Continuità merkelianaChi è Armin Laschet, il nuovo segretario della CDU

L’ex eurodeputato e attuale governatore del Nordreno-Vestfalia (il Land più popoloso della Germania) aveva l’appoggio di figure importanti nel partito, da Manfred Weber all’ex segretaria Kramp-Karrenbauer, fino al Ministro della Salute Jens Spahn. Ma non è ancora certa la sua candidatura a Cancelliere

LaPresse

Armin Laschet è il nuovo segretario della CDU. Al congresso dei cristiano-democratici ha vinto il candidato più in linea con l’eredità merkeliana e con l’attuale classe dirigente, dopo una sfida che lo ha visto contrapporsi al milionario di destra Friedrich Merz e al funzionario di partito specializzato in esteri Norbert Röttgen.

La sua immagina è stata danneggiata negli scorsi mesi a causa della gestione non ottimale della pandemia, ma i sondaggi degli ultimi giorni lo davano in lieve ripresa. Merz rimaneva però l’opzione preferita sia dalla base CDU che dalla totalità degli elettori. In effetti, al primo turno di votazioni il candidato di destra era in testa con 385 voti, ma Laschet inseguiva con soli 5 voti di svantaggio (molto più lontano Röttgen, 224 voti). Il ballottaggio ha visto la situazione polarizzarsi: da una parte l’outsider radicale, dall’altro l’establishment centrista, e a quel punto la maggior parte dei delegati che avevano votato Röttgen è andata su Laschet, che ha vinto per 521 voti contro 466. Seconda sconfitta congressuale per Merz, dopo quella del 2018 (di nuovo ad opera di un merkeliano, lui anti-Cancelliera per eccellenza).

Ex eurodeputato e attuale governatore del Nordreno-Vestfalia (il Land più popoloso della Germania), Armin Laschet, 59 anni, aveva l’appoggio di figure importanti nel partito, dal capogruppo PPE a Bruxelles Manfred Weber all’ex segretaria Kramp-Karrenbauer, fino al Ministro della Salute Jens Spahn. È più che lecito aspettarsi continuità con la linea merkeliana degli ultimi anni: pragmatica e centrista, ma anche moderatamente riformista e non disposta a dialogare con l’estrema destra di Alternative für Deutschland. Il suo programma, del resto, insiste molto sul centro come lo spazio politico da continuare ad occupare, rimanendo un partito saldamente europeista. La lotta alla criminalità e al terrorismo sono le priorità per la politica interna, insieme a una serie di temi legati ai grandi cambiamenti in corso (propone ad esempi di creare un Ministero per la digitalizzazione). Sul fronte esterno, il segretario è un convinto europeista e multilateralista, che sulla scia di Angela Merkel vede in USA, Cina e Russia degli interlocutori importanti. 

È tuttavia incerto se Laschet sarà candidato cancelliere. Normalmente, il segretario della CDU ha la strada spianata verso la nomina, ma stavolta le cose sono più complicate: Markus Söder, il leader della CSU, partito-sorella bavarese che concorre nella scelta, è diventato popolarissimo durante la pandemia, così come Jens Spahn, il Ministro della Salute. Nei sondaggi, i due risultano molto apprezzati dai tedeschi come possibili cancellieri (soprattutto Söder). Sebbene nessuno dei due abbia finora sciolto le riserve e dichiarato interesse per la candidatura, il governatore del Nordrhein-Westfalen potrebbe vedersi negare la nomina, e forse anche per questo lui stesso finora non ha dichiarato di volere la candidatura. 

Laschet ha un ottimo rapporto con Spahn, che era tra i suoi sostenitori al congresso, ed è quindi possibile che rinunci alla sfida per spingere il partito a convergere sul Ministro, in funzione anti-Söder. Spahn, tuttavia, esce dal congresso parzialmente sconfitto: candidatosi per essere uno dei cinque vicesegretari, è stato eletto come ultimo. Non esattamente un risultato entusiasmante per chi aspira a essere il prossimo cancelliere, anche al netto del fatto che i delegati per Merz sembrano aver diviso i voti in maniera strategica per ottenere questa situazione. 

Indipendentemente da chi sarà il candidato, l’elezione di Laschet alla guida dei cristiano-democratici rende più facile immaginare un eventuale governo di coalizione, soprattutto con i Verdi, anche se per capire chi sarà il principale interlocutore bisognerà vedere anche il risultato dei socialdemocratici della SPD. Non a caso, non appena diffusa la notizia dell’elezione, gli esponenti degli altri partiti hanno subito rilasciato dichiarazioni in cui auguravano buon lavoro al neoeletto. Le uniche eccezioni si sono viste nella Linke e in AfD. 

Il leader della destra radicale Tino Chrupalla, in un tweet che strizzava l’occhio ai sostenitori di Merz, ha fatto subito notare come la CDU abbia scelto di confermare la linea centrista, lasciando quindi ad AfD il ruolo di unico partito di destra. A sinistra, di tutt’altro avviso invece la presidente della Linke Katja Kipping, che ha affermato che la maggioranza risicata con cui ha vinto costringerà Laschet a concedere molto alla destra. Kipping ha poi provocato i Verdi, chiedendo se davvero vogliono dialogare con la CDU. La Linke, infatti, vuole evitare a tutti i costi un governo Verdi-CDU in favore di uno che veda alleati Verdi, Spd e Linke (ma bisognerà vedere se i numeri lo permetteranno). 

Superato lo scoglio congressuale, ora Laschet dovrà tenere unito il partito e accompagnarlo nella scelta di un candidato cancelliere. Il modo in cui lo farà, e le scelte che prenderà per le elezioni, potranno dire molto sull’identità che assumerà la nuova CDU.

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