Scusaci FilippoMeghan si noterà di più se al funerale starà in disparte o se proprio non ci andrà?

Il Duca di Edimburgo era uno che sapeva fare il suo mestiere. Non si è mai messo a sbuffare davanti a una telecamera, eppure chissà quante ne aveva da dire, lui che per settantadue anni si era sorbito la stessa moglie, delle smanie dei discendenti e di quelle dei di essi congiunti

LaPresse

Certo, l’ideale sarebbe che Meghan tornasse, per i funerali.

Per il funerali di Filippo d’Edimburgo, marito di Elisabetta II, defunto ieri alla quasi età di cento anni (li avrebbe compiuti a giugno: non tutti hanno la grazia dispettosa di Franca Valeri, nel compiere cent’anni, farci scialare tutte le nostre inutili parole, e poco dopo morire, lasciandoci a coccodrilli svuotati).

Ieri Barbara D’Urso – la più brava nel fingersi scema quanto il suo pubblico – sgranava gli occhioni e chiedeva al corrispondente da Londra come mai, cosa fosse successo, certo era stato ricoverato fino a tre settimane fa, ma all’uscita dall’ospedale sorrideva, perdindirindina, com’è possibile che sia morto.

Il corrispondente non diceva «ahò, ma aveva novantanove anni», perché quest’ultimo anno ha particolarmente solidificato l’illusione del pubblico medio che ogni morte sia prematura, anche quella del novantanovenne che, perdinci, era nel fiore degli anni. Qualche settimana fa un autore televisivo italiano s’indignava, su Twitter, perché il padre centocinquenne non era ancora stato vaccinato. Non pervenute indignazioni dell’Inps perché il centocinquenne si ostinava a vivere (quest’ultimo rigo è a forte rischio di suscettibilità, già vedo arrivare i «mio padre è morto a centosei anni solo perché lo Stato non l’ha curato bene e non tu non ti devi permettere di scherzare su queste tragedie»).

C’era anche Alessandro Cecchi Paone, dalla D’Urso, smanioso di dirci che, quando l’ha conosciuto, Filippo aveva una camicia lisa: tutti gli ospiti si precipitavano a mostrarsi preparati nel dire che l’aristocrazia inglese è shabby chic, e Barbara sgranava gli occhioni come chi non possa credere che i ricchi vadano in giro coi cachemire bucati.

Lì, come negli altri zoo di vetro pomeridiani, ci s’interrogava su Meghan: andrà ai funerali? Harry non può non andare, orsù, ma lei verrà invitata? Avrà la scusa della gravidanza? Se andrà, oscurerà il funerale prendendosi i riflettori? Se non andrà, oscurerà il funerale con la sua assenza?

Su Rai 1 qualcuno ipotizzava che il funerale, che dovrebbe essere tra una settimana, venisse spostato per permettere a Harry i dieci giorni di quarantena che deve fare chi arrivi in Inghilterra dall’estero. Poi, erano le 18 e 20, ci si collegava con un inviato a New York, che – evidentemente abituato a svegliarsi a mezzogiorno – diceva che non c’erano ancora comunicazioni ufficiali di Meghan e del marito, giacché in California «è mattina molto presto». Erano le 9 e 20, in California, e la Rai pagava un inviato sulla costa orientale per assolvere approssimativamente al servizio offerto dall’161, il numero della Sip che nel Nocevento chiamavamo quando volevamo conoscere l’ora esatta.

Poi la comunicazione è arrivata, sul loro sito Meghan e il marito hanno scritto, del nonno, che lo ringraziavano per il servizio alla nazione e che avrebbero tanto sentito la sua mancanza. C’erano persino dei puntini di sospensione, mancava solo la faccetta che piange.

Quando un mese fa è andata in onda la loro mirabile intervista, quella in cui Meghan spiegava di quali terribili sgarbi era stata oggetto (non le avevano insegnato l’inno, God save Google), di quali traumi (si erano interrogati sul colore del nipote che stava per nascere, come tutte le famiglie di razza mista nella storia del mondo), di quali scoperte scioccanti (alla regina si fa l’inchino anche in privato, anche se si è parenti), quel giorno FIlippo era ancora in ospedale. Le loro altezze scroccone avevano spiegato d’essere in contatto con la famiglia: se il nonno si fosse aggravato avrebbero spostato la messa in onda.

Non volevano essere accusati d’averlo ucciso loro, con le loro dichiarazioni scostumate. Che è comunque quel che mi aspetto accada al più tardi oggi. Certo, aveva novantanove anni, ma della sua morte in culla siete responsabili voi screanzati che non siete in grado di googlare un inchino o un inno, non siete in grado di raccontare i vostri malumori ai vostri diari col lucchetto invece che alla televisione, non siete in grado d’avere quel genere di dignità che esisteva prima di Instagram.

Peccato che il principe consorte (quello vero, Filippo; non Harry, che ha da dilettante lo stesso ruolo) fosse uno che sapeva fare il suo mestiere, e non si sia quindi mai messo a sbuffare davanti a una telecamera, perché chissà quante ne aveva da dire, lui che per settantadue anni si era sorbito la stessa moglie, delle smanie dei discendenti e di quelle dei di essi congiunti. Delle smanie della principessa delle smaniose, Diana Spencer, e di quelle della di ella nuora, Meghan Markle, la Diana in sedicesimo che questo secolo si può permettere.

Mi aspetto che, mentre i monarchici accuseranno Meghan d’averlo ucciso, i suscettibili chiederanno la condanna morale del defunto. Filippo d’Edimburgo aveva un debole per le battutacce: le donne inglesi che non sanno cucinare, i poveri che prima si lamentavano di non avere abbastanza tempo libero e poi si lamentavano della disoccupazione, gli scozzesi che non si capisce come restino sobri abbastanza a lungo da riuscire a passare l’esame per la patente, le Filippine che devono essere spopolate visto che gli abitanti sono tutti infermieri negli ospedali inglesi; per la battuta si sarebbe fatto ammazzare, e non c’era cliché che lo spaventasse.

Peccato che non fosse uno che dava interviste, chissà cos’avrebbe risposto a qualche portavoce dei suscettibili che gli chiedeva conto di appropriazioni culturali, riduzione degli individui a stereotipi, e qualcosafobie.

L’ideale sarebbe che Meghan tornasse, visto che tanto si parlerà di lei comunque. Che s’inchinasse (sennò cosa l’ha imparato a fare), si offrisse di cantare l’inno al funerale (sennò cosa l’ha googlato a fare), e – quando la sua offerta verrà declinata dai responsabili del cerimoniale, prestissimo accusati di razzismo per non averla fatta esibire – avesse un malore dovuto all’affaticamento da gravidanza.

A quel punto finalmente i giornali inglesi potrebbero imparare dai nostri, e titolare «Scusaci, principessa».

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