Opere pubblicheGEC, lo street artist che racconta il nostro tempo e dialoga con il territorio

L’artista torinese è il vincitore del bando europeo ETI e nel suo nuovo progetto mescola l’elemento reale e il web, inteso come strumento di rapida interazione, per una composizione in divenire che prevede anche la partecipazione attiva e diretta dei cittadini. Un ottimo spunto per l’arte postpandemia

Mentre si ragiona sul futuro dell’arte postpandemia – i musei, le mostre, le fiere, la corsa al digitale verso la progressiva smaterializzazione dell’oggetto – intanto i primi nuovi scenari si concretizzeranno spostando l’attenzione dal chiuso all’aperto, dal teatro al giardino insomma, privilegiando la ricerca verso un’arte di prossimità che studi i territori, li analizzi e li riattualizzi in un cortocircuito tra memoria e innovazione.

Di necessità virtù, anche agli artisti italiani si chiederà di lavorare sulla propria eredità culturale che non è affatto sinonimo di localismo provinciale ma piuttosto di risposta a quell’internazionalismo generico a lungo scimmiottato negli ultimi anni con risultati davvero modesti. Peraltro, l’arte italiana del ’900 ha avuto successo all’estero quando ha parlato di sé – Futurismo, Arte Povera, Transavanguardia – e ha collezionato disastri andando dietro alle mode globali.

Potrebbe essere davvero l’occasione giusta per restituire ciò che noi siamo veramente e, da questo punto di vista, l’enogastronomia costituisce un modello a cui guardare. Se la ricchezza del cibo e del vino italiano è la somma e anche la differenza tra territori, l’arte potrebbe ripartire da qui: il bisogno di radici, la terra, la famiglia, il lavoro, la riscoperta dell’agricoltura come forma interessantissima di narrazione che affonda sia nella letteratura come nelle arti visive.

Probabile che riflessioni in tal senso ne nascano diverse a breve, nel frattempo merita di essere raccontato il progetto di GEC, lo street artist torinese nato nel 1982 e vincitore del bando europeo ETI (Experimenter un’Transormation Institutionnelle) promosso in Italia dalla Fondazione Bottari Lattes con sede a Monforte d’Alba.

Pur derivando dalla pittura e dal disegno, quella di GEC può considerarsi a tutti gli effetti arte pubblica poiché dialoga con il territorio e non si limita a proporre interventi casuali e piuttosto mirati a sollecitare una riflessione su ciò che accade nel nostro tempo: ha fatto ballare una giovane ginnasta sulle barriere in cemento, protezioni contro eventuali attacchi terroristici e “impiegato” alcuni extracomunitari a tenere pulito il quartiere, ha trascinato una balla di fieno nelle strade di periferia schivando il traffico. Tra i progetti più recenti, la raccolta tramite web e punti vendita di 12mila Gratta e vinci usati per realizzare una gigantesca onda il cui valore commerciale sprecato, se si riflette, corrisponde già a una cifra molto elevata.

La sua nuova idea si intitola Wine Progress e l’aspetto davvero interessante sta nel mescolare l’elemento reale, così prossimo alla terra, e il web come strumento di rapida interazione. Un progetto in divenire, suddiviso in più fasi, la prima vede la partecipazione attiva e diretta dei cittadini attraverso facebook.

Attraverso la pagina evento GEC chiama a raccolta giovani e adulti, nipoti e figli, per farsi aprire gli album fotografici di famiglia alla ricerca di immagini ambientate nelle Langhe e nel Roero che raccontino il lavoro dei nonni e dei bisnonni nelle loro vigne e cantine, dalla potatura alla vendemmia, dalla cura della vite alla vinificazione.

Tra le fotografie che il pubblico proporrà, GEC ne selezionerà alcune per realizzare disegni e ritratti di grandi dimensioni, dipinti su carta e applicati su pareti di muri, edifici o palazzi del territorio, visibili quindi a tutti, esposti ai fattori climatici, che impatteranno così sull’opera, rendendola unica e allo stesso tempo effimera.

I cittadini coinvolti in questa opera collettiva – niente a che vedere con l’arte relazionale degli anni ’90, troppo criptica e intellettualistica – riceveranno, in cambio delle loro fotografie, un’edizione numerata e firmata da GEC. Tempi di realizzazione, un paio di mesi di circa, quando la stagione estiva sarà pronta finalmente a ospitare turisti italiani e stranieri in un angolo bellissimo del Piemonte, tra Monforte e altri centri delle Langhe, quando potremmo tornare a respirare arte, cultura, paesaggio riflettendo, nel contempo, sulle nostre radici contadine e sul nostro legame con la terra.