I dubbi di Bruxelles sull’ItaliaRecovery Plan, scontro nel governo sulla cabina di regia

Oggi il consiglio dei ministri deve mettere a punto lo schema per la gestione dei 209 miliardi assegnati dal programma Next Generation Eu. Ma Italia Viva accusa Conte di accentramento di poteri. «Questo modo di fare non solo è sprezzante: è sbagliato», dice Renzi. Mentre nella Commissione Ue cresce la preoccupazione sull’incompatibilità tra i fondi in arrivo e le procedure di infrazione aperte su porti e concessioni balneari

Foto Giuseppe Lami/LaPresse/POOL

Si apre una settimana decisiva per la tenuta della maggioranza di governo. Il piano per l’utilizzo dei 209 miliardi del programma Next Generation Eu approda oggi in consiglio dei ministri. Il governo dovrebbe decidere la struttura di governance dei fondi europei, con la scelta della task force composta dai sei super manager, e definire le risorse da mettere in campo per ciascuna delle sei macroaree individuate e sui singoli “cluster”, come il premier Giuseppe Conte ha annunciato sabato in un’intervista a Repubblica. Ma l’approvazione è in bilico.

I ministri di Italia Viva sono pronti a dare battaglia, fino alla minaccia di votare contro le decisioni del premier, perché non condivise con gli alleati. Ettore Rosato e Maria Elena Boschi hanno abbandonato il vertice di maggioranza convocato via web dal capo del governo alla vigilia dell’appuntamento, alla presenza dei ministri Roberto Gualtieri, Enzo Amendola e Stefano Patuanelli. «In Consiglio dei ministri votiamo contro quel piano», avrebbero detto secondo quanto riporta Repubblica. «Non possiamo conoscere i progetti di spesa del governo attraverso le interviste».

E oggi il leader di Italia Viva Matteo Renzi in un’intervista a Repubblica spiega: «Per mesi abbiamo ricevuto solo silenzio e task force. Poi all’improvviso, dopo tante dirette Facebook, in una intervista al direttore di Repubblica il premier comunica agli italiani che è tutto già pronto e che ci saranno dei tecnici a gestire il tutto». Ribadendo che «questo modo di fare non è solo sprezzante: è sbagliato. Noi siamo contrari a sovrastrutture di centinaia di consulenti che stanno al Recovery Fund come i navigator stanno al reddito di cittadinanza. Il futuro dell’Italia dei prossimi vent”anni non lo scrivono Conte e Casalino nottetempo in uno stanzino di Palazzo Chigi». E aggiunge: «Spero che il premier si fermi prima di mettere ai voti una scelta non condivisa».

Sulla stessa linea la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, di Italia Viva, che al Messaggero spiega di non essere «disponibile ad approvare sulla governance del Recovery una norma che non conosciamo e di cui non ho, né abbiamo, potuto discutere con i nostri parlamentari».

Il premier ieri ha tentato di rassicurare gli alleati: oggi non sarà approvato il piano, sarà solo illustrato. L’idea è quella di approvare un documento con i sei capitoli del Recovery Plan da inviare al Parlamento e a Bruxelles. La norma che dovrebbe uscire dal cdm però è l’emendamento sulla governance del piano che l’esecutivo presenterà alla legge di bilancio, che prevede la cabina di regia a Palazzo Chigi, formata dal premier e dai ministri Gualtieri e Patuanelli e affiancata da una task force di sei manager, con 90 tecnici (ma anche questo numero è in discussione) alle loro dipendenze.

Conte vorrebbe evitare un ulteriore strappo con Italia Viva sulla cabina di regia. Non fosse altro perché è già alle prese con il voto ad alto rischio sulla riforma del Mes, prevista per mercoledì alle Camere, con una cinquantina di parlamentari del Movimento intenzionati a votare contro.

Anche perché giovedì dovrà poi presentarsi al Consiglio europeo forte di un mandato del Parlamento italiano, mentre a Bruxelles è in programma il già complicato negoziato finale sul Next Generation Eu.

E proprio da Bruxelles – come riporta oggi La Stampa – arrivano le preoccupazioni sui fondi da erogare all’Italia per porti e turismo. Il ragionamento è: «Come facciamo a giustificare il via libera ai fondi del Recovery per il rilancio del turismo se il settore si trova in una situazione di illegalità sulle concessioni balneari?». E ancora: «Come facciamo ad approvare i progetti italiani per lo sviluppo dei “porti verdi”, finanziati con i fondi Ue, se il governo continua a garantire l’esenzione fiscale alle autorità portuali, in netto contrasto con la normativa europea sugli aiuti di Stato?».

Roma, scrive La Stampa, rischia di ritrovarsi presto con le spalle al muro. Perché per avere il via libera di Bruxelles ai progetti del Recovery Plan nazionale bisogna essere in regola con le raccomandazioni, ma soprattutto con le leggi Ue. E in molti settori l’Italia non lo è. I nodi che nessuno si è preoccupato di sciogliere negli ultimi anni ora stanno venendo tutti al pettine.