Confondere le acque In Vojvodina c’è un problema (letteralmente) esplosivo con il servizio idrico

In questa provincia autonoma della Serbia sono presenti 776 pozzi attivi per l’estrazione di petrolio e gas. E i combustibili fossili, secondo un’inchiesta del portale CINS, avrebbero contaminato le falde rendendo non potabile (e pericoloso) il liquido che esce dai rubinetti

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Originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Il marzo 2020 ha segnato l’inizio dell’epidemia da coronavirus in Serbia. Ma per gli abitanti di via Ludoška a Palić, nel Nord del Paese, in quel periodo è iniziata anche un’altra catastrofe: l’arrivo dei macchinari per l’estrazione di petrolio.

Diversi camion, gru cingolate e un’alta torre di perforazione sono stati posizionati a un centinaio di metri dalla casa della famiglia Miković. In quel luogo l’Industria petrolifera della Serbia (NIS) ha deciso di perforare alcuni pozzi esplorativi per la ricerca di idrocarburi.

Stando alle parole di Zoltan Miković, le operazioni di perforazione e i camion che quotidianamente trasportano il petrolio estratto provocano forti rumori. Oltre alle crepe che sono comparse nei muri della sua casa, Miković ha notato un’altra cosa insolita: da quando sono iniziate le perforazioni l’acqua del rubinetto ha cambiato aspetto.

«L’acqua è diventata più torbida e ha un cattivo odore. Non solo da noi, ma anche da altri abitanti della zona», spiega Miković.

Interpellato dai giornalisti del Centro per il giornalismo investigativo della Serbia (CINS), Petar Pižurica, direttore del dipartimento attività produttive dell’azienda municipalizzata per il servizio idrico integrato di Subotica, responsabile anche del controllo della qualità dell’acqua a Palić, ha dichiarato che l’azienda ha effettuato delle analisi dell’acqua proveniente da due pozzi a Palić prima e dopo l’inizio delle attività di perforazione, precisando che non è stato rilevato alcun cambiamento nella qualità.

«Con queste perforazioni non sono stati danneggiati gli strati del sottosuolo da cui si estrae l’acqua», ha affermato Pižurica, senza però fornire ai giornalisti i risultati delle analisi effettuate.

Tuttavia, Zoltan Miković che, a causa dell’intera vicenda sta pensando di andare a vivere altrove con la famiglia – come hanno già fatto alcuni dei suoi vicini di casa – afferma che l’acqua del suo pozzo non è stata analizzata, spiegando che ogni casa in via Ludoška ha il proprio pozzo per prelevare l’acqua.

Stando ai dati pubblicati nel febbraio 2021, in Vojvodina vi sono 776 pozzi attivi per l’estrazione di petrolio e gas.

Oltre a primeggiare per la produzione di idrocarburi, la Vojvodina detiene la maglia nera in Serbia per la qualità dell’acqua potabile. Secondo i dati resi noti dall’Istituto di sanità “Milan Jovanović Batut” di Belgrado, nel 2019 delle 43 reti di approvvigionamento idrico in Vojvodina presso le quali sono state effettuate le analisi, solo in dieci l’acqua è risultata idonea al consumo umano. Sono stati rilevati alti valori di torbidità, presenza di ammoniaca e ferro, nonché di vari tipi di batteri. Inoltre, in alcune parti della Vojvodina sono stati riscontrati elevati livelli di arsenico e di metano nell’acqua potabile.

All’inizio di ottobre 2020 sui social network è comparso un video in cui un uomo avvicina un accendino all’acqua del rubinetto e quest’ultima prende fuoco. Il video è stato girato nel villaggio di Stajićevo nei pressi di Zrenjanin, in Vojvodina.

Dopo la pubblicazione del video l’azienda per il servizio idrico integrato di Zrenjanin ha affermato che il problema della presenza di metano nell’acqua potabile a Stajićevo e nel vicino villaggio di Belo Blato esiste da quando esistono gli impianti idrici in quella zona.

Due mesi dopo nell’azienda “Fabbrica dell’acqua” a Zrenjanin si è verificata un’esplosione nella quale sono rimasti feriti due operai. Secondo le informazioni trapelate dalla fabbrica, l’esplosione è stata causata dal metano presente nell’acqua.

I responsabili dell’azienda NIS affermano che le perforazioni non incidono sulla qualità dell’acqua, precisando che «ogni pozzo è costituito da tubi in ferro che scendono fino al fondo del pozzo e isolano tutte le falde, ovvero fanno sì che il pozzo rimanga ermeticamente chiuso, per cui non c’è alcuna possibilità che le falde vengano contaminate».

Tuttavia, alcuni esperti interpellati da CINS spiegano che le perforazioni possono provocare una variazione della pressione delle acque sotterranee e, di conseguenza, la contaminazione dell’acqua con metano.

Aleksandar Kovačević, esperto di questioni energetiche, spiega che in Vojvodina il suolo è come una spugna.

«Prendete una spugna e bagnatela con acqua. Poi inserite nella spugna una cannuccia e succhiate un po’ di acqua attraverso di essa. Cosa accadrà? Il volume dell’acqua nella spugna diminuirà in modo proporzionale alla quantità dell’acqua succhiata dalla cannuccia», afferma Kovačević, aggiungendo che ogni perforazione effettuata in Vojvodina incide sulla qualità dell’acqua del rubinetto.

«Cosa accade quando viene estratto il gas o il petrolio? Il giacimento si riempie di acqua. Se il petrolio viene estratto da un giacimento profondo, l’acqua scende giù in quello spazio. Quindi, la zona precedentemente occupata dall’acqua rimane vuota e il gas entra in quello spazio vuoto», spiega Kovačević.

Anche Zvezdan Kalmar del Centro per l’ecologia e lo sviluppo sostenibile (CEKOR) di Belgrado ritiene che le perforazioni possano provocare gravi danni.

«È chiaro che ci sono delle conseguenze. Quelle crepe nei muri sono causate dall’abbassamento del suolo, cioè dallo svuotamento delle falde acquifere. E durante lo svuotamento si verifica anche la contaminazione», spiega Kalmar.

Quanto è importante la valutazione di impatto ambientale?
Nonostante il Segretariato provinciale per la pianificazione urbanistica e la protezione dell’ambiente sia responsabile delle attività di controllo e monitoraggio ambientale su tutto il territorio della Vojvodina, i rappresentanti di questa istituzione interpellati dai giornalisti di CINS hanno affermato di non sapere se sia mai stata effettuata una valutazione di impatto ambientale delle attività di estrazione di petrolio e gas in Vojvodina.

Anche il Segretariato provinciale per l’energia, l’edilizia e i trasporti ha confermato che non esiste alcuna strategia per la gestione delle attività di estrazione degli idrocarburi in Vojvodina e per il monitoraggio dell’impatto di queste attività sulle acque sotterranee.

Secondo Aleksandar Kovačević, il principale problema è proprio l’assenza di una chiara strategia.

«Bisogna elaborare una strategia di ampio respiro per l’uso delle risorse [naturali] che funga da base per la creazione di un meccanismo di coordinamento e monitoraggio [delle attività estrattive]. L’adozione di tale strategia implicherebbe grandi cambiamenti anche per quanto riguarda i contratti per lo sfruttamento delle risorse naturali», spiega Kovačević.

Il Ministero dell’Ambiente e il Ministero delle Miniere e dell’Energia non hanno voluto rispondere alle domande dei giornalisti di CINS in merito alla necessità di elaborare una strategia e di effettuare valutazioni di impatto delle attività estrattive sulle acque sotterranee, né tanto meno hanno voluto commentare le affermazioni di alcuni cittadini secondo cui la qualità dell’acqua potabile è peggiorata a causa delle perforazioni petrolifere.

L’esempio dei pozzi esplorativi situati a pochi metri dalla casa della famiglia Miković a Palić dimostra che di solito non viene effettuata alcuna valutazione di impatto ambientale delle attività estrattive.

Secondo la Legge sulla valutazione di impatto ambientale, la valutazione – finalizzata a valutare l’impatto di una determinata attività sull’ambiente e sulla salute umana e di individuare le adeguate misure per prevenire o ridurre eventuali effetti negativi – non è obbligatoria per i progetti riguardanti le perforazioni per la ricerca di idrocarburi, ma solo per le attività di estrazione di petrolio e gas.

Tuttavia, la stessa legge prevede che, per quanto riguarda i pozzi esplorativi, il responsabile del progetto debba chiedere il parere del Segretariato per la protezione dell’ambiente sulla necessità o meno di effettuare una valutazione di impatto ambientale.

Dopo aver ricevuto un reclamo presentato da un gruppo di cittadini, nel luglio 2020 l’Ispettorato dell’ambiente ha constatato che l’azienda NIS non ha mai chiesto un parere al Segretariato per la protezione dell’ambiente in merito alle perforazioni a Palić. Otto mesi dopo l’inizio dei lavori, il Segretariato ha ordinato a NIS di realizzare una valutazione di impatto ambientale.

Ad oggi NIS non ha ancora adempiuto a tale obbligo.

Per Aleksandar Kovačević è scioccante il fatto che non vengano effettuate valutazioni di impatto ambientale per i progetti di perforazione di nuovi pozzi esplorativi.

«[NIS] dovrebbe effettuare ricerche con dispositivi elettronici, sonde e diversi sensori di temperatura. Poi in base a tali ricerche dovrebbe elaborare un piano di perforazioni esplorative e realizzare una valutazione di impatto ambientale», afferma Kovačević.

I rappresentanti dell’azienda NIS, dal canto loro, sostengono, appellandosi alla legge sullo sfruttamento delle risorse minerarie, di non essere obbligati ad effettuare una valutazione di impatto ambientale, aggiungendo però di essere disposti a realizzare tale valutazione, se necessario, una volta ottenuti i risultati delle ricerche effettuate.

L’ispettore Dragan Sekulić, che ha ordinato a NIS di chiedere il parere del Segretariato dell’ambiente sulla necessità o meno di realizzare uno studio di impatto ambientale, spiega che in questo caso le due norme, ovvero la legge sulla valutazione di impatto ambientale e quella sullo sfruttamento delle risorse naturali, si contraddicono.

«Quando ho analizzato la normativa vigente sono giunto alla conclusione che dovrebbero effettuare una valutazione di impatto ambientale […]. A mio avviso, bisogna sempre fare tale valutazione quando si effettuano perforazioni esplorative», afferma Sekulić.

Il fracking, una tecnica controversa
In Serbia per lo sfruttamento di idrocarburi viene utilizzato anche il cosiddetto fracking, ovvero la tecnica della fratturazione idraulica. Il fracking consiste nell’iniettare, ad alta pressione, grandi quantità di acqua e altri fluidi nelle rocce che contengono i giacimenti di idrocarburi. In questo modo le rocce si fratturano rilasciando il gas. La tecnica della fratturazione idraulica può causare l’inquinamento dell’acqua potabile perché i fluidi tossici che vengono usati possono raggiungere i fiumi o entrare nelle acque sotterranee.

«Le miscele di fluidi che vengono iniettate nei pozzi in grandi quantità spesso ritornano in superficie. Queste miscele contengono sali, ma anche metalli pesanti e sostanze radioattive», spiega l’esperto di questioni energetiche Miodrag Kapor.

Negli ultimi anni molti Paesi europei hanno bloccato temporaneamente tutte le attività di fracking, mentre alcuni Stati – come Francia, Germania, Irlanda e Bulgaria – hanno bandito completamente questa tecnica di estrazione.

In Serbia invece, come afferma il Segretariato per l’energia della Vojvodina, non esiste alcuna limitazione all’utilizzo della tecnica della fratturazione idraulica.

L’azienda NIS ha fatto sapere di utilizzare la tecnica del fracking solo in alcuni giacimenti e solo dover aver eliminato il rischio di rilascio dei fluidi nel sottosuolo.

Il proprietario di maggioranza dell’azienda NIS è la compagnia russa Gazprom che detiene il 56 per cento del capitale sociale, il governo serbo detiene il 30 per cento, mentre la quota restante appartiene a piccoli azionisti.