Sud-est roventeIl Grand Tour europeo del riscaldamento climatico

Dalla Lombardia fino a Creta, passando per Slovenia, Serbia e Macedonia del nord si trovano i centri urbani che negli ultimi decenni hanno registrato gli aumenti di temperatura più elevati

Pixabay

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Tra i giovani europei di buona famiglia, un tempo era abitudine completare i propri studi con un lungo viaggio attraverso le Fiandre, la Francia, la Svizzera o, destinazione per eccellenza, l’Italia. Opportunità di consolidare la propria formazione e di affrancarsi della tutela familiare, di maturare e fare nuove esperienze: molti erano i vantaggi che procurava il Grand Tour.

Convinti anche noi che viaggiare permetta di aumentare la consapevolezza, proponiamo un piccolo percorso di scoperta, attraverso le immagini, dei comuni più colpiti dal riscaldamento climatico in Italia e nel sud-est Europa. La selezione include, per ciascun paese, le località dove la temperatura media è aumentata di più tra gli anni Sessanta e gli anni Dieci di questo secolo – un lavoro realizzato da OBCT nell’ambito dello European Data Journalism Network.

Il Grand Tour del passato ispirò opere sublimi a una parte delle persone che lo svolsero. Più modestamente, offrendo uno sguardo su questi angoli d’Europa, speriamo di contribuire alla presa di coscienza su un problema che, come si vedrà, non risparmia neanche le frazioni più sperdute. Un po’ di prudenza ci consentirà forse di ricordarci in tempo utile che a volare troppo vicini al sole, si finisce per bruciarsi le ali… Intanto, iniziamo il nostro viaggio dall’Italia.

Novate Mezzola (Lombardia, Italia)

Da Milano si sale verso Nord: si aggira il lago di Garlate, poi quello di Como da est, si attraversa la riserva naturale Pian di Spagna, e si cammina lungo le sponde di un ultimo lago. Eccoci a Novate Mezzola  , un paese di 1900 abitanti dalla dura reputazione: per due secoli, l’estrazione del granito è stata il cuore della sua economia. Una storia da scoprire al Museo dello scalpellino!

Frazione di Novate Mezzola (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Samolaco (Lombardia, Italia)

Se da Novate Mezzola si prosegue verso Nord, risalendo il corso della Mera, in qualche minuto si arriverà a Samolaco. Questo comune, composto da numerose frazioni, conserva un patrimonio rivelatore delle tradizioni e della storia della Valchiavenna (vi si trovano per esempio i più antichi crotti della regione). Il paese è anche la terra d’origine della famiglia di Arturo Umberto Illia, che fu presidente dell’Argentina dal 1963 al 1966.

Il fiume Mera in Valchiavenna (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Kozje (Savinjska, Slovenia)

Stanchi delle Alpi? Spostiamoci in Slovenia, nel cuore del parco naturale di Kozjanski, dove troviamo una natura ben preservata. Ci troviamo a Kozje, un comune di 3300 abitanti e 23 frazioni. Passeggiando per le strade, non mancheremo di ammirare il castello di Podstreda, capolavoro dell’architettura romanica.

Colline nei pressi di Kozje e Šentjur (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Malinska (Quarnero, Croazia)

Dopo tutti questi spostamenti, c’è bisogno di una piccola pausa: e quale posto migliore del Mare Adriatico? L’isola di Veglia (Krk), con le sue acque turchesi, le sue coste frastagliate e le sue belle spiagge serene sembra del tutto indicata. Ci ricorda fra l’altro che il riscaldamento climatico non è solo un problema delle regioni interne, dato che anche il comune isolano di Malinska-Dubašnica figura sul nostro elenco!

Il porto di Malinska a Krk Veglia (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Subotica (Vojvodina, Serbia)

Riprendiamo il cammino, ed addentriamoci decisamente nei Balcani. Eco delle battaglie di ieri, richiamo della ricchezza culturale e linguistica che caratterizza oggi questa parte d’Europa, si dice che la città serba di Subotica (98.000 abitanti) abbia cambiato nome più di duecento volte nella sua storia. Il suo centro città, improntato all’architettura in stile art nouveau, ospita la seconda più grande sinagoga d’Europa.

Panorama di Subotica (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Rona de Sus (Maramureș, Romania)

Proseguendo la strada verso Nord, si arriva a Rona de Sus. Questo comune di 4700 abitanti si trova a due passi dalla frontiera con l’Ucraina e dall’immenso parco naturale dei monti del  Maramureș. Qui i campanili cattolici si affiancano ai campanili ortodossi. Per più di cinque secoli e fino al 1934 l’economia locale si è fondata sull’estrazione del sale a cielo aperto; ne sono una testimonianza i numerosi stagni formatisi nelle miniere inaridite.

Il monastero dell’Assunzione della Vergine Maria a Rona de Sus (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Belogradchik (Vidin, Bulgaria)

Arrivando a Belogradchik, in Bulgaria, l’atmosfera cambia. Nei dintorni della cittadina, il paesaggio sembra agitarsi e dà forma a delle grandi onde di pietra con una schiuma verdeggiante. Solo un dettaglio non quadra in questa scena di mare, e ci ricorda che il luogo è tanto lontano dal Mediterraneo quanto dal Mare Nero: si tratta dell’antica fortezza – la cittadella di Kaleto – annidata tra due concrezioni di pietra.

La fortezza di Belogradchik (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Debar (Macedonia del Nord)

Rimanendo nelle zone montane dei Balcani, facciamo rotta verso sud: eccoci in Macedonia del Nord, e più precisamente a Debar, a due passi della frontiera occidentale del paese. Questa città di ventimila abitanti è prevalentemente popolata da albanesi. Si trova nelle immediate vicinanze del lago artificiale che porta il suo nome, il secondo più ampio del paese – le cui acque permettono il funzionamento di un’imponente centrale idroelettrica e l’irrigazione delle colture situate a valle.

Il lago di Debar (Osservatorio Balcanni e Caucaso)

Vorë (Tirana, Albania)

Raggiungere l’Albania da Debar è comodo: basta muoversi lungo il Drin Nero e ci si arriva dopo qualche centinaio di metri. Attraversando poi un grandioso paesaggio di montagna verso il Mare Adriatico, si arriva infine a Vorë. Questa cittadina situata ai margini della piana di Tirana costituisce una comoda tappa: è a metà strada tra la capitale e le spiagge della baia di Durazzo, vicino all’aeroporto internazionale. Tra le altre cose, il comune ospita anche un castello del Quattrocento.

Moschea all’interno del castello di Prezë (Osservatorio Balcani e Caucaso)

Timbaki (Creta, Grecia)

Per completare un viaggio dall’itinerario così tortuoso, che cosa c’è di più appropriato della terra d’esilio del ingegnoso Dedalo? Il nostro periplo si conclude nella cittadina greca di Timbaki, sull’isola di Creta. Interamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale, è ormai diventata un’incantevole destinazione turistica della costa sud. Non lontano si trovano le famose spiagge di Matala, ma anche le rovine del palazzo di Festo.

Panorama su Timbaki e la baia di Messara (Osservatorio Balcani e Caucaso)

 

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