma sostenitore di Matteo Renzi, fortemente contrari a un’operazione che i vertici del gruppo non sembrano inclini ad avallare.

L’altra ipotesi è quella dell’ingresso nei Socialisti e Democratici: in quest’ottica è stato letto dalla stampa l’incontro fra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e Massimo D’Alema, che nel panorama socialista europeo resta  figura di spicco. Unirsi a questo gruppo potrebbe però comportare una sottomissione non solo simbolica al Pd, che dall’alto dei suoi 18 membri (tra cui lo stesso presidente del Parlamento) farebbe la voce grossa sui dieci grillini superstiti.

Come suggeriscono i conoscitori di dinamiche parlamentari, più la delegazione nel suo complesso è in difficoltà, più è facile per gli altri gruppi attrarre dissidenti, infoltendo i propri ranghi senza imbarcarsi in un’alleanza ingombrante. Non si può escludere che il Movimento 5 Stelle a Bruxelles si riduca a uno sciame di meteore dalle diverse traiettorie.

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