L’ambiente del calcioL’erba della Bundesliga è sempre più verde

Ogni giornata del campionato di Fußball tedesco comporta l’emissione di 7.753 tonnellate di CO2, così la lega e i singoli club hanno deciso di invertire la rotta e ripensare tutto in un’ottica più sostenibile: un esempio virtuoso è la Wwk Arena di Augusta, il primo stadio climaticamente neutro al mondo grazie al suo sistema di energia geotermica

Lapresse

Fußball und Umwelt, calcio e ambiente. Anche il mondo del pallone non si sottrae più alla lotta al cambiamento climatico, una questione che ormai è diventata mondiale. Riscaldamento globale, buco nell’ozono, innalzamento del livello degli oceani sono parole che i ragazzi dei Fridays for future hanno fatto risuonare nelle piazze di tutto il mondo, conquistando anche un universo che fino a poco tempo fa si considerava quasi refrattario a ogni possibile svolta ambientalista.

«La protezione del clima è essenziale. Se non freniamo il cambiamento climatico, ci saranno conseguenze catastrofiche», ha dichiarato Anne-Kathrin Laufmann, direttrice della responsabilità sociale d’impresa del Werder Brema, una delle società di calcio più importanti del campionato tedesco, alla testata online sustainabilityreport.com.

In giro per l’Europa molti club e leghe stanno prendendo coscienza del problema e si stanno impegnando in maniera sempre più concreta per rendere sostenibile il mondo del pallone. In Italia, la Juventus è stata la prima squadra a firmare l’Unfccc Sports for Climate Action Framework, un manifesto che riunisce la comunità sportiva mondiale su 5 principi: intraprendere sforzi sistematici per promuovere una maggiore responsabilità ambientale; ridurre l’impatto globale sul clima; educare a comportamenti positivi per il clima; promuovere un consumo sostenibile e responsabile; sostenere azioni per il clima attraverso campagne di comunicazione.

Anche a livello internazionale non mancano gli esempi virtuosi: uno di questi è ben rappresentato da La Liga Santander, il massimo campionato di calcio spagnolo, che ha non soltanto sostenuto pubblicamente la COP25, tenutasi a Madrid nel dicembre 2019, ma ha anche incoraggiato i club a intraprendere pratiche più rispettose dell’ambiente.

In Germania la lotta al cambiamento climatico sembra essere giunta addirittura a un livello superiore. In un Paese dove è stata intrapresa una lotta senza quartiere alla decarbonizzazione, che ha portato il governo federale a investire 54 miliardi di euro per ridurre del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, anche i club di calcio professionistici e amatoriali sono pienamente partecipi.

Nel 2019 uno studio condotto da una società di consulenza sul clima e Deutschlandfunk ha rivelato come ogni giornata di Bundesliga comporti l’emissione di 7.753 tonnellate di CO2, che necessiterebbero di essere bilanciate dalla piantumazione di almeno 60 mila alberi. La consapevolezza è il primo passo e anche per questo è nata Sports for future, «un’iniziativa che vuole far scendere lo sport “in campo” nella lotta al cambiamento climatico e che vede come protagonisti alcuni club di Bundesliga e Zweite Liga (la serie B tedesca), come Hoffenheim, Werder Brema e Vfl Osnabruck, e sportivi come Fabian Hambuchen e associazioni ambientaliste e giovanili», dichiara a Linkiesta Stefan Wagner, fondatore di questo movimento che ha l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione dello sport tedesco sul clima attraverso campagne e progetti.

Un problema che resta rilevante anche ai tempi del Covid-19, visto che «il virus ci ha dolorosamente mostrato quanto siamo vulnerabili. La crisi climatica resta però il vero pericolo e per questo tutti coloro che hanno grosse responsabilità nel mondo sportivo, non solo in campo economico o politico, dovrebbero capire che il cambiamento climatico è una minaccia che li riguarda e dovrebbero cercare di contribuire a una possibile soluzione», dice Wagner.

Molti club ci lavorano già da tempo. Un esempio è l’Hoffenheim, club di Bundesliga gestito dal magnate dell’informatica Dietmar Hopp. Oltre ai risultati sportivi, che hanno portato i biancoazzurri dall’ottava serie alla Champions League, il club è pienamente impegnato da alcuni anni anche sul tema ambientale. Lo dimostra innanzitutto la Rhein-Neckar-Arena, che nel 2019 è diventata la PreZero Arena è ha reso così l’Hoffenheim l’unico club a cedere i naming rights del proprio stadio a una società di smaltimento green dei rifiuti. Non c’è solo questo: da anni il club è impegnato attivamente in Uganda, dove ha piantato alberi per bilanciare le 3 mila tonnellate di emissioni prodotte da tutte le sue attività.

«In questa direzione si muove anche la campagna Sport4trees che punta alla riforestazione di Stati africani, come Uganda, Congo, Senegal e Nigeria, e asiatici, come le Filippine. Attraverso iniziative come il “biglietto per il clima”, che ha permesso a molti tifosi di contribuire alla creazione di tanti polmoni verdi sul nostro pianeta, questa campagna, promossa insieme all’Hoffenheim, al Bayern Monaco e a molte associazioni sportive e ambientali tedesche, punta a far sì che tutti possano contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico», evidenzia Wagner.

Non c’è solo l’Hoffenheim. In questa corsa verso un calcio made in Germany più green ci sono anche Werder Brema e Augsburg, che si sono impegnate molto negli ultimi anni per rendere più sostenibile il loro stadio.

Il Weser Stadion di Brema, capace di ospitare fino a 42 mila persone, presenta anche 200 mila celle solari che generano 800 mila kw/h di elettricità ogni anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di 300 famiglie. Invece la Wwk Arena di Augusta è il primo stadio climaticamente neutro al mondo grazie al suo sistema di energia geotermica, che permette la massima efficienza anche durante i periodi di carico massimo.

Non mancano le iniziative di Wolfsburg e Friburgo, che hanno sostenuto i Fridays for future e regalato le corse sui mezzi pubblici per donne e under 23, per ridurre l’impatto ambientale dei match. O quella del Mainz, che dal 2010 porta avanti un piano di “Mission climate defender” che lo ha reso uno dei primi club a impatto zero nel mondo. «Ci teniamo davvero ai valori ambientali e crediamo che la salvaguardia dell’ambiente inizi dalle piccole cose, come le luci nei bagni, che hanno però un impatto significativo», dichiarò già nel 2019 il capo ufficio stampa del Mainz 05, Silke Bannick, a Euractiv.

Una rivoluzione che adesso ha conquistato anche i dilettanti. Lo SG Eintracht Peltz, squadra dell’ottava serie tedesca, si è posto un obiettivo ben più ambizioso della risalita verso categorie più nobili: essere la prima squadra amatoriale tedesca climaticamente neutra. La ragione è legata anche alla geografia: l’Eintracht Peltz gioca nella Lusazia, piccola regione del Brandeburgo nota per essere tra le più grandi aree carbonifere della Germania.

La decarbonizzazione nel 2038 risolverà il problema climatico ma rischia di portare in dote anche disoccupazione, migrazione e tagli salariali. «Per questo vogliamo essere pionieri nella lotta al cambiamento climatico e porci come un esempio positivo», ha dichiarato il presidente del club, Christian Bubner, a Euractiv. L’ampliamento dell’impianto fotovoltaico, la piantumazione di nuovi alberi e un nuovo pulmino per le giovanili a basso impatto: ad ottobre, queste iniziative sono già valse al piccolo club la “Grande stella dello sport in argento”, premio dello Stato di Brandeburgo, e l’ammissione alla finale nazionale, che si è tenuta il 18 gennaio e che ha già portato in dote un assegno di 10 mila euro.

Per Wagner, «progetti come quello dell’Eintracht Peltz possono avere un grande impatto sulle persone, rendendole consapevoli del cambiamento climatico e incoraggiandole a comportamenti positivi. Lo sport in questo deve essere un modello».

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