Sfregi che non lo eranoEdvard Munch avrebbe vandalizzato il suo celebre Urlo

In alto, sul lato sinistro del quadro, compare una scritta a matita in cui si dichiara che l’opera può essere stata realizzata soltanto da un pazzo. Per decenni i critici si sono domandati chi ne fosse l’autore. Adesso si scopre che, con ogni probabilità, era stato il pittore stesso

Da Wikimedia Commons

Di solito ci si concentra sul volto disperato, o sul cielo ondulato sullo sfondo dai colori surreali (ma secondo alcuni sarebbe stato un tratto realistico, dal momento che in seguito all’esplosione del vulcano Krakatoa del 1883 i cieli di tutto il mondo sono stati inondati di polvere, diventando rossi).

Chi è più attento potrebbe notare, in alto a sinistra della prima versione dell’“Urlo”, conservata al Museo Nazionale di Arte, Architettura e Design di Oslo, anche una piccola frase, scritta a mano. «Può essere dipinto solo da un pazzo».

Chi è stato? Per decenni i critici hanno risolto l’imbarazzo provocato da quella scritta nel modo più semplice: ignorandola. L’ipotesi più accreditata fin da subito è stata quella del vandalo: magari uno spettatore deluso, forse contemporaneo del pittore norvegese. Una tesi avvalorata anche dal fatto che le altre tre versioni dell’“Urlo” realizzate da Edvard Munch (l’ultima è del 1910) ne sono prive.

I visitatori, del resto, non se ne sono quasi mai accorti. Il carattere è minuscolo, è fatto in matita e il dipinto è sempre esposto dietro a un vetro. Secondo quanto diceva nel 2008 la storia dell’arte Gerd Woll, nel suo catalogo ragionato delle opere di Munch, tutto faceva pensare all’atto di un teppista.

Poi le cose sono cambiate. In vista dell’apertura della nuova sede del museo nel 2022, la curatrice della sezione dell’area antichi maestri e nuovi quadri Mai Britt Guleng, ha deciso di ritornare sulla questione.

Come racconta al New York Times, «la scritta è stata esaminata con molta attenzione, lettera per lettera e parola per parola. E la grafia è identica a quella di Munch». Per cui, a meno che si tratti di un falsario abilissimo e molto accorto dal punto di vista filologico (improbabile) il vandalo del quadro di Munch sarebbe stato Munch stesso.

Non è chiaro perché. «È molto strano che ci si sia interessati così poco a questo dettaglio», ha aggiunto Guleg al giornale americano. «Non capita spesso che un pittore scriva sulle proprie opere». E soprattutto in quel modo: come già detto, la frase non sembra pensata per risaltare. Somiglia più a un promemoria o, visto il contenuto, a una annotazione ironica.

Secondo Guleng la causa potrebbe essere ricercata in una discussione che ebbe luogo dopo la mostra che si tenne alla galleria Blomqvist di Oslo nel 1895. Una sera, uno studente di medicina, Johan Scharffenberg, avrebbe detto che, guardando le opere di Munch, veniva il dubbio che il suo autore fosse pazzo o sano di mente. Lui propendeva più per la prima ipotesi: «Un pazzo».

Il pittore ne rimase addolorato, tanto da ricordare l’episodio – e parlarne nei suoi scritti – anche a decenni di distanza. Forse risale a quel momento la decisione di lasciarne una traccia, a imperitura memoria – e anche a imperituro enigma – sulla tela stessa.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia