Un giudice a Karlsruhe Perché la Corte costituzionale tedesca ha sospeso la ratifica del Next Generation Eu

I giudici federali hanno dichiarato che il Presidente della Repubblica Frank-WalterSteinmeier dovrà aspettare per firmare definitivamente l’adesione allo strumento europeo, a causa del ricorso presentato da Bernd Lucke, fondatore di Alternative für Deutschland, da cui è poi uscito

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La Corte Costituzionale tedesca, il Bundesverfassungsgericht, ha bloccato il processo di adesione della Germania a Next Generation EU, lo strumento europeo con cui l’Unione europea prevede di mettere a disposizione degli Stati membri 750 miliardi di euro per far fronte agli effetti della pandemia e ai costi per finanziare la ripresa. 

Il Bundestag ha espresso il suo voto favorevole giovedì a larga maggioranza, mentre il Bundesrat (la Camera bassa del Parlamento tedesco) lo ha fatto venerdì. Nello stesso giorno, però, la Corte di Karlsruhe ha dichiarato che il Presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier dovrà aspettare per firmare definitivamente l’adesione allo strumento europeo, a seguito di un ricorso presentato dall’economista e politico Bernd Lucke. 

Per Lucke, economista anti-euro fondatore di Alternative für Deutschland, da cui è poi uscito, Next Generation EU rischierebbe di essere il primo passo per un’Europa a debito comune e molto più integrata sul fronte economico. Si tratta di una critica condivisa da molti a destra (come evidenziano le dichiarazioni in merito rilasciate da diversi esponenti di AfD). A suo supporto, però, c’è anche sull’argomentazione secondo la quale una parte rilevante dei 750 miliardi sarà finanziata tramite la creazione di debito comune europeo, con il rischio che alcuni Paesi si rivelino insolventi e scarichino sugli Stati membri più stabili (come la Germania) il costo complessivo. Il rischio effettivo potrebbe essere molto alto, ma non è attualmente calcolabile con esattezza, ed è proprio questo che potrebbe sollevare questioni sul piano della legittimità. 

Fino a sentenza definitiva, dunque, l’adesione della Germania allo strumento di ripresa dovrà attendere, ma intanto la situazione potrebbe già avere delle conseguenze a livello politico. 

Prima di tutto, è chiaro che nel breve termine la decisione rappresenta una vittoria della destra antieuropea, sia nella sua forma più estrema (AfD) sia in quella più istituzionale e focalizzata su temi economici. Lucke, del resto, è stato tra i fondatori di Alternative für Deutschland, oggi un partito di estrema destra ma inizialmente nato come un partito di economisti anti-euro. Proprio lo scivolamento graduale verso l’estrema destra ha poi portato Lucke a uscire dal partito, e oggi guida un suo movimento anti-europeista, Bündnis Bürgerwille. 

Una sentenza definitiva che dia ragione a Lucke potrebbe dare nuovo slancio alle rivendicazioni della destra tedesca, specialmente in un Paese tradizionalmente schierato contro la creazione di debito comune europeo, e che solo in seguito alla pandemia ha visto il dibattito politico sul tema evolvere sensibilmente. 

Tra i partiti, è la CDU a trovarsi nella situazione più scomoda (e questo rischia di complicare il quadro di crisi in cui versa). I cristiano-democratici sono tradizionalmente contrari al debito europeo, ma nell’ultimo anno Angela Merkel ha rivisto alcune sue posizioni, riuscendo a portare il partito con sé e facendo svolgere alla Germania un ruolo sicuramente non secondario proprio nell’approvazione di NextGeneration EU. 

Merkel, però, ha spesso ribadito come questo non dovesse essere visto come il primo messo verso la creazione di un debito europeo stabile: una tesi che sarà sempre più difficile da sostenere e da comunicare, vista la piega che ha preso il dibattito. 

Sul tema, poi, la CDU ha forti differenze con i Verdi. La cosa non è di poco conto, se si considera che i Grüne sono attualmente secondo partito ed è possibile che le due forze politiche si trovino nella condizione di dialogare per formare un governo, dopo le elezioni di settembre. I Verdi sono fortemente europeisti, e non hanno mai fatto mistero di considerare positiva l’introduzione stabile di debito comune europeo. 

Il dibattito scatenato dalla vicenda, quindi, potrebbe complicare i rapporti tra CDU e Verdi, proprio in un momento in cui i secondi hanno quasi raggiunto i primi nei sondaggi.

Se il tema complica ulteriormente la vita alla CDU, potrebbe però riavvicinare i Verdi e la SPD. I socialdemocratici non si sono particolarmente distinti per essere favorevoli agli eurobond: nelle prime fasi della pandemia, ad esempio, il Ministro delle Finanze Olaf Scholz si era dichiarato contrario alla proposta. Ma su NextGeneration EU Scholz ha avuto meno freni, e ha definito la sua creazione attraverso la previsione di debito comune come “il passo più importante per l’Unione Europea dopo l’euro”. La Spd, inoltre, è attualmente guidata da Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans, che già un anno fa non condividevano le posizioni di Scholz (Walter-Borjans dichiarò ad esempio che il debito comune era in linea non solo con la solidarietà europea ma anche con l’interesse tedesco a un’Europa stabile). 

La decisione della Corte Costituzionale tedesca, quindi, potrebbe innescare alcune dinamiche che andrebbero oltre la pronuncia e che entrerebbero nella campagna elettorale per il voto di settembre.