Laschet o raddoppiaLa crisi profonda della Cdu e la difficile eredità di Merkel

Una serie di scandali e lo sviluppo della pandemia hanno minato la credibilità del partito. La lotta per la candidatura alla Cancelleria è alle fasi finali. Chiunque vinca, però, dovrà recuperare velocemente nei sondaggi per conservare la centralità nello scenario tedesco e contenere l’ascesa dei Verdi

LaPresse

L’Unione Cristiano-Democratica, lo storico partito di centro-destra tedesco che governa da sedici anni e a cui sono appartenute figure come Konrad Adenauer e Helmut Kohl, è in crisi. È ancora in testa nei sondaggi, ma potrebbe venire fortemente ridimensionato alle elezioni di settembre. 

I primi segnali si sono avuti nel 2018, quando alle elezioni in Assia e in Baviera la CDU e la CSU, la sua versione bavarese, hanno vinto con risultati molto inferiori ai soliti. Quelle elezioni hanno poi visto i Verdi crescere sensibilmente, e da allora i Grünen non si sono fermati: da più di un anno nei sondaggi sono il secondo partito, e con ogni probabilità saranno protagonisti delle prossime elezioni nazionali così come nel 2019 lo furono delle europee. 

I cristiano-democratici sono inoltre alle prese con un complicato ricambio al vertice, dato che Angela Merkel non si ricandiderà come cancelliera, e ha lasciato la presidenza del partito nel 2018. Gli è succeduta la sua delfina, Annegret Kramp-Karrenbauer, che è stata costretta a dimettersi dopo poco più di un anno, mentre Armin Laschet, il nuovo presidente eletto a gennaio sempre nel solco merkeliano, non gode di troppa popolarità.

Recentemente, una serie di scandali e lo sviluppo della pandemia hanno posto seriamente in discussione la credibilità del partito. I dati della prima ondata in Germania sono stati migliori di quelli di altri Paesi europei, ma nelle ultime settimane la situazione è peggiorata molto. Tra dicembre e gennaio il Paese ha visto per diversi giorni oltre 600mila nuovi casi, e ora i contagi stanno tornando a salire per effetto della terza ondata. Il tasso settimanale di infetti ogni 100 mila abitanti è attualmente a 106,4 mentre le vaccinazioni proseguono a rilento (solo il 3,9% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi). Diverse polemiche hanno coinvolto anche Jens Spahn, ministro della Salute della CDU, a seguito della sospensione di AstraZeneca, che ha ulteriormente rallentato i ritmi. 

A complicare il quadro, si è aggiunta la Maskenaffäre, lo scandalo delle mascherine: i deputati Nikolas Löbel (CDU) e Georg Nüsslein (CSU) si sarebbero arricchiti personalmente nell’ambito delle trattative condotte dal governo per la fornitura di mascherine. Il primo avrebbe guadagnato circa 250mila euro facendo da intermediario tra aziende private, il secondo avrebbe ricevuto 660mila euro in nero per cercare di fare ottenere un contratto governativo a un fornitore di sua conoscenza. Solo Löbel, a oggi, si è dimesso dal Bundestag, mentre Nüsslein si è limitato ad annunciare di non ricandidarsi.

Nelle scorse settimane, anche il deputato CDU al Bundestag Mark Hauptmann è stato coinvolto in uno scandalo: in quanto editore di un giornale, avrebbe ricevuto denaro per delle pubblicità di alcuni Stati esteri. 

La situazione di crisi è stata certificata dalle elezioni nei Länder della Renania-Palatinato e del Baden-Württemberg. In entrambi i casi, la CDU pur risultando secondo partito ha ottenuto record negativi (rispettivamente 27,7% e 24,1%), e probabilmente in Baden-Württemberg uscirà anche dalla maggioranza, visto che il presidente riconfermato, il verde Winfried Kretschmann, vuole dare vita a un governo con la SPD. 

Si tratta di un duro colpo per i cristiano-democratici, e in particolare per Armin Laschet. Il suo ruolo lo renderebbe il candidato più naturale alla Cancelleria per CDU e CSU, ma la sua leadership appare debole: ha vinto un congresso faticando contro Friedrich Merz, il candidato antimerkeliano dell’ala destra del partito, e la sua prima prova elettorale ha visto una sconfitta storica dei cristiano-democratici. Non a caso, proprio Merz si è espresso qualche giorno fa accusando la dirigenza del partito per il risultato, e lamentando come da parte di questa ci sia il tentativo di fare come se non fosse successo niente. Anche dagli altri partiti provengono ovviamente accuse forti per gli scandali, e Olaf Scholz, ministro delle Finanze e candidato cancelliere per la SPD, ha affermato che servono regole più stringenti per dichiarare le entrate secondarie dei parlamentari.

Di questa situazione potrebbe approfittare Markus Söder, presidente della Baviera e leader della CSU. Il consenso verso di lui da parte dell’elettorato (anche esterno all’Union) è aumentato durante la pandemia. A gennaio un sondaggio a risposta multipla di ARD lo indicava come idoneo per la Cancelleria dal 55% degli elettori (80% tra i soli elettori CDU/CSU). Più recentemente, un sondaggio Civey ha mostrato come il 73% degli elettori, interrogati proprio su Armin Laschet, ha risposto di non gradirlo come candidato. 

Nemmeno Söder, però, ha la strada spianata. Innanzi tutto, anche la CSU ha i suoi scandali. Non solo infatti la Maskenaffäre coinvolge anche il già menzionato Nüsslein, ma questa settimana si è estesa ad Alfred Sauter, volto noto del partito bavarese. Sauter ha lasciato ieri i suoi incarichi di partito, pur affermando di non aver violato nessuna legge. Anche Tobias Zech, deputato CSU al Bundestag, è stato oggetto di un’inchiesta dello Spiegel secondo la quale avrebbe svolto attività di lobbying per un partito macedone coinvolto in casi di corruzione. Inoltre, la CDU potrebbe fare quadrato attorno al suo leader, di fatto impedendo una scalata di Söder.

Come effetto di questa situazione, la settimana scorsa diversi sondaggi hanno visto scendere l’Union sotto la soglia psicologica del 30%: un colpo fortissimo per un partito abituato a stare stabilmente intorno al 40%. Negli ultimi giorni diversi analisti, sulla stampa tedesca, si sono chiesti quanto la situazione per l’Union sia recuperabile. Oltre all’enorme danno di immagine causata dagli scandali, l’elettorato cristiano-democratico è da tempo insidiato dai Verdi, che se i sondaggi fossero confermati a settembre sarebbero l’unico alleato possibile per l’Union. A destra, infatti, i liberali della FDP sono troppo deboli per poter essere risolutori, mentre tra CDU e l’estrema destra di AfD le differenze sono troppe per pensare a un dialogo. 

Paradossalmente, il centrismo merkeliano ha accentuato questa dinamica: pur nelle differenze, oggi Grüne e CDU si contendono alcune fette di elettorato, e questo nella situazione attuale potrebbe favorire i Verdi.

La lotta per la candidatura alla Cancelleria si avvia alle fasi finali. Chiunque vinca, però, si troverà nella situazione di dover recuperare velocemente nei sondaggi per conservare la centralità dell’Union nello scenario tedesco, mentre la CDU, più profondamente, dovrà provare a uscire dalla crisi in cui è coinvolta recuperando autorevolezza e credibilità di fronte agli elettori. 

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