Topolini e PaperoniLa nuova guerra in casa Disney sulla disparità salariale

Gli attacchi di Abigail, nipote del co-fondatore della multinazionale dell’intrattenimento, partono dalle differenze di trattamento economico e convergono sull’ex Ceo Bob Igers. È una battaglia in stile Robin Hood o l’inizio di una sommossa interna?

AP Photo/Francois Mori, File

A Disneyland il clima non è sereno. Nonostante gli applausi che hanno accolto l’incontro con gli investitori lo scorso 10 dicembre e malgrado il rialzo del valore delle azioni, sono piovute critiche sull’operato dell’azienda. E a farle è stata la nipote del co-fondatore, Abigail Disney.

La donna, filmmaker e host del podcast All Ear, che ha accusato la multinazionale per le sue politiche salariali. «Non è accettabile», ha spiegato al podcast della radio americana KCRW, «che gli stipendi di quadri e dirigenti siano già tornati, dopo solo quattro mesi, ai livelli pre-Covid. Mentre sono state licenziate nel corso del 2020 oltre 28mila dipendenti, e altri 4mila saranno licenziati alla fine dell’anno».

Secondo l’ereditiera, che si dice «disgustata» dal rialzo del prezzo delle azioni, nonostante anche lei «ne tragga profitto», questi squilibri interni sono destinati a rovinare alla base la reputazione della multinazionale. «Il crollo morale è immenso. Non credo che il marchio e la magia possano sopravvivere di fronte a questo comportamento ai vertici». Adesso è «solido come l’oro, ma non durerà».

Non è la prima volta che Abigail attacca la gestione dell’azienda. Lo aveva già fatto in passato insieme al padre Roy (figlio del fratello Walt), quando si era trattato di organizzare la guerra, tutta interna, a Michael Eisner, che secondo l’erede aveva reso l’azienda «rapace e senz’anima». Fu rimpiazzato nel 2005 da Bob Iger, che adesso è al centro delle critiche di Abigail. «È un bravo manager», ha riconosciuto, «almeno secondo i parametri di Ebenezer Scrooge». Il leitmotiv è sempre lo stesso: l’avidità, l’arraffamento di denaro e, adesso, la sproporzione dei pagamenti tra i vertici e chi è più in basso. «Ogni volta che sollevo la questione il Consiglio mi guarda come se fossi un’aliena». Iger, per la cronaca, non è più Ceo della Disney proprio dal 2020 (il suo posto è andato a Bob Chapek) ma è stato richiamato come presidente esecutivo per traghettare l’azienda durante la crisi da coronavirus.

Il riferimento a Scrooge, oltre a essere in pieno tema natalizio, sembra tradire anche che l’immaginario di riferimento di Abigail Disney sia, appunto disneyano. E verrebbe da supporre che lei, per se stessa, ritagli quello di Robin Hood: ereditiera, per tutta la vita ha ottenuto solo da questo fatto un trattamento economico enorme, anche se – precisa nella sua intervista – ha dato tutto via in donazioni. Adesso si aspetta lo stesso passo (o qualcosa di simile) anche da personaggi al vertice come Iger, che solo nel 2018 ha guadagnato 65,5 milioni di dollari di stipendio. Meglio ancora, aggiunge, sarebbe riequilibrare le forze.

Certo, i tempi sono difficili, la crisi morderà e le ripercussioni dei licenziamenti (la maggior parte collegati alle chiusure dei parchi a tema) potrebbero essere più gravi del previsto. Ma che le accuse di Abigail siano sincere o meno, quello che si nota è che forse è cominciata una nuova, strisciante guerra ai vertici Disney.

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