La compagnia dei contribuentiLa nuova Alitalia sarà più snella e meno costosa. Sarà anche competitiva?

La società verrà rilanciata dallo Stato con 3 miliardi e con un piano industriale che prevede il passaggio diretto delle attività di volo alla Newco Ita. Aspre le critiche di Pd, Leu e sigle sindacali. Secondo il deputato di Italia Viva Luciano Nobili: «Nel nuovo piano industriale, c’è il profilo di un’azienda più dinamica, che riscopre il lungo raggio»

LaPresse - Matteo Corner

Per tornare a volare Alitalia deve diventare più piccola. È questo in estrema sintesi il piano del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, votato ieri a larga maggioranza in commissione trasporti della Camera, per far ripartire la compagnia di Stato. Meno dipendenti, meno rotte, meno aerei nella flotta.

Alitalia sarebbe “temporaneamente” nazionalizzata al 100% con 3 miliardi (dopo i 12,6 sborsati in 45 anni tra riassetti, privatizzazioni intere o parziali e fallimenti) e con un piano industriale che prevede il passaggio diretto delle attività di volo alla newco Ita (solo 45 aerei). Una compagnia “leggera”, spiega Giorgetti, che secondo le prime indiscrezioni vedrebbe dai 5 ai 7 mila dipendenti in esubero sui 10mila in totale.

Il vettore partirà senza manutenzione e handling (assistenza a terra), le due costole che sono comprese nel perimetro attuale dell’azienda ma che il governo vuole staccare e mettere all’asta, come richiesto da Bruxelles. Proprio con l’Unione europea Giorgetti sembra essere molto in sintonia. Il piano industriale approvato dal Cda Ita sta infatti subendo un forte processo di revisione propria alla luce delle negoziazioni in corso con l’Unione europea.

Due giorni fa c’è stato un incontro tra lo stesso Giorgetti e i ministri dell’Economia (azionista di Alitalia), Daniele Franco, e dei Trasporti, Enrico Giovannini, insieme al commissario alla Concorrenza Ue, Margrethe Vestager, che ha sancito una apertura dell’Unione europea all’operazione Alitalia. Bruxelles vorrebbe escludere una gara pubblica per il passaggio da Alitalia alla newco pubblica Ita, fluidificando e velocizzando il rilancio.

Quanto ai ristori: «La commissaria Vestager mi ha garantito che i ristori saranno dati per un importo pari a 55 milioni circa. Si tratta dell’istanza presentata in data 15 marzo dall’amministrazione straordinaria al Mise integrata per i danni subito nel mese di dicembre 2020», ha detto il ministro Giorgetti.

Se le parole del legistha hanno trovato aspre critiche da una buona fronda del Partito democratico, Liberi e Uguali e Movimento 5 stelle, di tutt’altro avviso è il parlamentare di Italia Viva, nonché capogruppo Commissione Trasporti e Telecomunicazioni, Luciano Nobili. «Nel nuovo piano industriale, che dovrà necessariamente subire degli aggiornamenti, c’è il profilo di un’azienda più snella, dinamica, che riscopre il lungo raggio. Ma sopratutto c’è un allineamento tra il governo Draghi e l’Europa», spiega Nobili a Linkiesta.

«Si sta cogliendo il buono di quello che l’Ue ci chiede. Perché Alitalia non sta subendo la contrazione da Covid come le altre compagnie, bensì viene da anni di performance disastrose, con milioni che venivano persi anche al giorno. Si era arrivati al paradosso che più volava più la società perdeva» continua il parlamentare.

A quattro anni dall’avvio dell’amministrazione straordinaria, Alitalia dovrà quindi volare con le sue ali. E nonostante l’operazione spezzatino della società, dovrà evitare evitare il muro degli aiuti di Stato, come peraltro chiede l’Ue. «La compagnia – sottolinea il ministro leghista – deve poi essere in grado di sostenersi da sola. Non è possibile immaginare un contributo statale. Noi stiamo negoziando duro ma anche il governo condivide con l’Ue che la newco abbia un suo equilibrio economico aziendale. Tutto ciò significa che per volare Ita non può essere troppo pesante, se è troppo pensante non vola».

Il tema fondamentale è la discontinuità: la newco non deve essere parente con Alitalia. Come ha fatto capire in più occasioni Bruxelles, ci vuole una cesura con il passato perché la condanna in arrivo sugli aiuti di Stato (1,3 miliardi dal 2017) non pesi sulla nuova ma sulla vecchia società. Da qui nasce anche la parte del piano che vede la nuova società focalizzata su due centri, Fiumicino e Linate, con graduale rinnovo della flotta, forte digitalizzazione e alleanza strategica per accelerare la crescita e rafforzare la competitività sui mercati internazionali. L’obiettivo è di partire entro giugno-luglio. «Il fattore tempo è decisivo. Ho sottolineato questo aspetto anche al commissario Vestager. È nostro interesse che Ita parta il prima possibile. Siamo già in ritardo, Ita doveva essere operativa già ad aprile», ha sottolineato Giorgetti.

«Sarà necessario accelerare l’interlocuzione in corso con la commissione Europea per permettere di trasferire quanto prima il settore aviation direttamente a Ita, e poi procedere secondo quanto sarà definito per concorrere a gestire handling, manutenzione, per tutelare slot e brand aziendale», puntualizza Nobili.

Numeri ufficiali, tuttavia, ancora non ci sono. La newco guidata da Fabio Lazzerini per iniziare avrà sicuramente bisogno di un supporto da parte del ministero del Lavoro. Sopratutto nel dialogo con i sindacati. Nonostante le possibili congiunzioni per nuove assunzioni (come il pensionamento anticipato di molti piloti o l’indeterminato per chi è part-time), le parole di Giorgetti hanno agitato Cgil, Cisl, Uil e Ugl: che si dichiarano molto preoccupate delle previsione fatte per la compagnia e per il personale, e chiedono il prima possibile un tavolo di confronto con il governo e il premier Draghi.

«Sarà fondamentale garantire adeguate tutele al personale di Alitalia e valorizzare gli asset che la gestione commissariale cederà, con l’obiettivo di chiuderla il prima possibile. C’è un positiva interlocuzione con l’Europa anche sotto l’aspetto occupazione: noi abbiamo chiesto degli interventi straordinari, che si prefigurino con prepensionamenti e un dialogo constante con i sindacati», conclude Nobili.