Da spettatore a utenteIl futuro degli spettacoli in streaming sarà multi-camera e senza regista

Il pubblico potrà scegliere le inquadrature e decidere a proprio piacere quale dettaglio seguire. La tecnologia riproduce ormai l’esperienza dal vivo che è nata nel contesto dello sport, e adesso con la pandemia è stata importata anche in quello della musica e della danza

AP Photo/Nardus Engelbrecht

All’inizio della pandemia, con i teatri bloccati e le produzioni ferme, il primo impulso da parte degli operatore del settore è stato quello di mandare in onda, sia in televisione che in streaming, produzioni filmate. Opere, balletti e concerti hanno così inondato la rete e gli appassionati si sono dovuti adattare, rinunciando all’esperienza reale. Niente suono diretto dell’orchestra, nessuna possibilità di vivere dalla platea le emozioni dal palco. Ma soprattutto, come ci si è accorti nel corso della pandemia, è scomparsa la possibilità di scegliere dove e cosa guardare.

È una delle ovvie conseguenze dell’intermediazione: se non si è in platea, l’ordine e la tipologia delle inquadrature è nelle mani del regista. Non sempre fa la scelta migliore (magari mostra l’orchestra nel momento sbagliato) ed è vissuta come una costrizione in più, ancora più fastidiosa perché si applica a forme di spettacolo pensate per essere viste dal vivo.

Adesso, forse, c’è una soluzione anche per questo. Le ultime produzioni dei Ballets de Monte-Carlo, fa notare il Financial Times, sono studiate per essere senza regista (che non appare nei credits). Alcune telecamere seguono, dall’inizio dello spettacolo fino alla fine, i ballerini principali. Altre sono puntate verso angolature più classiche del palcoscenico. Allo spettatore il compito (e il piacere) di scegliere il punto di vista e variarlo a suo piacimento. Ognuno, insomma è regista di se stesso.

L’idea non è, in assoluto, una novità. Nei canali sportivi è già applicata da tempo, in particolare durante le gare di atletica o di Formula Uno. Lo spettatore può scegliere se concentrarsi sull’abitacolo del pilota o avere una visione d’insieme.

Il primo ingresso di questa tecnologia nel mondo dello spettacolo è stato attraverso il pop coreano: la band BTS, una delle più famose del settore, nel 2020 ha messo in piedi due concerti con un sistema di scelta multi-camera e la possibilità di interagire in tempo reale. I 900mila spettatori online, provenienti da tutto il mondo, si sono trasformati in utenti: hanno potuto scegliere le telecamere e hanno espresso, con like e segnali, la loro reazione (quest’ultima, ormai è una necessità sentita da molti).

Il successo ha convinto molti, che hanno deciso di importarlo anche in settori diversi. Il balletto, appunto, è uno di questi. Anche se il pubblico è diverso (sia per età che per gusti), l’esperienza immersive è destinata a cambiare il modo in cui si fruisce di uno spettacolo dal vivo a distanza.

Le sue possibilità sono pressoché infinite: ci si può concentrare sui movimenti del ballerino principale, seguire le mosse dall’alto, oppure nel campo dell’opera dare un’occhiata al direttore d’orchestra, passare in rassegna il coro o seguire, fin dietro il sipario, i protagonisti principali (più o meno replicando le modalità della boxe. Impensabile).

Un’evoluzione, insomma, destinata a durare. Anche dopo la pandemia. Soluzioni di questo tipo permetterebbero, soprattutto, di ridurre le tappe dei tour degli artisti, con il vantaggio di affaticarli di meno e, soprattutto, ridurre l’impatto ecologico dei viaggi. Senza perdere il contatto con il pubblico.

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